Gomorra - Le Origini e la pigrizia del pubblico e della critica
Tra disattenzione del pubblico, critica pigra e cultura dell’hype, Gomorra – Le Origini diventa il pretesto per interrogarsi su cosa vediamo oggi e su come il dibattito culturale si sia progressivamente svuotato.
Serie come Gomorra – Le Origini offrono un’occasione. Non solo per riflettere sullo stato della televisione (e, soprattutto, della serialità) italiana. Ma pure per guardarsi intorno, per capire effettivamente che cosa sembra funzionare e attirare l’interesse degli spettatori e fin dove la critica è disposta a spingersi. Perché anche questo è un punto. Una serie è un successo non solo se è applaudita, vista e consigliata da tutti; è un successo anche se fa nascere un dibattito, se in qualche modo riesce ad alimentare la discussione pubblica. Gomorra – Le Origini è una buona serie, a tratti addirittura ottima. Ma il punto non è questo.
Il punto è il modo in cui è stata accolta dagli spettatori e dagli addetti ai lavori: i primi non sono sembrati particolarmente entusiasti di seguire l’ennesima serie ambientata nell’universo narrativo di Gomorra, mentre i secondi si sono limitati a fare il “minimo sindacale”: qualche recensione, le interviste organizzate da Sky; un paio di podcast. E poi? Di Gomorra – Le Origini, effettivamente, che cos’è rimasto?Intendiamoci: è fondamentale, quando si parla di una serie, l’impatto che ha sul pubblico e il passaparola che riesce, o non riesce, a innescare. Perché la critica può arrivare solo fino a un certo punto, specialmente oggi, con i social, dove tutti possono esprimere un proprio parere. La critica dovrebbe avere un compito diverso, di approfondimento e contestualizzazione: dovrebbe analizzare le opere per quello che sono e andare oltre il pressapochismo dialettico che vuole tutto o bellissimo e assolutamente imperdibile o tremendo e praticamente vergognoso. C’è molto altro, ed è in questo “molto altro” che, in teoria, dovrebbe muoversi la critica.
Gomorra – Le Origini offre lo spunto ideale, come dicevamo all’inizio, per parlare di quello che il mercato audiovisivo italiano è diventato. E quindi non solo del piccolo schermo ma anche del grande, con la sua offerta e la sua comunicazione sincopata. Perché vediamo quello che vediamo? Per un trailer? Perché abbiamo letto una recensione particolarmente convincente o perché c’è stato un content creator che ha fatto una storia su Instagram ed è riuscito a darci un buon motivo per andare al cinema o per abbonarci a una piattaforma streaming? Cos’è che, effettivamente, cerchiamo in ciò che vediamo?Chi si trova dall’altra parte della barricata, e quindi produce, dirige e scrive serie tv e film, si pone un’altra domanda, e cioè: a chi può parlare la storia che stiamo raccontando? La risposta ideale, ovviamente, è sempre la stessa. Ed è “a tutti”. Ma se si riesce a superare l’inconsistenza di certe aspettative e ad ammettere candidamente che ci sono pubblici diversi, alcuni forse più interessati di altri a vedere un determinato film o una determinata serie, si capisce un’altra cosa. Altrettanto fondamentale. Non tutti hanno gli stessi obiettivi, e non tutti vogliono vedere le stesse cose.
E dunque torniamo alla domanda di prima: che cos’è che cerchiamo in ciò che vediamo?
Indubbiamente cerchiamo una storia bella e avvincente, diretta bene, scritta altrettanto bene e con un cast di attori nella parte. Forse cerchiamo il genere; forse, invece, preferiamo una commedia. In ogni caso, vogliamo essere coinvolti. Vogliamo che il nostro investimento – un biglietto per il cinema, l’abbonamento per una piattaforma streaming; due ore passate sul divano, di sera, davanti alla tv – non vada sprecato. Se ritorniamo a Gomorra – Le Origini, tutte queste caselle possono essere spuntate. O comunque, non è così difficile trovare motivazioni abbastanza valide per decidere di spuntarle.
E allora perché, quando è finita Gomorra – Le Origini, non ne abbiamo parlato? Non come abbiamo parlato, per esempio, di Gomorra – La Serie. Partiamo dalla risposta più facile e quindi più ovvia: non sono la stessa cosa, non hanno attirato la stessa attenzione; non c’è stato lo stesso interesse. Quando Gomorra – La Serie è arrivata in tv, il mercato e più in generale l’Italia erano completamente differenti. Parliamo di più di dieci anni fa. Oggi siamo letteralmente sommersi dalle serie. E ce ne sono tante, e di tanti tipi. Come sono tanti, e di tanti tipi, gli abbonamenti e le offerte che possiamo sottoscrivere.
L’attenzione media si è come appiattita: abbiamo bisogno dell’evento per scuoterci. Abbiamo bisogno del finale di Stranger Things o di Pluribus di Vince Gilligan (che qui in Italia, rispetto agli Stati Uniti, ha fatto comunque altri numeri). E il resto? Il resto rischia di finire rapidamente nel dimenticatoio. Perché non abbiamo né il tempo né la voglia per metterci a cercare una bella serie, per seguirla per diverse serate, per recuperarla quando ce la perdiamo e, ovviamente, per sottoscrivere l’ennesimo abbonamento.
Aspettiamo che siano gli altri a dirci che cosa vedere, e se soprattutto ne vale la pena. E se gli altri non dicono niente, significa che non è il caso; significa che c’è ancora da aspettare prima di trovare qualcosa di effettivamente valido. Siamo abituati al rumore, all’entusiasmo sfrenato e senza senso, alle tifoserie, alla rabbia e alla gioia incontenibile; vogliamo i superlativi. Le parole sono tutte simili, banali, fiacche. Poco convincenti. Abbiamo bisogno di qualcosa di più. Qualcosa di meglio.
Vediamo quello che vediamo se possiamo fare parte di un gruppo, se possiamo dire che anche noi l’abbiamo visto, capito e apprezzato (o al contrario lasciato a metà e odiato). Entusiasmo chiama altro entusiasmo, e questo a lungo andare invita una noia totale e assoluta, da cui è pressoché impossibile fuggire. Gli addetti ai lavori, da parte loro, dovrebbero approfondire. Dovrebbero dire perché una cosa – in questo caso, una serie tv – merita di essere vista oppure no; soprattutto, dovrebbero spiegare che cos’è che fa bene, dove invece fa male e se il senso generale, se quello che vuole dire, arriva o meno allo spettatore.
Diciamo “dovrebbero” perché non è questo il caso. Se non c’è un pubblico reattivo, non ha senso occuparsi di una serie. E così si invertono i ruoli: non è più la stampa di settore a creare trend e mode, ma sono i trend e mode a giustificare la stampa di settore. Gomorra – Le Origini è stata vittima di tante cose: è stata vittima della disattenzione, della sovrapproduzione di serie tv; è stata vittima della pigrizia del pubblico e anche del pressappochismo di una certa critica (chi sta scrivendo questo articolo fa mea culpa).
E la verità è che non è e non sarà né la prima né tantomeno l’ultima serie che subirà questo “trattamento” (virgolette obbligatorie). La verità è che abbiamo un problema profondo, che riguarda la cosiddetta cultura dell’hype, che non risparmia nessuno, né il pubblico – che, comunque, fa il pubblico – né tantomeno gli addetti ai lavori. La verità è che se ci entusiasmiamo per tutto, o al contrario se finiamo per considerare ogni cosa appena passabile o addirittura insufficiente, significa che non ci stiamo entusiasmando davvero per niente (e lo stesso vale al contrario). La verità è che non sappiamo più che cosa vogliamo vedere, non davvero. E che a tutte quelle domande che abbiamo posto prima non c’è nessuna vera risposta.
Guardate i gruppi Facebook; leggete i commenti agli articoli; leggete gli stessi articoli. Spulciate, se ne avete tempo, i video su YouTube. Si assomigliano tutti: gente con la bocca spalancata, gli occhi luminosi, le mani tra i capelli. O all’opposto: sguardi bassi e torvi, braccia incrociate, “NO” urlati nei titoli. E poi pensate ai toni degli articoli: se un film non piace, è un fumettone; se un film ricorre a troppi effetti speciali, è un videogioco. Per carità: per fortuna non è sempre così, è una tendenza che colpisce soprattutto le testate principali, quelle che potremmo definire istituzionali, e che hanno una presa su un certo pubblico, più adulto, più maturo, decisamente più ricco.
Le recensioni sono brevi, i pareri sui social hanno un limite caratteri pressante; i video devono rimanere sotto una certa soglia, altrimenti è difficile essere indicizzati o essere visti fino alla fine. E il dibattito? E la discussione? Gomorra – Le Origini non ha ricevuto l’attenzione che meritava per tanti motivi diversi, lo abbiamo già detto. Forse le persone non avevano voglia di un’altra storia ambientata nello stesso universo narrativo. Forse non è stato chiaro, a livello comunicativo, quali erano le premesse e chi erano i protagonisti.
Forse, semplicemente, il pubblico veramente interessato non è mai stato molto nutrito. Ma hanno influito anche la pigrizia, di cui parlavamo prima, e la disattenzione. Ha giocato un ruolo il modo in cui vediamo le cose, in continuazione e senza fermarci, e ha finito per pesare anche l’idea distorta che ci siamo fatti di bello e, parimenti, di brutto.
E questo è un problema per tutti, non solo per Gomorra – Le Origini.