Le curiosità che quasi nessuno conosce su Il Commissario Montalbano
Ventisei anni di repliche, milioni di spettatori ogni martedì sera e una Sicilia che non esiste ma che tutti vogliono visitare. La storia di una serie che ha cambiato la televisione italiana
C'è qualcosa di strutturalmente anomalo nel successo del Commissario Montalbano. La serie è andata in onda per la prima volta nel 1999 e l'ultima puntata inedita è del 2021, eppure ogni martedì sera su Rai 1 alle 21.30 le repliche continuano ad attrarre milioni di spettatori con una costanza che nessun altro prodotto della televisione italiana generalista riesce a replicare. Non si tratta di nostalgia passiva — si tratta di qualcosa di più sottile e difficile da spiegare con le categorie ordinarie dell'audience analysis. Montalbano funziona in replica come pochissime serie funzionano in prima visione, e chiunque lavori nella televisione italiana sa che questo è il dato più impressionante di tutti. La spiegazione ha a che fare con la qualità della scrittura, con la costruzione del personaggio, con la Sicilia che fa da sfondo, e con alcune scelte produttive e narrative che vale la pena raccontare una per una.
Le origini: il nome, il personaggio e il nonno di Camilleri
Il nome Salvo Montalbano non è casuale — non lo è mai niente in Camilleri — e nasconde un omaggio letterario preciso. Andrea Camilleri, che con il commissario aveva un rapporto quasi filiale, chiamò il suo personaggio in onore di Manuel Vázquez Montalbán, scrittore spagnolo e padre del detective Pepe Carvalho, con cui Camilleri condivideva una visione della narrativa poliziesca come strumento di critica sociale e politica. I due si conoscevano e si stimavano, e il tributo onomastico era il modo di Camilleri per dichiarare apertamente i propri debiti letterari.
Il carattere del commissario, invece, affonda le radici in un'altra direzione: Camilleri ha rivelato che la personalità di Montalbano deriva in larga parte da quella del nonno materno, Carmelo, un uomo schivo, ironico, di poche parole ma di grande acume, con un senso dell'umorismo asciutto e una diffidenza viscerale verso le istituzioni. Questo spiega perché Montalbano non assomiglia ai detective della tradizione italiana — non ha l'intensità psicologica morbosa del personaggio di genere, né la pedanteria procedurale del poliziotto televisivo standard. È un tipo umano riconoscibile, quasi di quartiere, che risolve crimini quasi per fastidio personale più che per dovere professionale. Quella combinazione di disincanto e brillantezza è il marchio di fabbrica di Camilleri e del suo personaggio, e non è nata dal niente.Luca Zingaretti e la descrizione che non c'era
Un dettaglio che i lettori dei romanzi sanno ma che il pubblico televisivo tende a ignorare: nei libri di Camilleri, Montalbano non viene mai descritto fisicamente in modo dettagliato. L'autore lasciò deliberatamente il personaggio senza connotati precisi, convinto che ogni lettore avrebbe costruito la propria versione mentale del commissario. Quando la Rai propose la serie televisiva, la scelta di Luca Zingaretti non fu accolta senza perplessità — non corrispondeva a nessuna delle immagini precostituite che i fan del libro si erano costruiti. Camilleri stesso, in un primo momento, era incerto. Poi vide Zingaretti lavorare e non ebbe più dubbi: quella lentezza fisica, quegli occhi che scrutano, quella capacità di stare nel silenzio senza riempirlo inutilmente erano esattamente Montalbano. Nel tempo, la coincidenza tra attore e personaggio è diventata così totale che oggi nessuno riesce più a immaginare un altro commissario.
La Sicilia di Montalbano: i luoghi reali dietro i nomi di fantasia
Uno degli aspetti più affascinanti dell'universo narrativo di Camilleri è la sua geografia parallela — una Sicilia che non esiste sulle carte geografiche ma che chiunque abbia visitato l'isola riconosce immediatamente. Vigata è la trasposizione romanzesca di Porto Empedocle, la città natale di Camilleri sulla costa agrigentina, con i suoi vicoli, il suo porto, la sua luce particolare. Montelusa, la città capoluogo dove ha sede la Questura, corrisponde ad Agrigento, con tutta la sua stratificazione storica e amministra9tiva. Fela è invece la versione letteraria di Gela, città industriale e difficile che nel ciclo di Montalbano rappresenta spesso l'altra faccia della Sicilia — meno pittoresca, più aspra, più contemporanea.
Sul piano delle riprese, le location usate dalla produzione seguono una logica parzialmente diversa dalla topografia narrativa. Il commissariato di Vigata non è Porto Empedocle ma il municipio di Scicli, nel ragusano, un palazzo barocco di straordinaria bellezza che è diventato un'icona visiva della serie e una delle mete più visitate del turismo legato a Montalbano. La casa di Montalbano, quella con la terrazza sul mare dove il commissario mangia il tonno sott'olio e guarda l'orizzonte, si trova a Punta Secca, nel comune di Santa Croce Camerina, e da decenni riceve visitatori da tutta Europa che vogliono sedersi dove si sedeva il commissario. La fiction ha letteralmente ridisegnato i flussi turistici di una parte della Sicilia.
Il paradosso del mare
C'è un dettaglio biografico del personaggio che sfugge a molti spettatori ma che Camilleri aveva costruito con precisione: Montalbano ama il mare, nuota ogni mattina, vive sulla costa, e — secondo alcune rivelazioni dell'autore — soffrirebbe di una forma di fobia verso l'acqua profonda. Il paradosso non è una svista narrativa, è una scelta deliberata per rendere il personaggio più complesso di quanto appaia in superficie. L'uomo che affronta quotidianamente il male umano nella sua forma più diretta convive con una paura privata che non rivela a nessuno. È il tipo di contraddizione interna che distingue un personaggio letterario da un semplice meccanismo narrativo, e spiega perché Montalbano funziona tanto bene sia sulla pagina che sullo schermo.
La serie dopo Camilleri: cosa è rimasto e cosa è cambiato
Andrea Camilleri è morto il 17 luglio 2019 a Roma, all'età di 93 anni, dopo un arresto cardiaco. Prima di morire aveva però completato — o lasciato in forma abbastanza definitiva — il romanzo che avrebbe concluso la storia di Montalbano, Riccardino, pubblicato postumo nel 2020. La produzione Rai ha continuato a trasmettere le stagioni già girate e nel 2021 ha mandato in onda gli ultimi episodi inediti, girando una conclusione che tenesse conto del testamento narrativo dell'autore. La morte di Camilleri avrebbe potuto interrompere definitivamente l'interesse del pubblico verso la serie — invece accadde l'opposto. Gli ascolti delle repliche, già molto alti, aumentarono ulteriormente, come se la scomparsa dell'autore avesse trasformato ogni episodio in un documento prezioso invece che in semplice intrattenimento. Montalbano è diventato, in un certo senso, ancora più immortale negl momento in cui il suo creatore non c'era più.
Stasera, 7 aprile, su Rai 1