Il ritorno dei cinecomic all'italiana
Dopo l'esperimento (riuscito) di Orfeo, nel corso del 2026 arriveranno altri due film tratti da fumetti: Giorni felici di Susanna Nicchiarelli e La fine è azzurra, opera prima di Pierluca Di Pasquale. Che cosa ci dice questo del cinema italiano?
I cinecomic, i film cioè tratti dai fumetti, non hanno mai goduto di grande fortuna in Italia. E questo, a prescindere dalle idee che si possono avere o dalle considerazioni che si possono trarre, è un fatto. Da La profezia dell’Armadillo a Diabolik, passando per La terra dei figli: c’è sempre stata una certa difficoltà non solo nell’intercettare la visione originale degli autori dei fumetti, ma pure nel tradurre in immagini un certo sentimento condiviso tra i lettori. Sono stati pochi, veramente pochi, quei film che sono andati bene o che, comunque, si sono fatti notare. Orfeo di Virgilio Villoresi, uscito più o meno alla fine del 2025, distribuito da Double Line, rappresenta un’eccezione per diverse ragioni.
Innanzitutto, ha intercettato l’anima dell’opera originale, il Poema a fumetti di Dino Buzzati. Ma è stato pure in grado, e non è assolutamente un aspetto secondario, di trovare il proprio spazio e la propria dimensione, sfruttando linguaggi differenti (come, per esempio, l’animazione) e cambiando la trama a seconda del bisogno. Orfeo di Villoresi è un’eccezione anche per un altro motivo: è un film sostanzialmente di genere, che sfrutta il fantastico per parlare di morte, di lutto e di amore. Ed è un’eccezione perché, se diamo un’occhiata a quelli che saranno i prossimi cinecomic italiani, è evidente un cambio di rotta abbastanza radicale, che si allontana dai titoli più commerciali e dallo stesso genere.Per carità: parliamo solo di due film, ma questi due film, a modo loro, dimostrano che produttori e creativi hanno spostato la loro attenzione su un altro tipo di fumetti. Fumetti indipendenti, originali, scritti e disegnati da autori e autrici giovani, che magari non godono della stessa attenzione mediatica di cui godono altri autori, ma che sono comunque consapevoli, riconosciuti e, tutto sommato, apprezzati dalla critica e dal pubblico. Giorni felici, tratto dall’opera omonima di ZUZU (pubblicata da Coconino Press), è il nuovo film diretto e scritto da Susanna Nicchiarelli e prodotto da Vivo Film (la stessa società, per intenderci, de Le città di pianura), Tarantula e Rai Cinema. Da quello che sappiamo, sarà distribuito al cinema da Lucky Red. Nicchiarelli è entrata in post-produzione all’inizio dello scorso dicembre, quindi possiamo dire che il grosso della lavorazione, con le riprese, è terminata. Ancora non abbiamo una data di uscita, ma è molto probabile che arriverà in sala nel corso del 2026.
Stando alla trama del fumetto di ZUZU, è chiara la voglia di raccontare una storia più realistica e concreta, con una protagonista, Claudia, divisa tra passato e presente, tormentata dalle sue relazioni, da ciò che vuole essere e dalle aspettative che lei e gli altri hanno. La dimensione del fantastico, qui, coincide con la dimensione dell’immaginazione del personaggio principale. Nel cast, da quello che sappiamo, sono confermati Carlotta Gamba (che dovrebbe interpretare la protagonista), Riccardo Scamarcio, Bruno Orlando e Anna Bellato.L’altro cinecomic italiano di cui vogliamo parlare è La fine è azzurra, l’opera prima di Pierluca Di Pasquale tratta da Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra, il fumetto di Ratigher (che, tra l’altro, è co-sceneggiatore insieme allo stesso Di Pasquale). Come nel caso di Giorni felici, ci troviamo davanti a una storia più semplice, ma non banale, e compressa: sia come spazi narrativi che come trama. La fine è azzurra è prodotto da Qoomoon, IBC Movie e Rai Cinema, e per il momento non c’è ancora un distributore. Molto probabilmente anche questo film arriverà nel corso del 2026, presentato magari in qualche festival. Nel cast ci sono Anita Serafini, Sara Ciocca (che interpretano le due protagoniste) e Chiara Merulla.
La storia de La fine è azzurra si concentra sul rapporto tra due amiche adolescenti, che hanno la passione – per così dire – delle visite mediche. È un modo, scopriamo, per sentirsi viste, vive, per avere finalmente su di sé uno sguardo attento, e allo stesso modo per allontanarsi dalla propria vita e dalla propria dimensione. È un racconto di crescita, questo. Proprio com’è un racconto di crescita quello dei Giorni felici. Sembra quasi che il cinema italiano – da capire, poi, a che livello: se più o meno volutamente – abbia deciso di sfruttare un certo tipo di opere, come i fumetti, per affrontare e dare finalmente spazio a storie rivolte agli adolescenti, di crescita, radicate nella realtà e, allo stesso tempo, consapevoli di un disagio diffuso.
Il destino dei cinecomic in Italia ci parla anche di un altro tema, che è quello dell’adattamento. Spesso si fa confusione tra ciò che un film è e quelli che, in teoria, dovrebbero essere i suoi obiettivi. Ci si aspetta, forse ingenuamente, una fedeltà non solo nelle situazioni presenti all’interno di una determinata storia, nel suo spirito e nel suo messaggio di fondo, ma addirittura nelle battute e nel modo di parlare, di presentarsi anzi, dei personaggi, dimenticando una cosa fondamentale. E cioè che i due linguaggi, cinema e fumetto, sono differenti, con necessità e caratteristiche abbastanza uniche.
Se il fumetto ha una libertà più profonda, che deve misurarsi con relativamente pochi ostacoli, il cinema deve rispondere ad altri bisogni, come il budget e la gestione di un set, dove lavorano più persone e non c’è solamente l’autore. È evidente, ma questo non solo in Italia, che il cinema, inteso come industria, è alla ricerca costante di nuove storie e di nuovi spunti. E non ha senso, come magari è capitato in passato, provare a percorrere la stessa strada di altri mercati adattando per il grande schermo storie più ambiziose, spettacolari e sostanzialmente di genere. Per arrivare a quel punto, ci vuole tempo. E ci vuole una consapevolezza più diffusa. Non solo tra i produttori e gli addetti ai lavori, ma anche tra il pubblico.