L'ultimo saluto di Undertaker, leggenda del wrestling
Si ritira Undertaker, uno dei wrestler più universalmente riconoscibili di tutti i tempi, forse il migliore: una vera e propria leggenda
Non erano tanti, all'epoca, i wrestler che si ti piantavano direttamente in testa prima ancora di essere saliti sul ring, e su Undertaker era chiaro da subito che puntavano fortissimo, con gran sfoggio di effetti speciali.
Era il personaggio con cui la WWE si apprestava a mischiarsi con l'horror e il sovrannaturale a livelli più intensi che mai. Alto 2 metri e 8 per un peso di 140kg, svetta immediatamente su tutti e pare da subito provenire da un altro mondo, come se fosse stato evocato da un rito di un sacerdote malvagio o di un teenager inconsapevole. Passa gran parte del match a fare sostanzialmente il golem, roccioso e inamovibile, le sue mosse frutto di forza bruta accentuata dalla sua stazza.
Poi, quando meno te lo aspetti, è capace di esplodere in momenti di agilità insospettabile, come un braccio teso volante o un tuffo suicida a scavalcare le corde per gettarsi sull'avversario fuori dal ring. Ed è proprio in quei momenti – ancor più rispetto a quando gli avversari lo colpiscono e lui non batte ciglio – che sembra davvero sovrannaturale e imbattibile.
Gli anni passano, le mode si alternano, ma Undertaker è costantemente uno degli uomini di punta della federazione: non necessariamente il più titolato di sempre (anche se detiene il record di 21 vittorie consecutive e 25 totali a Wrestlemania, l'evento più importante della stagione) ma costantemente lassù fra i più amati, e sempre più l'unico punto di contatto fra l'epoca d'oro di quanto il wrestling veniva per le prime volte trasmesso in tv in Italia e le nuove generazioni.
Giova probabilmente la sua personalità, mai straripante, sempre professionale, dell'atleta che sa farsi rispettare ma anche mettersi da parte quando lo ritiene onesto, e che lascia il più possibile che sia soltanto il suo lavoro a far parlare di sé. Il suo personaggio subisce varianti, un look progressivamente più sobrio fino a diventare un "comune" biker, un truce motociclista che non ha bisogno di effetti speciali per imporre il suo carisma, più vicino a come si sentiva nella vita di tutti i giorni. Ma anche quando torna ad essere il "becchino" che tutti conoscono, si rende protagonista di momenti indimenticabili: a livello di spettacolo porterò personalmente nel cuore quella volta che fece crollare il ring sotto ai piedi di Kurt Angle sparando fulmini a distanza, e quando mandò Edge letteralmente all'inferno facendolo sprofondare nel ring ed evocando fiamme dal punto in cui era scomparso; a livello di match, le sue multiple epiche sfide con Shawn Michaels nonché uno dei momenti più iconici dell’intera storia della WWE, ovvero la sfida con Mankind in cui quest'ultimo volò due volte dal tetto della gabbia perdendo realmente conoscenza per qualche secondo.
Ma è soltanto ora, in coincidenza con i 30 anni dal suo esordio, e al culmine di un intero mese di omaggi in suo onore da parte della WWE, che ha potuto dare un saluto finale al suo pubblico. I tempi sono quelli che sono, ed è profondamente ingiusto che non abbia potuto farlo dal centro di un Madison Square Garden in straripante sold out, ma pazienza.
Si ritira una leggenda.
Forse il migliore.