Io, Caligola di Tinto Brass: il film scandalo senza cui non esisterebbe Il trono di spade
Io, Caligola di Tinto Brass fu una dimostrazione di come legare la storia alle passioni, il teatro alla pornografia, il potere all'orrore
I malumori iniziarono sul set, con gli scontri con il regista Tinto Brass, di cui Vidal non nutriva particolare stima. Al primo non piaceva la sceneggiatura, che mirava ad essere uno studio realistico sull’Impero Romano. Al secondo non piaceva il regista, e si premurava di farlo sapere anche nelle interviste.
Che cos'è Io, Caligola?
Io, Caligola è così un film inclassificabile. Non è semplicemente erotico, perché molte scene presentano sesso non simulato. Non è nemmeno pornografico, perché togliendo tutte le inquadrature fatte per eccitare, resta ancora un racconto completo, con sviluppo, tematiche, e dialoghi necessari al senso stesso della visione.
Come spesso accade alle opere ferite da una produzione travagliata, il risultato finale è però incostante. La sexsploitation (lo sfruttamento dello scandalo come attrazione del pubblico) è piatta come sguardo. Il sesso è ripreso come un gesto meccanico e disincarnato. La discesa nella follia e la paranoia dell’Imperatore sono solo una scusa per mostrare estremi. Tutti gli estremi, non solamente a quello erotico. Andando oltre i giudizi di merito infatti Io, Caligola emerge come uno dei più scioccanti esempi di incontro tra il cinema “alto” e il “basso”. L’orrore danza con l’eros. La storia si mischia con la finzione.
Le scenografie magnificenti da peplum all’italiana fanno di Io, Caligola un film di stampo teatrale. Tutto è in interni, addirittura le scenografie si muovono come macchinari per infliggere piaceri e torture. Pornotopia in piena regola, cioè il modo in cui l’architettura comunica la sensualità e si offre come strumento di espressione corporea. Una produzione così curata che non avrebbe senso in un film fatto solo per destare scandalo e passare nei circuiti a luci rosse. Invece proprio grazie a questa schizofrenia tra grandi attori che vogliono fare un dramma storico, e Tinto Brass che fallisce nel tenere a freno l’exploitation di Guccione, ne esce un qualcosa di unico.
Uno scandalo anche dell'orrore
Si vede di tutto, ovviamente nella versione non censurata: stupri etero e omosessuali, necrofilia, incesto, teratofilia, orge, sesso orale e penetrazione. Questo è l’estremo erotico. Dall’altra parte c’è però un’esplorazione orrorifica ben più efficace. Se infatti le perversioni messe in scena, oggi non destano più scandalo, perché private dalle emozioni che a queste conseguono, l’altro polo del binomio Amore-Morte riesce ancora ad essere scioccante. C’è una enorme macchina che si muove e “ara” le teste degli oppositori dell’imperatore, sepolti vivi nella terra. La morte inflitta ai soldati è di bere fino a svenire per poi essere sbudellati riversando i liquidi sul pavimento.

In mezzo a tutto questo c’è la storia dell’ascesa e del declino dell’imperatore folle. La paranoia di un giovane che vuole solo godere del potere acquisito, che finge conquiste solo per il divertimento di vedere uomini nudi affaticarsi.
Si può essere originali mostrando una castrazione? In Io, Caligola l’evirazione corrisponde al taglio del fallo in due, non in uno. Una parte per darla ai cani, l’altra alla donna come gioco. Come dirà poi Helen Mirren, che considera il film un “irresistibile mix di arte e genitali”, oggi questa visione della storia è diventata mainstream. Non c’è grande differenza tra quello che si vede in quest’opera pluricensurata e nel popolarissimo Il trono di spade al giorno d’oggi.
Io, Caligola è una critica politica a imperi e religioni
Per questo Io, Caligola mostra la morte e la nascita (addirittura è stato filmato un -finto- parto “esplicito”), la violenza e il desiderio, come lo stesso meccanismo di mantenimento del potere. È qui l’ importante accusa politica, non lontana dalla visione pasoliniana di Salò: la penetrazione sessuale è inquadrata allo stesso modo delle coltellate inflitte dall’Imperatore o, sul finale, rivolte a Caligola stesso. È un meccanismo incontrollabile che però è anche un regolatore naturale. Sono questi due elementi a governare il potere e a guidarlo nelle sue azioni mantenendolo sul trono.
Manca solo un aspetto in questo affresco del dominio, cioè la religione. Il secondo potere sulle civiltà, che si esprime nell’estasi. Il corpo pronto alla riproduzione è come un oggetto sacro dopo una cerimonia. Le orge sono riti fatti in onore del Dio-Imperatore, che può disporre a piacimento dei corpi dei sottoposti. Per questo motivo il film si apre con la scritta “che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima”. Se questa citazione del Vangelo di Marco fosse stata posta alla fine di questa opera estrema, avrebbe culminato ancora di più il suo valore dissacrante. O magari avrebbe legittimato ancora di più un’operazione intellettuale condotta con il linguaggio delle passioni.
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