Il film più sconvolgente dell'anno?
Una famiglia requisita in casa dal padre, giochi erotici perversi, sadomasochismo e momenti insostenibili. Incredibilmente, ai limiti del capolavoro. Si tratta di...
Rubrica a cura di ColinMckenzie
Sì, straordinario, perché la storia di un padre di famiglia che ha sempre recluso i propri figli per una sorta di esperimento agghiacciante, aveva tante possibilità di rivelarsi un titolo ridicolo ed eccessivo. Eppure, il risultato finale è che vengono evitate le strade semplici, non puntando su soluzioni da thriller più convenzionale e tirando fuori un finale che è impossibile giudicare se positivo o negativo, talmente è aperto.
Merito di uno stile ultraminimalista, ma intelligente, con una camera fissa usata bene per nascondere altri personaggi e per fornire un senso di claustrofobia che nella prima parte ci fa entrare subito nell'atroce atmosfera del film. Il regista Giorgos Lanthimos mostra un rigore notevole nel gestire questo materiale scottante, sfruttando benissimo il contrasto tra una situazione estrema e delle forme normali di vita familiare, compresi diversi dialoghi banali, dando vita a una sensazione di malinconia che non ci si attenderebbe da un prodotto del genere. Ma a ricordarci che non è un gioco, dei momenti (comunque rari) di violenza (fisica e psicologica) pesantissimi, giusto per non entrare anche noi in una sorta di sindrome di Stoccolma e accettare passivamente tutto quello che vediamo.
Tutti gli attori vengono diretti benissimo, ma il patriarca della famiglia (interpretato da un monumentale Christos Stergioglou, che mi ha ricordato alcuni ruoli di Michel Piccoli nei film di Marco Ferreri) è decisamente un personaggio bigger than life, che incredibilmente nelle scene con la moglie risulta quasi commovente e romantico. Per certi versi, può far pensare al pedofilo protagonista di Happiness di Todd Solondz, autore che chiaramente è una fonte di ispirazione di questo titolo.
Così come è facile tirar fuori i nomi di Pasolini (soprattutto Teorema, che nella prima parte della pellicola è un riferimento evidente) e di Michael Haneke nello studio approfondito della violenza. Ma la mia impressione è che, se Giorgos Lanthimos non si perderà nelle sue prossime prove, abbiamo di fronte un talento originalissimo che potrà scrivere pagine di storia del cinema europeo. Insomma, cineasta da Festival sì, ma anche, dopo il trionfo nella sezione Un Certain regard del 2009, in grado di vincere una Palma d'oro nei prossimi dieci anni. E, a differenza di altri prodotti risibili, di vincerla meritatamente...