Il lato oscuro dei supereroi tra cinema e serie tv: una rivoluzione necessaria?
I supereroi stanno abbracciando il loro lato oscuro. Ecco il percorso tra film e serie tv per seguirli nelle tenebre della disillusione
I supereroi al cinema e in televisione sono inoltre arrivati al loro successo quando la decostruzione delle coordinate del genere operata da Watchmen (molto prima fumetto, solo dopo film) era da decenni un fatto che non poteva essere ignorato. Non è un caso infatti che l’omonimo film di Zack Snyder sia arrivato con cinque-sei anni di anticipo, prima che il pubblico iniziasse a chiedere a gran voce quel tipo di storie. Nel 2009 il film era una scheggia impazzita, qualcosa di incoerente rispetto a ciò che i supereroi comunicavano. Oggi, invece, sarebbe perfettamente parte del discorso.
Quando il cinema e la tv dei supereroi hanno scoperto questo relativismo delle azioni, che possono essere buone per me, ma negative per qualcun altro, c’è stato un salto di qualità innegabile. Trovando il lato oscuro (che non per forza significa “adulto”) gli sceneggiatori si sono liberati da tanti vincoli ideologici e spesso anche morali.

I villain sono spesso votati all’annichilimento delle forme di esistenza. Eppure sono anche espressione di una vitalità senza eguali. Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn è entrambe le cose. Solare, giocoso, pieno di energia, il film si tuffa però nei bassifondi e ci porta a empatizzare con la rabbia e la follia fuori controllo. Più che un gioco intellettuale, Birds of Prey è uno sfogo. Tutti (quasi) sono stati lasciati da un ragazzo o ragazza almeno una volta nella vita. Tutti (quasi) hanno provato la morsa allo stomaco che ha Harley Quinn nella scena di apertura. E per tutto il film lei fa quello che le persone “in lutto” vorrebbero fare, ma che non possono, salvo rischiare la galera o la morte. È qui tutto il gusto frizzante dell’opera di Cathy Yan che lo rende un unicum, forse troppo squilibrato, ma sicuramente un tentativo di cambiare il modo in cui vogliamo bene a queste figure. Non più con la testa, nemmeno con il cuore, ma visceralmente "di pancia".
Se poi l’eroe condivide l’equilibrio mentale dei villain e incontra il denaro, la fama e il capitalismo… ecco The Boys. Una prospettiva cinica, sul mondo moderno in cui i principali attori operano nell’immoralità pur detenendo stretti codici di condotta. Una serie arrivata nel momento giusto, con il pubblico pronto ad accoglierla, e una delle tappe più importanti nel viaggio dark dei supereroi. Cade la stabilità psichica dell’eroe classico, quello ben radicato nei valori, il “giusto” per eccellenza.

Un po’ come la storia di Wolverine, che in Logan incontra il proprio Doppelgänger: una versione più giovane ed efficiente. Il corpo del mutante con gli artigli ha sempre avuto una connotazione funzionale. È costruito per uno scopo. Le sue ossa, i suoi muscoli, i tessuti che si rigenerano, sono un mezzo per compiere le missioni. Wolverine non ha identità. Nel film egli può trovare la libertà dai condizionamenti di chi l’ha creato solamente sconfiggendo l’idea di sé come macchina al servizio di qualcuno... o con la morte, la fine delle funzioni. Logan è uno dei punti più drammatici mai toccati dai cinecomic proprio grazie a questa sua riflessione. Una chiusura perfetta per il personaggio, ma anche un punto di riferimento imprescindibile per chi vorrà immergere i supereroi nell’oscurità dell’esistenza.
Le città tornano protagoniste, come accade in Gotham, generano la loro storia. Sono i palazzi, gli edifici, le leggende metropolitane, a scrivere il destino delle proprie comunità. Succede la stessa cosa anche nella serie ambientata nel mondo di Watchmen, scritta da Damon Lindelof, dove un fatto come il reale massacro razziale di Tulsa innesca la finzione scenica. Questa fusione tra ciò che è accaduto e ciò che succede nella fantasia della serie acuisce il peso drammatico dei fatti mostrati e aggiunge una dimensione di significato a ciò che vediamo.
Il lato oscuro dei supereroi non è per forza violento, esplicito, grafico. È una dimensione mentale. È un modo di guardare alla vita con cinismo, è la sfiducia nella società e spesso pure la consapevolezza dell’incapacità del singolo. Sarebbe sbagliato però vedere questa tendenza come uno stravolgimento. È invece un logico proseguimento di un discorso iniziato molti anni fa.
***
Sky Q è il modo migliore per vedere tutti i programmi che ami con facilità e con la migliore esperienza di visione, perché è il posto dove trovi i programmi Sky fianco a fianco dei migliori programmi di Netflix, Prime Video, il nuovo arrivato Disney+ e tanti altri.