Lo specialista e lo Stallone spaesato
Lo specialista vorrebbe portare avanti la tradizione del thriller erotico ma si scontra con uno Stallone fuori posto e una sceneggiatura farraginosa
Questo speciale fa parte della rubrica Tutto quello che so sulla vita l’ho imparato da Sylvester Stallone.
Nei primi anni Novanta andava un sacco anche l’eroina, ma questo non vuol dire che fosse davvero una buona idea. Qualcuno ha invece pensato che Lo specialista fosse sì una buona idea, e che lo fosse affidarne la scrittura ad Alexandra Seros, che in carriera ha scritto solo due film: questo, e un anno prima il remake americano di Nikita, Nome in codice: Nina con Bridget Fonda. Dev’essere stato un grande biennio per Alexandra Seros quello 1993/94; dopodiché è sparita, e di lei non si hanno più notizie. È un peccato: sarebbe bello chiederle di spiegarci un po’ questo Lo specialista, un film che per essere seguito richiede un tasso di concentrazione riservato di solito allo studio per l’esame di maturità.
Grossa parte del problema è la conseguenza di avere a disposizione da un lato l’algida regina del thriller a sfondo sessuale, una statua di ghiaccio diventata famosa grazie a un film nel quale erano tutti pezzi di ghiaccio in un genere popolato da iceberg, e dall’altro l’eroe action massimalista ma anche con un cuore, emotivamente carico, sempre in contatto con il suo lato umano. È fisicamente impossibile far convivere questa Sharon Stone, quella plasmata da Verhoeven a soffocare ogni emozione, e Sylvester Stallone; e siccome il contesto nel quale i due sono inseriti è popolato principalmente di altre Sharon Stone, è Sly a fare la figura di quello fuori posto.
Ci verrà tutto semi-spiegato più avanti, quando ormai è troppo tardi e più che altro sembra di assistere a una retcon in diretta – “non è che sono successe cose a caso, era tutto parte del mio piano che mi sono appena inventata!”. Lo specialista è un film confuso e farraginoso, che procede quasi per tentativi: ogni tanto succede qualcosa che non ha alcun impatto sulla trama, e viene quindi prontamente dimenticato in favore della cosa successiva, sperando che sia quella buona.
Per carità, essendo un film di Sylvester Stallone del 1994 c’è il minimo sindacale di morti ammazzati ed esplosioni, e il finale in particolare è abbastanza grosso e abbastanza scemo da arrivare quasi a farsi perdonare le due ore precedenti. Quasi, però: ci sono sequenze sinceramente imperdonabili, tra cui una delle scene di sesso più imbarazzanti della storia del cinema da questo lato di quella di Watchmen. E soprattutto ci sono i due protagonisti che sembrano venire da due film diversi – o meglio, sembra che lui sia inciampato per sbaglio sul set del film di lei, e ci si sia dovuti arrangiare a inventarsi un motivo per farli recitare insieme.