La grande truffa
Forse in nessun Paese come in Italia si è così isterici nei confronti della pirateria cinematografica. Scopriamo cosa c'è dietro: un misto di ignoranza e voluta malafede...
Rubrica a cura di ColinMcKenzie
Una delle fortune dei nostri lettori è quella di non ricevere certi comunicati stampa. Sempre più spesso, il sottoscritto si vede arrivare mail allarmistiche (neanche fosse l'effetto serra) sul fenomeno della pirateria. I toni sono apocalittici, mentre tutti i protagonisti del cinema italiano fanno a gara a spararla più grossa e a denunciare i pirati, anche quando si tratta di registi che utilizzano soldi pubblici per i loro film (lì è tutto legale, perché gli amici degli amici hanno deciso così e poco importa se si tratta di regali che paghiamo tutti con le tasse).
Tutte queste persone, dovrebbero essere costrette a vedere Steal this Film, un documentario realizzato dai gestori di un sito di download. Per carità, anche certi atteggiamenti degli autori (che vorrebbero passare per dei pionieri della libertà di espressione), sono eccessivi. Ma c'è una grande verità, che molti ancora non hanno capito. Quelli che scaricano sono persone interessate ancora al cinema (ovvio, altrimenti perché non si dedicano ad altri argomenti?). Paradossalmente, invece, certi funzionari da nomenclatura bulgara da bei tempi sono più contenti se qualcuno si dedica ai videogiochi o alla musica, piuttosto che scaricarsi dieci film e comprarsene due. Grande idea, attaccare i propri consumatori e considerarli il nemico (senza, peraltro, sapere di cosa si parla).
La speranza è che nessuno di questi apocalittici non lavori per aziende che fanno il condono per 'correggere' dei problemi col fisco, perché allora sarebbe folle chiedere la galera per i ragazzini che scaricano un film (peraltro, in un Paese in cui chi truffa decine di migliaia di risparmiatori non va in galera). Anche fosse, bella pubblicità sarebbe per una casa di distribuzione far mettere in prigione dei downloader minorenni...
Ma anche così, si tratterebbe di discorsi da luddisti che conoscono pochissimo la materia e che spesso servono da scusante (quest'anno la nostra casa di distribuzione è andata male? Colpa della pirateria!). Tra l'altro, fatti dalle stesse persone che non vogliono assolutamente neanche sentir parlare di abolizione/diminuzione delle window (il tempo tra l'uscita in sala e quella in home video), non comprendendo che una delle esigenze degli spettatori (soprattutto delle famiglie) è quella di non spendere un capitale per vedere un film, magari dopo essersi fatti un bel tragitto in macchina nel traffico.
Ma il problema è che tutto questo discorso ha poco senso, soprattutto se fatto dagli esercenti. Infatti, mentre scaricare un disco in mp3 è in effetti un efficace (e gratuito) sostituto dell'acquisto legale, tirar giù un film appena uscito in sala (e quindi disponibile in copia orripilante) è tutt'altra esperienza. E a chi fa gli esempi di Hostel 2 e Sicko (senza considerare che i loro risultati magari dipendono anche dall'interesse - non eccelso - dei film in sé), rispondiamo con American Gangster . La pellicola di Ridley Scott era infatti disponibile in copia perfetta su Internet due settimane prima dell'uscita nella sale americane. Eppure, questo film (vietato ai minori e quindi non certo da grande pubblico) ha conquistato più di 120 milioni di dollari nei soli Stati Uniti. Miracolo?