Marty Supreme, un'odissea musicale e colpi di ping-pong
In Marty Supreme, Josh Safdie racconta il sogno americano tra ascesa e compromesso, mentre la musica di Daniel Lopatin trasforma il biopic sportivo in un’odissea sonora fuori dal tempo.
Marty Supreme: truffatore o sognatore? Probabilmente se si ponesse la stessa domanda al regista Josh Safdie lui stesso avrebbe difficoltà nel dare una risposta esauriente.
Archetipo del fallimento del sogno americano, sportivo ambizioso, truffatore incallito, venditore di scarpe; ogni elemento potrebbe essere correttamente associato alla figura di Marty Mauser, alias Marty Reisman, personaggio realmente esistito le cui gesta sportive, e non, hanno saputo rappresentare perfettamente il contesto sociale americano del dopoguerra. Safdie, dopo l’esordio con Good Times e Uncut Gems, il coabitazione con suo fratello Benny, realizza un’opera fortemente ambiziosa, in cui lo spaccato sociale di un futuro probabile campione di tutti tempi del ping-pong, diventa rappresentazione di una scalata infinita alla ricerca dell’eccellenza, a costo di ogni cosa, compresa la propria dignità.Se il ritmo incessante vi ha colpito più di ogni altra cosa, così come le scelte musicali apparentemente anacronistiche, Marty Supreme rappresenta a tutti gli effetti un’odissea ritmica a colpi di ping-pong.
Differentemente da Uncut Gems, dove la musica composta invadeva la scena per enfatizzare lo spazio circostante del gioielliere/allibratore Howard Ratner (Adam Sandler) servendo perfettamente la spirale tragicomica del suo stesso protagonista, in Marty Supreme la colonna sonora è un elemento preponderante fin dal primo minuto.
Dalla coabitazione di brani come Forever Young degli Alphaville, I Have the Touch di Peter Gabriel oppure Everybody Wants to Rule the World dei Tears For Fears, la cui connessione con gli anni 50, secondo il regista, è da trovare perfettamente nel rinnovato sogno americano perseguito anche negli anni 80: “Reagan, cercava di seguire la sconfitta inseguendo la prosperità della vittoria”, l’elemento che determina più di tutto la vera matrice sonora è la presenza di uno dei compositori più interessanti del panorama musicale odierno, la cui collaborazione con Safdie ne ha dettato fortemente l’estetica: Daniel Lopatin.Se alle maggior parte delle persone questo nome potrebbe indicare ben poco, senz’altro il suo nickname parla per sé, Oneohtrix Point Never. Sperimentatore incallito, alchimista di una nuova fase per la famigerata Vaporwave, ideatore del nuovo sound di The Weeknd, Fka Twings e CHARLIE XCX, Lopatin ha avuto il suo natale cinematografico proprio grazie ai due fratelli con cui collabora fin da Good Times. Ma se Benny ha scelto per il suo primo lavoro solista, The Smashing Machine, la compositrice Nala Sinephro, anche lei di casa Warp, Josh si è affidato nuovamente al suo celebre collaboratore, creando il vero plot twist di Marty Supreme.
Il suo lavoro risente fortemente del lascito dei primi sperimentatori nel campo della musica per il cinema. È indubbio, ad esempio, che il primissimo tema presente in Uncut Gems, The Ballad of Howie Bling, sia un voluto omaggio alla composizione di Vangelis, Ballad, così come possiamo trovare molteplici inflessioni compositive di Wendy Carlos o dei Tangerine Dreams in Marty Supreme, ma Lopatin sembra partecipare sempre di più ad una gara a parte. La sua crescita compositiva, la cui sperimentazione l’ha sempre fatta da padrone, si arricchisce sempre di più di una sensibilità filmica che rende il proprio lavoro sempre più connesso alle immagini, tanto da renderle uniche.
Temi come The Call o Marty’s Dream definiscono apertamente il ritmo stesso delle sequenze a cui essi avvengono associati, in cui convivono apertamente elementi di elettronica così come di barocco ottocentesco, enfatizzando così le molteplici sfaccettature del suo protagonista.
Infatti, tra le molteplici reference a cui Safdie e Lopatin hanno attinto per dare forma anatomica al proprio Marty Supreme, non troviamo unicamente inflessioni 80’s, ma come dichiarato dallo stesso compositore a Vulture, uno degli ascolti più assidui durante la fase di lavorazione sono stati proprio I concerti brandeburghesi di Johann Sebastian Bach, espressione perfetta di cosa fu l’ascesa del barocco e del contrappunto nell’ambito della musica classica.
Nonostante per metrica e formazione possano sembrare due lavori completamente agli antipodi, il modo in cui Lopatin struttura la sua colonna sonora è fortemente condizionato da tutto ciò. I molteplici layer circolari che ricordano le ripetizioni melodiche di Bach, sono corpi in continua formazione, così come l’utilizzo del coro. La stratificazione sonora non è solo dettato dall’uso massiccio di synth ma è una similitudine di molteplici strumenti che rendono la composizione stessa avulsa da ogni genere precedentemente realizzato. Una musica effettivamente senza epoca che strizza volontariamente l’occhio a uno dei lavori più celebri nel campo della sperimentazione elettronica, Switched-On Bach di Wendy Carlos.
Marty Supreme per Lopatin è un film che parla costantemente di genesi, di una nuova nascita, e ciò lo ritroviamo costantemente anche nella sua musica. “Mi sono reso conto che il film parlava di tutte queste diverse forme di parto. C'è ovviamente la nascita di un bambino, ma riguarda anche la nascita di un nuovo sport. Ed è la nascita di un giovane che diventa adulto, quindi è una storia di formazione. Ma riguarda anche l'integrità artistica. Marty Mauser un ragazzo che rifiuta di svendersi ma è conseguentemente costretto a scendere a compromessi e trovare la sua strada attraverso questo labirinto di un vecchio mondo vampirico di ricchezza e potere, ma anche il mondo incestuoso del Lower East Side e le persone che cercano di mantenerne intatta la forma. E Marty Mauser ha questa implacabile fiducia in se stesso. Per me si tratta anche di essere un artista e cercare di non svendersi mai per il miglior offerente. Mi ha colpito molto profondamente”.
Il suo stile circolare, di costante caduta e ascesa, diventa un labirinto che Marty deve attraversare perennemente per arrivare al suo futuro, al suo sogno, e la colonna sonora ne è la perfetta allegoria.
Ma Marty Supreme e anche un film che strizza l’occhio a tutti quei sport movie degli anni 80, ridefinendone il genere.
In questo Lopatin sembra quasi sabotarne la forma, come visto in precedenza, ma è indubbio che ascoltando determinate composizioni come Endo’s Game (Reprise) oppure il tema finale, Force Of Life, risenta particolarmente di alcuni stilemi musicali che potremmo ritrovare in opere come Rocky, Karate Kid o Momenti di gloria, composta proprio da Vangelis.
Come afferma Brian Reitzell, compositore e music supervisor feticcio di Sofia Coppola: “Daniel Lopatin ha avuto il merito di saper trasportare gli stili compositivi più comuni nei noise show nel seminterrato al successo sul grande schermo. Grazie alla sua capacità di sostenere una scena con questo tipo di sentimenti complessi, ha iniziato la sua ascesa verso un livello d'élite di compositori famosi, facendo sì che la musica si intrecci con l’immagine per diventare una cosa viva, completa e coinvolgente”.
Nonostante la colonna sonora di Marty Supreme sia stata “erroneamente” snobbata dall’Academy che ha preferito rimanere coerente rispetto alla sua visione datata e anacronistica in merito a ciò che oggi dovrebbe essere la composizione per immagini, il lavoro di Lopatin ne dimostra la grande predisposizione compositiva attenendosi non solo alla sua formazione, ma contaminandola di nuove e sperimentali conformazioni sonore che lo rendono uno dei lavori cinematografici più interessanti degli ultimi anni. Nonostante la sua mancata candidatura gridi ancora vendetta siamo certi, compreso chi ne scrive, che ne sentiremo parlare ancora per molto tempo.