I 45 anni di "Bianco, Rosso e Verdone" e le parole di Sergio Leone che cambiarono il destino di Carlo Verdone
A quarantacinque anni dall'uscita nelle sale, Bianco, rosso e Verdone continua a essere uno dei film più amati della commedia italiana. Dietro il suo successo si nasconde anche il rapporto speciale tra Carlo Verdone e Sergio Leone, il maestro che intuì per primo il talento del giovane attore e regista, accompagnandolo nei suoi esordi dietro la macchina da presa.
È un grande classico della commedia italiana: un film che, dopo averlo visto per la prima volta, conquista inesorabilmente, e invita a essere rivisto ancora e ancora! Bianco, rosso e Verdone, pellicola diretta e interpretata da Carlo Verdone e arrivata nelle sale nel 1981, conserva intatta la propria forza comica e il suo straordinario ritratto dell'Italia, fatto di tic, difetti, risate, umanità e malinconia. Il film consacrò Verdone dopo il successo di Un sacco bello, dimostrando che il giovane artista romano non era un semplice fenomeno del momento, ma un autore che riusciva a trasformare personaggi apparentemente caricaturali in figure profondamente umane. Dietro quella crescita artistica, però, c'è anche l'incontro destinato a dare la svolta: quello con Sergio Leone.
L'idea narrativa è semplice e proprio per questo, straordinaria. Durante un fine settimana elettorale tre uomini affrontano un lungo viaggio per raggiungere il proprio seggio. Ognuno rappresenta un modo diverso di essere italiani e ciascuno diventa protagonista di un percorso ricco di situazioni esilaranti, ma anche di riflessioni amare. Verdone interpreta tutti e tre i personaggi principali, offrendo un 'incredibile prova d'attore.Pasquale Amitrano è un emigrato italiano che vive in Germania e torna in Basilicata per votare. Uomo riservato e quasi sempre silenzioso, affronta un viaggio costellato di disavventure, truffe, furti e umiliazioni che culminano in uno sfogo finale rimasto nella storia del cinema italiano. Furio Zòccano, invece, è probabilmente il personaggio più celebre dell'intera filmografia di Verdone. Ossessionato dall'ordine, dalle regole e dalla precisione, trasforma una semplice vacanza in famiglia in un incubo per la moglie Magda e per i figli. Le sue manie, raccontate con un ritmo irresistibile, hanno consegnato al cinema italiano alcune delle battute più citate di sempre.
Infine c'è Mimmo, giovane ingenuo e impacciato, incaricato di accompagnare la nonna Teresa da Verona a Roma affinché possa esercitare il diritto di voto. Il loro rapporto alterna tenerezza e comicità fino a un finale che sorprende per la sua capacità di mescolare ironia e commozione. Il vero punto di forza del film è la sua capacità di fotografare l'Italia attraverso tre caratteri completamente differenti.
Verdone infatti non si limita a creare delle semplici macchiette, ma figure riconoscibili ancora oggi. Furio rappresenta l'eccesso di controllo e il bisogno ossessivo di organizzare ogni dettaglio; Pasquale racconta invece il dramma, spesso dimenticato, degli emigrati italiani costretti a cercare fortuna all'estero; Mimmo incarna una bontà ingenua che si scontra continuamente con una realtà molto più dura e complessa di lui. È proprio questo equilibrio tra comicità e osservazione sociale ad aver reso Bianco, rosso e Verdone uno dei capisaldi della commedia italiana.E del resto, come si può facilmente intuire il titolo non richiama soltanto il cognome del regista, ma anche i colori della bandiera italiana. Forse non tutti hanno notato ma Verdone volle rafforzare questo concetto anche attraverso le automobili utilizzate dai protagonisti: verde quella di Mimmo, bianca quella di Furio e rossa l'Alfa Romeo guidata da Pasquale. Una scelta apparentemente semplice che contribuisce a trasformare il viaggio dei protagonisti in una metafora dell'Italia stessa.
Se oggi Carlo Verdone è considerato uno dei più importanti autori del cinema italiano, molto del merito va anche a Sergio Leone. Il loro primo incontro è diventato uno degli episodi più significativi della carriera del regista romano. Verdone lo ha ricordato più volte nel corso degli anni, descrivendo ogni dettaglio come fosse impresso nella memoria. Entrando nella casa del grande maestro, fu immediatamente colpito dall'atmosfera e dall'imponenza del padrone di casa. L'emozione era tale da lasciarlo praticamente senza parole, mentre Leone preferì studiarlo in silenzio prima di rompere il ghiaccio con una domanda semplice.
"Ricordo tutto di quel primo incontro. Il campanello a forma di leone che mi dà una scossa fortissima. Il cameriere con i capelli ricci alla Jimi Hendrix. E poi lui, omone con il camicione e la barba bianchi. Ordina: “Siediti”. Poi mi guarda in silenzio per due minuti. Avevo i rivoli di sudore che scendevano sulla fronte. Finalmente parla: “Io devo ancora capi’ perché me fai ride”. Ha raccontato Verdone al Corsera. Quel colloquio segnò l'inizio di un rapporto destinato a diventare molto più profondo di una semplice collaborazione professionale.
Fu proprio Sergio Leone a convincere Carlo Verdone che il suo primo film dovesse essere diretto da lui stesso: "Sai che te dico... c’hai un modo tutto tuo di fare le cose... perciò il film te lo dirigi tu. Ma t’insegno io”. E mi ha fatto un corso personale di regia, cinque mesi tutte le mattine a casa sua!" Ha aggiunto l'attore. L'autore di C'era una volta in America intuì immediatamente che nessun altro avrebbe potuto raccontare quei personaggi con la stessa autenticità del loro creatore. Verdone ha raccontato che Leone gli impartì una vera scuola di regia privata. Per diversi mesi lo accolse ogni mattina nella sua abitazione, trasmettendogli tutto ciò che aveva imparato in anni di cinema: il valore dell'inquadratura, il ritmo del racconto, l'importanza dei dettagli e la costruzione della tensione narrativa. Un apprendistato unico, che avrebbe influenzato tutta la sua carriera.
Dopo aver creduto in Un sacco bello, Leone confermò la propria fiducia producendo anche Bianco, rosso e Verdone, consolidando così un sodalizio destinato a lasciare un segno profondo nella storia del cinema italiano. Il produttore seguiva con grande attenzione ogni fase della lavorazione. Anche quando non poteva essere presente sul set, desiderava conoscere quotidianamente l'andamento delle riprese. Per questo incaricò Luca Verdone, fratello di Carlo, di aggiornarlo costantemente su ciò che accadeva durante la produzione. Leone intervenne anche su alcune scelte artistiche. Celebre è il suggerimento relativo a una particolare inquadratura della scena della prostituta, diventata una delle più ricordate del film.
Perfino il titolo inizialmente lo lasciava perplesso. Temeva infatti che potesse richiamare una precedente pellicola che non aveva ottenuto i risultati sperati al botteghino. Soltanto dopo una proiezione privata, durante la quale personalità come Alberto Sordi apprezzarono soprattutto il personaggio di Furio, ogni dubbio scomparve. A distanza di quarantacinque anni, Bianco, rosso e Verdone continua a essere trasmesso regolarmente in televisione e scoperto da nuovi spettatori.