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Il Dottor Stranamore: torna al cinema il capolavoro di Stanley Kubrick, ed è più attuale che mai

Il fatto che grazie a Lucky Red il film con un indelebile Peter Sellers torni al cinema per tre giorni, dal 12 al 14 ottobre, è molto più della riscoperta di un grande film che ha fatto la Storia del Cinema. È un atto di resistenza.

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I capolavori dell’arte sono tali perché trascendono il momento, l’epoca per cui sono stati concepiti, per diventare universali, capaci di raccontare non solo un periodo storico, ma un modo di essere dell’uomo, l’archetipo di un comportamento destinato a ripetersi nel tempo. Ci sono libri, canzoni, film, che non solo hanno segnato un’era, quella in cui sono venuti alla luce, ma che continuano a rappresentare il modo in cui va il mondo, i corsi e ricorsi storici che, come teorizzava Giambattista Vico, tendono a ripetersi. Il Dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba di Stanley Kubrick è uno di questi.

La grottesca satira che si faceva beffe di un’America e di un mondo sull’orlo della Terza Guerra Mondiale e dell’Olocausto nucleare nel 1964 riusciva a raccontare in modo mirabile l’apice della tensione della Guerra Fredda. Rivisto oggi, senza aver mai smesso di frequentarlo in questi anni, Il Dottor Stranamore è tremendamente attuale. Oggi che, di fatto, stiamo già vivendo quella che è stata definita la Terza Guerra Mondiale diffusa. Oggi che, lo sappiamo, quel famoso pulsante per lanciare la bomba atomica è davvero in mano a dei folli. Oggi che quel nazista che dovrebbe essere morto e si nasconde dentro tante persone torna, neanche troppo velatamente, alla luce. Il Dottor Stranamore è una sarabanda di trovate, di gag e di virtuosismi attoriali. Ma forse il momento che più caratterizza il film è quel braccio di Peter Sellers che, senza che possa essere controllato, scatta in un saluto nazista. Attuale più che mai.

Per questo il fatto che, grazie a Lucky Red, il film torni al cinema per tre giorni, dal 12 al 14 ottobre, è molto più della riscoperta di un capolavoro che ha fatto la Storia del Cinema. È un atto di resistenza.

Una commedia su un disastro atomico? Si può fare

L’apocalisse, il disastro atomico raccontato come una fragorosa farsa, forse oggi ci può sembrare anche normale (e un film come Digger, seppur non compreso da tutti, ci fa capire come la satira sia un genere ancora diffuso e praticato). Ma ai tempi della sua realizzazione, il lontano 1964, in piena Guerra Fredda, non era affatto una cosa scontata. Chi avrebbe potuto pensare a una cosa simile se non il genio di Stanley Kubrick? All’epoca Kubrick, come moltissime altre persone, era ossessionato da una possibile guerra atomica. Così, dopo Lolita, decise di girare un film sull’argomento. Per scrivere il film, cominciò il suo solito lavoro maniacale di ricerca di dati e di informazioni. E scelse di adattare per il grande schermo un romanzo, Red Alert di Peter George.

Red Alert era in realtà un romanzo terribilmente serio. Ma, man mano che metteva mano alla sceneggiatura, Kubrick si rendeva conto che quel film avrebbe dovuto essere una commedia. “Dopotutto cosa c’è di più assurdo dell’idea di due mega potenze disposte a spazzare via ogni forma di vita umana a causa di un incidente, reso più piccante da differenze politiche che alle persone che vivranno tra cent’anni sembreranno tanto insensate quanto a noi oggi i conflitti del medioevo?” Parole sante. Parole di Stanley Kubrick. La storia è quella di un imminente attacco nucleare all'Unione Sovietica voluto da un generale americano in preda alla pazzia, seguendo in contemporanea la base da cui è partito l'ordine, l'aereo in missione per il bombardamento e i vertici statunitensi che cercano di fermarlo.

Come si può immaginare, non fu facile farsi produrre un film del genere in America. Così Stanley Kubrick si spostò in Inghilterra. Il trattamento del film, con il tono comico ormai scelto, fu affidato allo sceneggiatore Terr Southern.

Peter Sellers mattatore assoluto in tre ruoli

Nasce così Il Dottor Stranamore, un film fuori dagli schemi sin dal suo concepimento. E se è fuori dagli schemi una storia sull’Apocalisse nucleare virata in commedia e in farsa, ancora di più lo è scegliere lo stesso attore per interpretare più ruoli. Il Dottor Stranamore è anche e soprattutto il film di Peter Sellers, vero e proprio mattatore. L’attore inglese è infatti in scena in tre ruoli: il Capitano Mandrake, in cui indossa un naso finto. Il presidente Muffley, per cui scelse una recitazione sottotono. E poi il suo capolavoro, Stranamore, l’esperto militare di origini tedesche, per il cui accento si pensò che si fosse ispirato a Henry Kissinger. Sellers disse però di essersi ispirato al famoso fotografo tedesco di cronaca nera Wegee, al secolo Arthur Fellig. È lui il personaggio del saluto nazista.

Sellers, in realtà, avrebbe dovuto interpretare un quarto ruolo, quello del Maggiore T.J. “King” Kong. Non era però riuscito a trovare la chiave per recitare con un convincente accento texano. E così Kubrick scelse un vero attore del Texas, un caratterista cowboy che aveva passato la sua vita nei rodei, Sim Pickens. A lui è legata la famosa battuta sul kit di sopravvivenza, “ci si potrebbe passare un buon weekend a Vegas”. In realtà, il testo prevedeva “ci si potrebbe passare un buon weekend a Dallas”: ma l’assassinio di Kennedy proprio nella città texana consigliò di cambiare quella battuta.

La War Room: anche Ronald Reagan ne fu conquistato…

Il Dottor Stranamore non è solo un film di scrittura e di attori. È anche un grande film di scenografia. Sappiamo come Stanley Kubrick non lasciasse nessun aspetto al caso in ogni suo film, e gli scenari in ogni sua opera hanno sempre rasentato la perfezione. Qui uno degli elementi del fascino del film è la costruzione della War Room, a opera dello scenografo Ken Adam: la stanza dove vengono prese le decisioni, una sala che, da sé, incute soggezione e timore, ma che è anche affascinante nella sua freddezza ed eleganza. La War Room de Il Dottor Stranamore è diventata immediatamente iconica ed è entrata per sempre nell’immaginario collettivo. Si dice che Ronald Reagan, appena fu eletto Presidente degli Stati Uniti, chiese come prima cosa di poter vedere la sua stanza della guerra.

Fu molto deluso quando gli dissero che non esisteva nessuna “war room”, ma solo una situation room, molto più piccola. Ma quel luogo è tornato più volte alla ribalta. Dal video Time Is Running Out dei Muse, in cui è riprodotta fedelmente, al recente film A House Of Dynamite di Kathryn Bigelow in cui è aggiornata e rivista, ma fa venire in mente sempre l’archetipo da cui è nata. È qui, nella War Room, che è ambientata una delle scene del film che non abbiamo mai visto. Tra le sequenze tagliate, infatti, c’è una battaglia di torte in faccia, ispirata ai comici del cinema muto, per la quale furono necessari molti giorni di lavorazione. Kubrick decise però di non utilizzarla, perché avrebbe spostato troppo il tono del film verso la farsa.

Il mondo è in mano ad esseri ridicoli: è un film o è la realtà?

Il Dottor Stranamore è questo, in fondo. Una farsa, una velenosa satira, una commedia nera, un film tanto spassoso quanto inquietante e amaro. Il divertimento nasce dal “sentimento del contrario”, dalla totale incompetenza, inadeguatezza e goffaggine da parte di tutti i personaggi in scena, che finiscono per attuare un’escalation di errori e follie che sta per costare cara al mondo. Possiamo solo immaginare e riportare le reazioni che ebbe il film all’epoca. Ma è un film che non è affatto invecchiato, anzi oggi ci sembra più attuale che mai. Quell’idea che la sorte del mondo sia appesa a un filo, ai capricci e agli errori di leader improbabili e grotteschi è chiaramente viva oggi molto più che negli anni Sessanta del secolo scorso.

Il paradosso, che ci fa sorridere per un attimo ma che poi ci gela il sangue nelle vene, è che allora fu messo un attore comico a interpretare i politici e gli uomini della guerra. E che oggi i leader mondiali sembrano davvero dei comici messi davanti ai bottoni del comando. Oggi, più che mai, Il Dottor Stranamore è un’opera inquietante, universale, senza tempo, profetica. E, probabilmente, rispetto a qualche anno fa, abbiamo meno voglia di ridere. È interessante quello che ha detto nel suo intervento al Bundestag in occasione della Giornata nazionale del lutto, nel novembre 2025, il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella: "Nuovi Dottor Stranamore si affacciano all'orizzonte, con la pretesa che si debba amare la bomba”.

Peter Sellers e quel saluto nazista

E torniamo all’apice del film. Al Dottor Stranamore di Peter Sellers, il personaggio, tra i tre interpretati, che più è rimasto nella Storia del Cinema. Il braccio che si alza in autonomia per fare il saluto nazista, la mano ribelle che cerca di strangolare il suo proprietario non erano in sceneggiatura, ma furono frutto dell’improvvisazione di quel fuoriclasse che era Sellers. Quel saluto nazista che si staglia autonomo, impossibile da fermare, era allora, ed è oggi, denso di significati. Allora poteva essere visto come un riferimento ai nazisti che erano riusciti a passarla liscia e si nascondevano ovunque, anche nella società americana. Ma anche un riferimento al nazismo come modo di essere, come Male assoluto, cancro impossibile da estirpare, fattore dormiente capace di tornare fuori alla prima occasione.

Visto oggi, tutto questo assume ancora più significato. Quel braccio che fa il saluto nazista è un organo impazzito, incontrollabile, che vive nel corpo di una società democratica che a quel male dovrebbe aver trovato gli anticorpi, ma che non riesce a tenere a bada. Le recrudescenze neonaziste e di estrema destra nella società di oggi sono qui a testimoniarlo. Ancora di più, quel braccio alzato che scatta anche in chi cerca di nasconderlo è il segno di una deriva totalitaria che si fa largo anche in Paesi che si proclamano democratici e il nazismo lo hanno combattuto e condannato. Anche per questo Il Dottor Stranamore è un capolavoro. Anche per questo è un film che oggi deve esser visto.

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