John Williams è tornato
Il leggendario compositore torna al cinema per Disclosure Day. Un nuovo capolavoro di fantascienza che celebra i cinquant'anni di magica simbiosi artistica e fraterna con Steven Spielberg.
John Williams è tornato. Non che fosse mai andato via, immortale nelle sue molteplici sinfonie capaci di trasportarci in ogni angolo di questo mondo conosciuto e non, ma era da tempo che il più grande compositore per immagini del nostro tempo sembrava avesse abbandonato per sempre la settima arte. Era l’8 Febbraio del 2022 quando Williams, il giorno del suo 90° compleanno, annunciava in una lunga intervista per il New York Times la voglia di concentrarsi su nuovi lidi della composizione musicale, tralasciando per sempre quel mondo che tanto lo aveva reso celebre ma ormai troppo distante dalla sua realtà. “Non voglio più particolarmente fare film”, diceva. “Sei mesi di vita alla mia età sono tanti. Mi sento come se fossi seduto sul bordo di qualcosa mentre il cambiamento sta avvenendo”.
Era l’autunno del 1972, quando un giovane regista di grandi speranze, durante la fase di post-produzione del suo secondo film, Sugarland Express, conobbe per la prima volta John Williams. Steven Spielberg, come raccontato in un’intervista nei primi anni Ottanta, aveva avuto occasione di ascoltare il compositore di Floral Park solamente attraverso alcune registrazioni dei suoi primi film come The Reivers con Steve Mcqueen e I cowboys con John Wayne, ed era convinto che l’apporto di Williams potesse dare vita ad una nuova via sonora, in contrapposizione alla siccità di compositori scaturita dalla dipartita di alcuni grandi autori della golden age di Hollywood.
Williams era senza alcun dubbio l’homo novus della musica per il cinema. A quel punto della sua carriera aveva già ottenuto sei nomination ai premi Oscar, vincendo per Il violinista sul tetto nel 1972. Sugarland Express fu solo la prima della loro lunga collaborazione e nel corso dei successivi cinquant'anni avrebbero lavorato a più di 30 progetti cinematografici e televisivi, dando vita ad alcune delle colonne sonore più iconiche e memorabili della storia della musica per il cinema. E Disclosure Day non è affatto da meno.
La verità diventa così l’unica forma di sostentamento verso una nuova via del nostro stesso universo in cui la collaborazione con entità superiori dovrà essere la forma di una nuova fase per l’esistenza stessa del genere umano. Così i due messaggeri (Emily Blunt e Josh O’Connor) incaricati fin dall’infanzia nel comunicare ciò che avverrà, diventano espressione di un nuovo modo di comunicare, creando un contatto indissolubile tra noi e loro. Williams fa del linguaggio emotivo la scala principale da cui partire. Anche in questo caso, come accadde in Incontri ravvicinati del terzo tipo, in cui la nave madre aliena comunicava con gli esseri umani attraverso uno specifico bordone musicale, i temi di Williams scavano nel profondo della conoscenza.
Se da prima possono risultare tensivi ed enigmatici, attingendo ad una strutturazione che per certi versi ricorda molto il lavoro di Bernard Herrmann per Quarto Potere di Orson Welles, di cui lo stesso Williams fu per molto tempo pianista, avvicinandoci sempre più alla rivelazione ogni aspetto musicale cominciare a farsi più nitido ed etereo.
Ogni tema sembra essere un linguaggio algebrico nascosto nelle parole che vengono comunicate dagli stessi extraterrestri attraverso i propri messaggeri. È una musica che si spinge oltre, vola in alto alla ricerca della conoscenza, inebriante, limpida, autentica. Si rimane sospesi nella sua bellezza, costante e ciclica, tortuosa e mai fine a sé stessa.
C’è conflitto, perdita, propensione alla conoscenza ma allo stesso tempo paura di essa. Williams ci dona una colonna sonora che parla di noi più di quanto possiamo immaginare. È l’essere umano che si scontra con i suoi limiti. Che ha paura di mostrarsi a chi è diverso da sé, ma che nella sua conoscenza può trovarne solo un ulteriore alleato.
Sognare attraverso i suoi magici spartiti è ancora qualcosa di unico, volando sopra spazi e momenti che solo il mondo di Spielberg sa donarci costantemente. Nella loro collaborazione non è stata la mole di lavoro a caratterizzarne la magnifica simbiosi ma la capacità di accompagnarsi sempre come due eterni bambini persi nei loro giochi immaginifici. Mentre Spielberg creava narrazioni emozionanti e sorprendenti, Williams ne catturava il suo mondo, incanalando quella vasta gamma di emozioni in leitmotiv senza tempo.
Come dichiarato dallo stesso Spielberg in una masterclass per l’American Film Institute: “Ci sono diverse volte in cui ho semplicemente tagliato delle sequenze perché la musica non riusciva ad incidere in una certa scena. La narrazione musicale di John doveva essere unica tanto ad accompagnarci indipendentemente alla scena successiva”.
“Lavorare con Steven è sempre un’opportunità per raccontare storie musicali. I suoi soggetti e il suo modo di dirigere sono fortemente compatibili con lo sviluppo musicale. La musica si evolve e si trasforma in qualcosa di amorevole e familiare. In ogni suo film l’azione si struttura sempre attraverso un tempo specifico e guardandolo sto cercando di scoprire esattamente quanto sarà veloce o lento perché lo stesso film mi sta rivelando quale sarà il suo tempo di esecuzione”.
La musica è stata il loro ossigeno creativo facendo della loro vita artistica un sogno nella perfetta raffigurazione di un cinema incantato. “John Williams è stato il compagno più importante per il mio successo come regista, il contributo che ha dato a tutti i miei film e assolutamente incommensurabile, c’è un’assoluta fratellanza tra musica e immagini, tra narrazione musicale e narrazione filmica. John riscrive musicalmente i miei film”.
Gli alieni, il terrore inebriante per l’avvicinamento di uno squalo, ed altri iconici leitmotiv sono stati la metafora di un processo più ampio fortemente legato all’infanzia del regista come confermato anche dallo stesso Spielberg in un’intervista al New York Times: “Incontri ravvicinati del terzo tipo parlava della separazione volontaria di un padre dalla famiglia per inseguire un sogno a scapito della sua conseguente perdita. E.T. era la storia di un bambino che aveva bisogno di riempire il vuoto che una separazione aveva scavato nella sua vita, e gli è capitato di riempirlo metaforicamente con questo piccolo essere proveniente dallo spazio”.
In ogni tema composto da Williams c’è familiarità, propensione alla conoscenza, il gioco come atto formativo. Sono stati la rappresentazione di ciò che il regista covava profondamente. Il tema di Incontri ravvicinati del terzo tipo, ad esempio, ne è la perfetta raffigurazione, collegando i due mondi familiari di Spielberg: il linguaggio informatico del padre ingegnere e la musica, espressione della madre pianista.