Ma qual è il vero flop?
La stampa italiana si era concentrata molto sul presunto 'fallimento' di Natale in Sudafrica, mentre ora c'è un silenzio assordante verso Manuale d'amore 3 e i suoi pessimi dati. Ma perché?
Rubrica a cura di Colinmckenzie
Di fronte a questi dati, i nostri giornalisti avranno trattato il primo film con qualche perplessità, mentre al secondo saranno stati dedicati articoli di fuoco, giusto? Eppure, incredibilmente, finora sta avvenendo il contrario. Il massacro mediatico contro il cinepanettone ce lo ricordiamo bene, mentre invece finora l'unica analisi che ho trovato in quasi due settimane (considerate che fin dal giorno di esordio si era capito che Manuale d'amore 3 non avrebbe ottenuto i dati sperati) è presente sul settimanale Oggi, a firma Paolo Mereghetti, che peraltro fa delle considerazioni interessanti sulla strategia di marketing utilizzata. Qualcuno, con coraggio notevole, ha anche parlato di "campione di incassi", solo perché il titolo è rimasto due settimane in testa al botteghino (non avendo avversari di livello, ovvio).
Ma allora, come spiegare questo silenzio? Spiace voler fare il 'moralista', ma temo che molti nostri giornalisti importanti facciano pezzi del genere per promuovere alcune loro opinioni già ben definite. Il cinepanettone, per molti, è il male assoluto (cinematograficamente parlando) e quindi la voglia di dichiararlo morto è sepolto è enorme, tanto da 'falsare' il giudizio sui dati economici. Evidentemente, qualcosa del genere non avviene con il cinema di Veronesi, che non sarà molto amato dai critici, ma non riesce a rappresentare lo stesso bersaglio dei titoli natalizi.
Discorso ben diverso per Manuale d'amore 3. Attaccare questo film significa prendersela non solo con Veronesi, ma anche con Scamarcio (forse l'unico mezzo divo che abbiamo, se proprio vogliamo trovare con il lanternino un divo nel nostro cinema), Verdone (che rappresenta comunque una delle poche certezze del panorama nostrano), Placido, De Niro, la Bellucci, Laura Chiatti, Valeria Solarino, ecc. Insomma, vuol dire inimicarsi mezzo cinema italiano, che poi magari va a finire sulle copertine dei settimanali nel tentativo (poco riuscito) di creare uno star system nostrano.
Tuttavia, notato il pessimo dato di Manuale d'amore 3, va anche detto per onestà intellettuale che è sbagliato riflettere sugli alti costi del film, in particolare lo stipendio di De Niro, soltanto in base agli incassi italiani. In effetti, la presenza dell'attore americano consente vendite all'estero impossibili da ottenere solo con gli attori autoctoni. E comunque, anche ammesso il flop del progetto, questo non significa dare per morti i vari Veronesi (che alla fine ha sempre incassato bene e ha lanciato una delle poche nuove saghe di successo) e De Laurentiis, neanche se dovesse andar male Amici miei. I flop li fanno tutti, anche Steven Spielberg o James Cameron hanno ottenuto dati inferiori alle loro attese, senza per questo veder finita la loro carriera.