La stampa italiana e gli Oscar
Dopo l'esclusione de La prima cosa bella, c'è chi parla della mafia italo-americana che fa vincere Mediterraneo e chi sostiene che l'Italia dieci anni fa avrebbe dovuto candidare No Man's Land. E' la stampa italiana, bellezza!
Rubrica a cura di ColinMckenzie
Fai un film sul massacro nazista e sei sicuro di vincere la statuetta. Questo per via della lobbie (sic!) ebraica che è ancora fortissima a Hollywood".
In realtà, se era vero in passato soprattutto per la categoria dei documentari, ormai l'Olocausto non sembra godere di particolare attenzione da parte dell'Academy.
L'Italia negli ultimi cinque anni in realtà ha espresso soltanto tre film degni della statuetta. vale a dire, Il divo di Sorrentino, Vincere di Bellocchio e Gomorra di Garrone. I primi due per misteriose ragioni nessuna ha spinto perché fossero messi in lizza".
Beh, considerando che Il divo e Gomorra erano in competizione tra loro per diventare il candidato italiano nello stesso anno, corsa poi vinta dal film di Garrone, la ragione dell'esclusione de Il divo non è così misteriosa. Ma arriviamo al pezzo forte di Carbone, quello che spiega successi e insuccessi del cinema italiano agli oscar, come nel caso di Gomorra:
Per una volta che potevamo vincere per meritocrazia, ci tagliarono fuori con molto anticipo. In realtà quella ebraica non è la sola lobbie che comanda. All'Academy conta mica male anche la mafia italo-americana che diciannove anni or sono portò alla vittoria il non eccelso Mediterraneo di Salvatores. Il guaio era che Gomorra faceva un discorso mica tanto gradito ai padrini del cinema".
Ma visto che Carbone è difficile prenderlo sul serio, l'articolo più intrigante, visto che è spacciata per un'inchiesta approfondita, è quello sull'Espresso di Alessandra Mammì (che, va precisato, è stato scritto prima dell'annuncio della shortlist). Ora, personalmente ritengo che un pezzo del genere dovrebbe essere scevro di errori e fatto da una persona con una forte competenza in materia, peccato che non sia questa l'impressione. Cominciamo da questo estratto:
Infine c'è un terzo film (bellissimo) che avrebbe dovuto esser scelto nel 2010 al posto di "Baària": ed è "Vincere" di Marco Bellocchio. Il "New York Times" lo promuove come uno dei migliori della stagione, meritevole di nomination come film, attrice (Giovanna Mezzogiorno) e attore (Filippo Timi). Peccato che per cavilli burocratici (o distrazione dei distributori americani) "Vincere" non è iscritto al concorso e quindi non può vincere niente".
Peccato che per Vincere il problema non sia l'iscrizione al concorso, ma il fatto che non fosse eleggibile, essendo uscito in contemporanea nelle sale e in VOD negli Stati Uniti. Poi, non ritorno sul fatto che le possibilità di Vincere nelle categorie maggiori erano nulle, tanto ormai è inutile ed è passato l'equivoco...
Errare è umano, perseverare invece... Perché di errori ne son stati fatti tanti. Si era sicuri di "Gomorra" anche per il sostegno di Scorsese e invece l'Academy lo snobbò. Fu il "Divo", invece, uscito in Usa l'anno dopo, a portare a casa un premio di consolazione per il trucco".
Non si lottò abbastanza per "No man's land" (prodotto in Italia con soldi di Fabrica) e lasciammo ai bosniaci la soddisfazione di alzare la statuetta, mentre noi restavamo storditi a guardare la "Stanza del figlio" di Nanni Moretti non raggiungere neanche la cinquina.
Qui siamo alla fantascienza. Secondo la Mammì, si doveva lasciare a casa la pellicola di uno dei nostri registi più famosi all'estero e che aveva vinto la Palma d'oro a Cannes. Al suo posto, bisognava proporre No Man's Land, una storia sui Balcani che non si può certo considerare rappresentativa dell'Italia, a cominciare dal suo regista (ci pensate alle polemiche - anche giuste - che sarebbero sorte?). Se già così l'idea è surreale, c'è un ulteriore, piccolo problema, che un esperto di Oscar dovrebbe sapere: in nessun modo No Man's Land sarebbe stato eleggibile agli Oscar come candidato italiano. Qualche anno dopo, Private di Saverio Costanzo è stato rifiutato dall'Academy (peraltro, portando a far diventare la 'riserva' la bestia nel cuore l'unico titolo italiano a ricevere una delle cinque nomination ultimamente, tanto per dimostrare l'imprevedibilità di questo premio) perché non era parlato prevalentemente in italiano (regola che poi è stata modificata). Lo stesso sarebbe avvenuto per No man's Land, peccato che la giornalista non abbia pensato a questo piccolo 'particolare' prima di lamentarsi della mancata candidatura italiana. Ed è strano che, in un articolo sugli errori della commissione, non si segnali l'unico sicuro, decisamente quello più imbarazzante.
***Su Avvenire, Gerolamo Fazzini si rammarica per l'esclusione di Uomini di dio (cosa sulla quale si può anche essere d'accordo), parlando di errore artistico e culturale, ma poi scrive dei film che hanno superato la selezione:
"Dal momento che ne ignoro in gran parte contenuti e livello artistico, non mi addentro in polemiche di sorta".
Non è un dramma, gli oscar premiano spesso tremende bufale, ma noi siamo suscettibili, contemporaneamente afflitti da peccati di superiorità e di inferiorità".
Decisamente meno convincente la conclusione:
Un paese che è sulle prime pagine di tutto il mondo per gli scandali che investono i suoi vertici che agli stranieri appare ormai come un interminabile e sgangherato fin comico, non può pretendere di essere preso sul serio, anche quando se lo merita".
Mi sembra difficile pensare che il voto dei giurati dell'Oscar dipenda da Ruby e da "Papi presidente Beluscone". Comunque, a differenza di quello che dice la Aspesi, La vita è bella non aveva vinto per la la sceneggiatura, ma per la colonna sonora.
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