FILM

Laika e Wildwood: la fantasia non è solo un rifugio dalla realtà

L’apprezzato studio d’animazione dietro opere come Coraline e Kubo e la Spada Magica torna in sala dal 22 ottobre con Wildwood: I Segreti del Bosco Proibito, distribuito da Notorious Pictures: ecco perché la loro fantasia è un’arte da preservare.

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A sentirsi diversi c’è sempre un certo gusto. È l’antidoto perfetto per il dolore dell’incomprensione: quando ci si sente talmente fuori dai giochi da diventarne estranei, l’unica alternativa per non soccombere è fare di quella differenza la tua più grande forza. Ci si rifugia sempre nelle storie: in quelle che raccontiamo nella nostra arte, in quelle che raccontiamo a noi stessi. Forse quando Laika è nata è stato proprio per questo: raccontare il diverso in un mondo che non capisce, portando avanti un’idea di animazione e di racconto ben precisa. Sarebbe sbagliato utilizzare il termine “libera” senza riconoscerne davvero il significato: allora tanto vale parlare di “personale”. Perché dietro ogni opera di questo studio c’è la mente (e soprattutto il cuore) di autori e artigiani che coltivano la propria slow art in un mondo che corre sempre più veloce.

Non è la fuga del diverso, quanto più l’esaltazione dell’unicità a fare la differenza. Non è un caso che tutte le opere dello studio raccontino di conflitti tra l’interiore e l’esteriore: il modo più semplice e diretto per poter portarlo in scena, arricchendo ogni storia con elementi sempre più interessanti, è attraverso la fantasia. Rischiamo di sottovalutare quanto l’immaginazione (quella vera, pura e qui sì, libera) possa cambiare le nostre vite. Laika, che torna al cinema con Wildwood: I Segreti del Bosco Proibito, la sua opera più ambiziosa, ha capito sin da subito cosa significa mescolare arte e fantasia come antidoto a realtà difficili.

Nasce tutto da un massimo rispetto per il pubblico giovane: una profonda fiducia nei ragazzi che riverbera in ogni scelta creativa. Temi cupi si mescolano ad amore e luce, guidati da un fantastico che non diventa più soltanto escapismo, ma strumento comunicativo per reagire al reale.

Cosa significa “raccontare”

Una scena di Wildwood: I Segreti del Bosco Proibito - ©Notorious Pictures

Il modo di raccontare è inseparabile dalle storie. Laika usa la stop-motion, creando ambienti e personaggi fisici per poi esaltare ogni loro particolare grazie alla tecnologia digitale. Chi conosce Laika e Travis Knight lo sa bene: più che uno studio, si tratta di una comunità di creativi che hanno coronato il sogno folle di dar vita a creature inanimate scaturite dalla loro fantasia a passo uno. Ma Laika è anche un laboratorio sofisticato in cui si sperimentano nuove tecniche, materiali e software, spronati da uno spirito comune impossibile da trovare altrove: la stop-motion è un ambiente piccolo e unito in cui si collabora con realtà differenti. Chi ha lavorato ai film dello studio ha contribuito al Pinocchio di Guillermo del Toro, per fare un esempio. La rifinitura del digitale, unita al calore e alla tattilità del fatto a mano, dà poi vita alla fantasia di animatori-artigiani che in questi mondi lasciano un pezzetto di sé.

Quando ci si sente diversi per davvero, diventa quasi una battaglia ideologica: portare avanti le proprie idee, il proprio modo ambizioso di fare le cose contro tutto e contro tutti - anche scegliendo la strada più difficile per farlo. Knight e soci partono da questo assunto fondamentale: lo sforzo di oggi vale la gloria di domani. Così le storie di Laika passano sempre attraverso gli stessi punti, sfiorando persino una struttura abbastanza ripetitiva, pur di trasmettere il loro messaggio: gli adulti, troppo presi dai loro problemi, sono spesso spaesati quanto i bambini; i bambini, costretti a cavarsela da soli, vivono in prima persona il conflitto tra valorizzare la propria identità e farsi accettare dall’esterno.

Il fantastico rappresenta il modo in cui il pubblico, quindi, può scollegarsi da dinamiche troppo complesse per accogliere l’empatia senza filtri, arrivando a capire perché si raccontano certe storie - e quanto anche quelle all’apparenza più semplici possano salvare qualcuno che si sente sbagliato o solo in un momento della propria vita.

L’animazione “vera” è quella del cuore

Una scena di Wildwood: I Segreti del Bosco Proibito - ©Notorious Pictures

L’idea di Laika passa anche attraverso un personalissimo concetto di animazione. La fantasia dei suoi artisti è un universo prettamente artigianale in cui trovare qualcosa di unico rispetto a gran parte dell’animazione mainstream - troppo spesso intrappolata in stili e storie ripetitivi, tra ambizioni fotorealistiche ed eccessi digitali. Il lavoro di Laika non prescinde dalla tecnica, ma a differenza di altri artisti che stanno cambiando l’animazione (come quelli di Sony o Fortiche) il processo è inverso: la tecnica diventa esaltazione del fantastico, di qualcosa che prescinde dal racconto ed esiste ancor prima della sua ideazione. Wildwood mostra con orgoglio proprio quell’insieme di elementi, legati dal fantastico, che hanno reso lo studio un unicum a livello mondiale. È una questione di identità: c’è chi gira su se stesso e chi rifiuta l’immobilismo.

In un’epoca satura di contenuti, l'individualità può ancora sopravvivere a prescindere da ritmi e tempi. Forse, proprio perché ci siamo abituati tanto a correre, l’idea di trovare qualcosa di più concreto, tangibile, che ha richiesto tempo per venire alla luce, diventa più importante per l’esperienza nel suo complesso. E la cosa più bella è che è proprio in questo modo che il fantastico diventa una voce presente e riconoscibile: è autentico e, per quanto frutto di pura fantasia, automaticamente più “reale” di qualsiasi altra opera digitale. Rifugio e verità artistica finiscono inevitabilmente per coincidere: quegli stessi mondi nati per accogliere i “diversi” possono diventare spiragli di purezza in un mondo animato sempre più freddo.

Wildwood: I Segreti del Bosco Proibito sceglie anche per questo di tornare a parlare di piccoli spazi un po’ magici e tanto umani, attingendo dal romanzo di Colin Meloy e Carson Ellis per ricordare all’industria che il fantastico non è (e non sarà mai) soltanto una via d’uscita: è una finestra su altri mondi.

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