Lettera aperta ai fratelli Vanzina
Oggi esce in tutta Italia Un'estate ai Caraibi, nuova pellicola dei fratelli Vanzina. Badtaste si chiede cosa sia successo alla storica coppia del cinema italiano dai tempi di Sapore di mare...
Rubrica a cura di ColinMckenzie
Ho avuto modo di vedere in anteprima Un'estate ai Caraibi. Non credo che il problema sia il fatto che lo ritengo un film veramente brutto, tanto nella vostra carriera non mi pare abbiate ottenuto grandi consensi critici, senza peraltro grandi preoccupazioni per questo. Temo però che con questa pellicola (che segue una scia inquietante cominciata con il titolo dello scorso anno Un'estate al mare) vi stiate allontanando pericolosamente dal vostro pubblico.
Per carità, non voglio apparire come un vostro appassionato, né peraltro riproporre il solito tentativo di riscoperta-valorizzazione, per cui qualsiasi artista comico italiano, dopo un tot di anni di carriera, deve essere glorificato dalla critica, che fino a quel momento l'aveva massacrato. Tuttavia, anche i vostri detrattori più feroci devono ammettere che nel 1983 con Sapore di mare avete creato un filone fondamentale (che poi avete proseguito lanciando ufficialmente i cinepanettoni grazie al primo Vacanze di Natale) per le sorti del nostro cinema. E che con Diego Abatantuono avete dato vita a un personaggio rimasto nel cuore di milioni di persone, anche se magari, rivisti oggi, quei prodotti (Il ras del quartiere, Eccezzziunale... veramente, Viuuulentemente mia) erano un po' debolucci.
Qui chi è che dovrebbe parlare ai giovani? Due attori come Martina Stella e Paolo Ruffini, che francamente di lezioni di recitazione ne devono ancora prendere tante? O Enrico Bertolino, che era molto meglio lasciare alla televisione?
Un punto interessante è la volgarità e come vengono percepiti i vostri film. Credo che anche voi non potreste sostenere (neanche per comprensibili ragioni commerciali) che il vostro ultimo film sia all'altezza di Sapore di mare. Eppure, l'illustre critico Paolo Mereghetti così scriveva della vostra pellicola storica (a cui rifilava un pallino e mezzo) sul suo dizionario:
Piatto e volgare, aprì disgraziatamente il filone nostalgico precontestazione riscuotendo un grande successo nell'Italia del rampantismo incipiente".
Vedremo che cosa ci riserverà la coppia in futuro, ma ripensando a certi film dove la volgarità dei nostri tempi era rappresentata con dosi ancora più massicce di compiacimento e beceraggine facciamo fatica a rimpiangere qualche cosa dei film di quel passato. Un'estate ai Caraibi forse non sarà graffiante ma almeno sa evitare certe gratuite cadute nella volgarità a cui il filone ci aveva - ahinoi - abituato".
Ma Mereghetti non è l'unico. Sul Giornale, Massimo Bertarelli (che prende in giro gli "snob che in questi giorni fanno la fila per sorbirsi le micidiali pizze coreane del fresco Festival di cannes", senza controllare il programma delle rassegne italiane, che non prevede pellicole di quel Paese) esalta il film e alla fine ci tiene a dirci che "le parolacce sono al minimo storico".
Ecco, se c'è una cosa da cui vi consiglio di diffidare, è questo solito mantra della critica sulla volgarità. Basta che non ci sia la volgarità e due parole di stima non si negano a nessuno. Ma siamo proprio sicuri che certi titoli non debbano essere volgari? Se uno vuole rappresentare una certa Italietta deteriore, non potrà mica pensare di farlo con dialoghi degni dell'aristocrazia inglese mostrata da James Ivory, no?
D'altronde, per provarlo basta fare un piccolo test. Pensate che una frase qualsiasi dei vostri ultimi due film verrà ricordata dal pubblico come il celeberrimo "a Iside, famme na' pompa" pronunciato da Christian De Sica in S.P.Q.R.? Penso proprio di no e di sicuro non c'è nulla di cui vergognarsi.
Insomma, tornate a credere nel cinema che facevate, guascone, strampalato, con un filo di pazzia e sanamente volgare, magari guardando ai modelli d'oltreoceano come le pellicole di Judd Apatow e Todd Phillips. Ne va della salute del cinema italiano, che dipende molto più dagli incassi dei vostri film di tante pellicole d'autore festivaliere. E ne va delle risate che, noi generazione nata a metà dei settanta, ci siamo fatti negli anni ottanta con le vostre pellicole...