La storia del caratterista che ha recitato in più di 600 film, ma che nessuno conosce
James Hong il caratterista più prolifico di sempre. ha partecipato a più di 600 film, ma nessuno lo conosce. Come mai?
A chi non è capitato di pronunciare queste frasi guardando un film in compagnia? Niente di grave, state guardando un caratterista.
Sulla questione ha giocato recentemente la serie Bojack Horseman con la versione a cartoon della caratterista Margo Martindale. Per via del loro ruolo i caratteristi vengono chiamati in moltissime produzioni per pochi minuti di screentime. Sono presenti in moltissimi film, ma per poco tempo.
James Hong è uno di loro. Ed è uno degli attori più presenti di sempre nel cinema, nella televisione e nei videogiochi.

La passione per la recitazione è stato un desiderio tenuto nascosto sin dalla più tenera età. Cinese in America, Hong aveva obblighi verso la famiglia, con una carriera da ingegnere civile da realizzare per mantenere alto l'onore (e le promesse economiche). La grande occasione venne per caso grazie all’incontro con la televisione.
Negli anni ’50 l’attore comico Groucho Marx conduceva un quiz televisivo intitolato You Bet Your Life. Hong prese parte a una puntata facendo imitazioni dei personaggi famosi del cinema e della televisione dell’epoca. Fu un successo inaspettato. Il pubblico lo notò e il feedback che ebbe l’emittente fu decisamente positivo. Questo permise al giovane attore di ottenere un agente e quindi la possibilità di partecipare ai provini per le produzioni di Hollywood.
Ma Hollywood non era un posto per attori asiatici. I pregiudizi erano ancora molti e il pubblico non era pronto per vedere un attore non americano guidare l’intera produzione. Non importa quanto fosse ricercato o amato dal pubblico. Questa natura ibrida di interprete ben voluto garantì a Hong una media di 10 film all’anno, senza nessun ruolo di primo piano. Il suo volto era usato come maschera. I suoi tratti e la sua nazionalità venivano usate per semplificare parti della storia, sacrificando lo sviluppo del carattere in funzione di una forte tipizzazione.
Erano anni di “yellowface” in cui Marlon Brando in La casa da tè alla luna d’agosto dava il volto a un interprete di Okinawa, o in cui John Wayne impersonava l’imperatore Gengis Khan. E mentre i grandi attori statunitensi continuavano a prendere i grandi ruoli, gli attori asiatici venivano confinati a comparse dalle poche battute o a stereotipi razziali.

James Hong non aveva potere, era un semplice lavoratore, senza nessuna influenza sulle produzioni. Lui stesso racconta di avere ricevuto la sceneggiatura del film Confessioni di un fumatore d’oppio diretto da Albert Zugsmith e di averla trovata terribile. Un testo pieno di stereotipi razziali e facili caratterizzazioni che Hong si decise a fare cambiare imponendo al regista una riscrittura. Nulla di tutto ciò si concretizzò e la produzione andò avanti imperterrita.
Questo fatto cambiò qualcosa in lui, facendolo desiderare una voce propria, diversa da quella dei suoi personaggi. Lasciò per un periodo il cinema e si dedicò al teatro, fondando la East West Players: un gruppo di interpreti asioamericani indipendenti. L’obiettivo era duplice: fornire uno spazio sicuro e aperto per esercitare la professione senza limiti, ma soprattutto creare uno strumento per accrescere il peso “politico” nell’industria dell'entertainment. East West Players mirava a creare un pubblico per attori di talento che non lo avevano, voleva attirare l’attenzione e ribadire lo status di attore (non solo di comparsa) di chi vi partecipava.

Nel frattempo, mentre conduceva (e ancora conduce) questa sotterranea battaglia per la rappresentanza sul grande schermo, James Hong apparì ovunque, soprattutto al cinema e nella televisione, ma anche in diversi cortometraggi e in 22 videogiochi.
Cosa ne pensate della storia di James Hong? Potete scrivercelo nei commenti!