Le piattaforme non sottraggono pubblico alle sale
Da molti anni continuiamo a ripetere che lo streaming uccide il consumo cinematografico in sala. Eppure, i dati sembrerebbero dirci il contrario: la maggior parte degli utenti SVOD continua ad andare al cinema.
"Lo streaming uccide il consumo cinematografico in sala". Non si fa altro che ripeterlo dal 2015, anno in cui Netflix è sbarcato nelle case degli italiani. Un coro che adesso sembra rimbombare ancora più forte, in seguito all’ufficialità dell’offerta di acquisto della Warner Bros. da parte della piattaforma dalla N rossa. In verità, della morte del cinema per come è stato concepito (proiezione di un contenuto audiovisivo a un pubblico pagante di un’esperienza collettiva in una sala) si parla da diversi decenni: una volta per colpa delle televisioni, poi per l’home video e le tv private, poi per la pirateria e ora per le piattaforme. Eppure, non esiste alcuna analisi o ricerca scientifica che dimostri l’equazione: “Più abbonati ai servizi Svod uguale meno spettatori in sala”.
Partiamo da questa analisi condotta da SWG per il Ministero della cultura che mette in relazione la percentuale di persone che vanno al cinema con le modalità con cui guardano i film a casa. Premettendo che questi dati non presentano un grado di oggettività assoluto, dal momento che sono delle stime costruite sulla base di un’indagine campionaria, si può descrivere un quadro sorprendente rispetto al rapporto tra streaming e sala, contrariamente alla narrazione comune. Infatti, gli utenti che guardano film regolarmente sui principali servizi OTT (Over The Top: Netflix, Prime Video e Disney+) sono anche i più assidui frequentatori della sala. Il 62% dei fruitori regolari dello streaming va anche al cinema, e questo dimostra come il consumo domestico non scoraggi la visione in sala, ma la alimenti: più le persone guardano film in contesti on demand, più è probabile che vadano anche al cinema.
Se si osservano, invece, i numeri dei non utenti dello streaming, solo il 22% di chi non guarda film sulle piattaforme frequenta le sale. Per quanto riguarda la Tv lineare, la percentuale degli spettatori che guarda film in Tv è inferiore rispetto agli utenti OTT, mentre quelli che non guardano film in TV sono in assoluto il gruppo meno interessato a guardare film in sala. Pertanto, è fuorviante parlare di correlazione diretta tra sala e streaming. I dati mostrano, invece, come i due mezzi siano in realtà complementari, in cui la fruizione domestica può implementare quella theatrical e viceversa. Anche da un punto di vista strettamente commerciale, i dati in merito ai consumi confermano il legame positivo tra sfruttamento dei titoli in sala e su piattaforme: i film usciti in sala sono anche quelli più visti sulle piattaforme, ma questo è un altro argomento che avremo modo di approfondire in un futuro articolo.
Quello che sta succedendo non è uno spostamento dalla sala allo streaming, ma uno spostamento dalla tv lineare allo streaming, mantenendo intatta l’attitudine di frequentare la sala. Le persone che prima guardavano molti film in tv e andavano in sala, oggi continuano ad andare in sala ma utilizzano i servizi SVOD al posto della Tv.
E allora come si spiega il calo delle presenze al cinema? Oggi non siamo ancora riusciti a ricucire il gap con i numeri del pre-covid, ma le cause sono molteplici e le più importanti non sono di certo riconducibili allo streaming. I dati ci dicono che il calo delle presenze in sala non è dovuto principalmente alle piattaforme, che hanno rilevanza solo per un intervistato su cinque. I motivi principali riguardano invece degli aspetti culturali, comportamentali e di consumo ben più ampi e complessi. Tralasciando la paura di contrarre il virus, oggi ormai superata e ridimensionata, la maggior parte delle persone ha eliminato (o ridotto) la frequentazione delle sale per diversi fattori dominanti: perdita di abitudine, cambiamenti degli stili di vita, percezione di scarsa attrattività dell’offerta theatrical e minore possibilità di spesa.