Il silenzio degli innocenti compie trent’anni, festeggiamo a fave e Chianti
Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme compie trent’anni: riflessioni su un film che cambiò molte regole del gioco
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Il silenzio degli innocenti Begins
Basato sul romanzo omonimo del 1988 scritto da Thomas Harris, Il silenzio degli innocenti non è, come a volte si legge in giro, il film che ha fatto conoscere al mondo il personaggio di Hannibal Lecter, rinomato psichiatra nonché serial killer cannibale; il primato va a Michael Mann e al suo Manhunter, uscito cinque anni prima del film di Demme, nel quale Brian Cox interpretava per la prima volta al cinema Lecter, che nel film fu ribattezzato Lecktor per motivi non meglio precisati. In Manhunter compariva anche, interpretato da Dennis Farina, il personaggio di Jack Crawford, capo della Behavioral Science Unit, la divisione dell’FBI che venne formata negli anni Settanta per far fronte all’esplosione in America dei casi di violenza e omicidi a sfondo sessuale.

Il silenzio degli innocenti: Rise of the Anthony Hopkins
Se il progetto riuscì ad andare avanti è solo per un motivo banalissimo: il romanzo di Thomas Harris è magnifico, e un po’ di gente lo lesse e decise che voleva salire a bordo. Andò così con Jonathan Demme, che tre anni prima aveva diretto la commedia mafiosa Una vedova allegra... ma non troppo e che quando lesse Il silenzio degli innocenti (sia il libro sia lo script) decise che sarebbe stato il suo prossimo progetto. E andò così con Jodie Foster, che però venne respinta proprio da Demme, come ha ammesso lui stesso qualche anno fa: il regista avrebbe voluto Michelle Pfeiffer, o Meg Ryan, o Laura Dern, e alla fine si arrese a Foster (peraltro fresca di Oscar per Sotto accusa) solo dietro insistenza dell’attrice e della produzione.
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Oltre al cannibale c’è di più
La prepotenza scenica di Hopkins è tale che Il silenzio degli innocenti è, di fatto, due film in uno. Quello dedicato al serial killer cannibale è breve, ficcante e si conclude con un cliffhanger clamoroso che spianò la strada ai vari Hannibal, Red Dragon e, ahinoi, Hannibal Rising. Lecter è in prigione per ragioni che vengono sì spiegate a sufficienza da farci capire di che razza di persona stiamo parlando, ma che rimangono abbastanza in superficie da lasciare ampi spazi all’immaginazione – e quello che sappiamo è sufficiente a riempirli con immagini terrificanti. La sua parabola (da psichiatra a serial killer a prigioniero a uomo libero) si incrocia quasi casualmente con quella di Clarice Starling, studentessa dell’FBI che comincia a farsi le ossa sotto la guida del già citato Jack Crawford (che qui è Scott Glenn) e viene subito gettata nella tana del lupo: c’è un serial killer in circolazione, Buffalo Bill, che rapisce ragazze giovani, le tiene prigioniere per qualche giorno, poi le ammazza, le scuoia e si libera del cadavere, e Crawford vuole che Starling entri in contatto con Lecter per farsi aiutare da lui – in quanto esperto del tema – a identificare e catturare Bill.

Il problema di Louis Friend
Non ci vuole una laurea in psicologia per capire che Il silenzio degli innocenti è un film che parla anche e soprattutto di sesso, inteso come genere e come atto, e riesce a farlo senza mostrare realmente nulla se non gli effetti del desiderio negli occhi di chi ne è schiavo. Gente più esperta di noi parlerebbe di psicanalisi, di Freud e di rape culture, che senza farsi troppo notare è uno dei temi portanti del film; Il silenzio degli innocenti è un thriller che approccia sia la violenza sia la sessualità con glacialità e distacco, analiticamente più che emotivamente. Con l’eccezione dell’altro serial killer, quello che in teoria dovrebbe essere il “mostro” del film, quello ancora attivo e che Clarice Starling deve riuscire a catturare. Qui entriamo in territorio SPOILER per cui se per qualche motivo non avete mai visto il film smettete pure di leggere, ma il problema con Jame Gumb è lo stesso che, in misura minore, affliggeva anche Basic Instinct: l’equivalenza diretta tra comportamento sessuale non conforme e malvagità.
A dirla tutta il film prova a giustificarsi o a salvarsi in corner: Gumb si era visto negato un cambio di sesso perché secondo chi l’aveva visitato non era realmente transessuale, e secondo Demme “Bill era solo un uomo tormentato che si odiava e che voleva diventare donna per diventare la cosa più lontana da sé stesso possibile”. Ma non c’è dubbio che, a rivederla oggi, la scena in cui Gumb si trasforma è parecchio esplicita nel suo tracciare un parallelo tra la transizione di genere e i suoi istinti omicidi. A dirla tutta non crediamo si tratti di un attacco o di una scelta del tutto consapevole: ripetiamo che stiamo parlando di un film del 1991, e lo stesso Demme ha ammesso che le proteste seguite al film gli hanno fatto aprire gli occhi e “realizzare che ci sono veramente troppo pochi personaggi positivi nei film che siano anche gay”. C’è poi un’ultima considerazione a riguardo: è vero che Buffalo Bill è un personaggio problematico, ma è anche vero che il 99% dei personaggi maschili eterosessuali del film lo sono altrettanto, e forse ancora di più visto che la loro perversione (perché fare battute a sfondo sessuale all’unica donna presente in un contesto lavorativo è senza dubbio una perversione) è accettata e istituzionalizzata. Vedetela così: in Il silenzo degli innocenti è tutto il mondo che fa schifo, è tutto il mondo a essere un posto pericoloso e pieno di predatori, soprattutto se sei una donna. Non è un’idea rassicurante, ma chi l’ha detto che i capolavori devono esserlo?