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Matrix torna al cinema ed è sempre più attuale: perché da anni ci viviamo dentro

Il 26, 27 e 28 ottobre torna al cinema Matrix, scritto e diretto da Lana e Lilly Wachowski nel 1999 e vincitore di quattro Premi Oscar. È un capolavoro irripetibile e oggi è ancora più attuale: vi spieghiamo il perché.

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Wake Up! L’urlo dei Rage Against The Machine si alzava potente alla fine di Matrix, il cult movie del 1999 che oggi torna al cinema, dal 26 al 28 novembre grazie a Nexo Digital. "Sveglia!" ci stavano dicendo Zack de la Rocha e Tom Morello. E alla fine della visione del film (e in fondo ogni volta che lo abbiamo rivisto) abbiamo avuto proprio questa sensazione, quella di essere stati risvegliati. Da che cosa? Ognuno di noi vede in Matrix qualcosa di molto personale. Ma quell’idea che il mondo sia un’immensa bugia, che l’informazione sia controllata, che quello che ci fanno vedere non sia quello che in realtà è, che i déjà-vu non siano un caso, è qualcosa che ognuno di noi ha pensato prima o poi. Era un messaggio attualissimo alla fine del Novecento, il secolo dei totalitarismi e quindi della propaganda. Ma pensate a quanto sia attuale oggi. Nel 1999 entravamo nella tana del Bianconiglio e scoprivamo un nuovo mondo. Oggi non ne siamo ancora usciti.

La storia di Matrix, il film Andy e Larry Wachowski (oggi Lilly e Lana Wachowski) immagina che Thomas Anderson, un programmatore di software ma anche un hacker con lo pseudonimo di Neo, una notte legga sul suo monitor una serie di frasi riguardo a qualcosa chiamato Matrix. Un messaggio che parla della tana del Bianconiglio lo porta a conoscere Trinity, un'esperta hacker, e Morpheus. È lui a proporgli di scegliere tra una pillola rossa e una pillola blu: con una continuerà a vivere nell’inganno, mentre l’altra servirà rivelargli il vero mondo in cui vivono. È un mondo in rovina alla fine del XXII secolo, senza luce solare, in cui l'umanità sta combattendo contro le macchine e la loro Intelligenza Artificiale che si sono ribellate all’umanità. Matrix è il mondo fittizio, un’allucinazione collettiva creata per far vivere tranquilla l’umanità e celare il vero mondo.

L’AI era fantascienza: ora è tra noi

Metteva i brividi già nel 1999 questa idea. E pensate che allora l’Intelligenza Artificiale era una suggestione che avevamo vissuto soprattutto grazie al cinema. Dall’HAL 9000 del seminale 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick (anche questo destinato a tornare al cinema a novembre e da non perdere) a Skynet, l’AI che aveva mandato nel passato un cyborg per uccidere Sarah Connor in Terminator, l’AI allora era una teoria, un’idea. Oggi esiste e, a suo modo, ricrea anch’essa la realtà. Per ora in modo “piatto”, in 2D solo su uno schermo, in foto o filmati. E con delle voci che provengono da server, senza corpo e senza materia. Ma sappiamo fino a dove potrà arrivare? E, soprattutto, sappiamo davvero chi la controllerà? La notizia che le big tech abbiano deciso di rallentare sullo sviluppo delle AI, perché stavano andando troppo veloce, la dice decisamente lunga.

Da Platone al Vangelo, fino a Schopenhauer

Ma il fascino di Matrix va ben oltre il timore per le AI. Ha piuttosto a che fare con una domanda che l’uomo si pone dalla notte dei tempi. Quella che vediamo davanti a noi è davvero la realtà o una mistificazione, una copia, un simulacro di qualcosa che si cela dietro e noi non riusciamo a cogliere? Matrix è il Mito della Caverna di Platone, che, nel IV secolo a.C., immaginava che in un antro ci fossero degli uomini che fossero vissuti sempre lì dentro, con la conseguenza di pensare che le ombre proiettate su quei muri fossero davvero la realtà - e che solo uscendo dalla caverna, liberato e risvegliato, un uomo potesse vedere il mondo com’è.

Matrix è il Velo di Maya di Schopenhauer, quel velo che copre gli occhi delle persone facendo apparire come realtà quella che è la proiezione della nostra mente e che solo nel momento in cui viene squarciato – con la cultura, l’etica, l’ascesi – permette all’uomo di vedere la realtà com’è e liberarsi dal dolore. Ma i riferimenti potrebbero essere moltissimi. Neo è l’uomo che esce dalla caverna per poi portare la verità agli altri uomini, è colui che, con la conoscenza squarcia quel velo. È l’Eletto (The One, in originale), colui che secondo la profezia riuscirà a liberare l’umanità. In Matrix c’è anche la religione cristiana, e Neo è anche una figura cristologica. Nei due sequel, Matrix Reloaded e Matrix Revolutions, questo riferimento è molto più evidente.

Da Lewis Carroll a George Orwell a Ghost In The Shell, nasce un film irripetibile

Ma Matrix è pieno di riferimenti. Da Lewis Carroll e il suo lisergico Alice nel paese delle meraviglie (è da lì che viene il Bianconiglio) a George Orwell e il suo 1984, capolavoro che parla di totalitarismo e controllo delle informazioni. Ci sono l'ipotesi del genio maligno di Cartesio e dall'esperimento mentale dei cervelli in una vasca di Hilary Putnam. C’è il manga giapponese Ghost In The Shell, a cui Matrix deve molto. Gli allora Fratelli Wachowski, che venivano da un solo film, l’hard boiled saffico Bound – Torbido inganno, sono riusciti a inserire una serie di riferimenti in una sceneggiatura che è stata un vero miracolo.

Non si sarebbero più ripetuti: già dai primi due sequel, molto meno a fuoco a livello di trama e tensione narrativa e preoccupati di accumulare soprattutto effetti speciali che riuscissero a sorprendere più di quelli del primo film (fino al recente Matrix Resurrections, seguito ironico e distaccato che vuole demolire il mito, raccontare proprio l’irripetibilità di quel film e dirgli addio). Ma non sono solo i successivi Matrix a non aver ripetuto il primo. Anche gli altri film del duo – Speed Racer, Cloud Atlas, Jupiter – non hanno lasciato grosse tracce. Un po’ meglio è andata alla serie Sense 8, diventata un piccolo cult.

Il Bullet Time che cambiò il cinema

È anche vero che a ogni nuovo film firmato Wachowski ci si aspettava moltissimo. Perché Matrix non è stato solamente un grandissimo racconto di fantascienza, ma è stato anche un film che ha cambiato il cinema per quanto riguarda gli effetti speciali. Matrix è diventato un film iconico anche grazie all’introduzione del Bullet Time - una tecnica che permetteva, grazie a una serie di macchine fotografiche posizionate ad arte che scattavano tutte nello stesso momento, di avere un effetto al rallentatore e di poter girare intorno ai personaggi e alla scena. È più facile vederlo che spiegarlo. In poche parole, il bullet time dava in qualche modo la sensazione di fermare il tempo, di poterlo controllare.

Unito a un altro effetto, che arrivava dal cinema d’azione di Hong Kong, che permetteva ai personaggi di volare e rimanere sospesi nell’aria grazie a dei cavi che poi venivano cancellati al computer, Matrix otteneva l’effetto perfetto che si voleva dare al film. Neo, Trinity e Morpheus, esseri al di sopra degli altri grazie alla conoscenza, al loro essere risvegliati, riuscivano a eludere e controllare le regole di quel mondo che ormai conoscevano come finzione. Anche a livello di tecnologia il duo non si è più ripetuto. Ma quel modo di girare ha influenzato decine di film d’azione negli anni che sono seguiti.

Matrix è qui e ora, ogni giorno

Vedere oggi Matrix acquista un senso molto particolare. A più di 25 anni dall’uscita rimane un film abbagliante e illuminante. Non solo perché l’AI è ormai tra noi. Ma perché, ogni giorno, viviamo l’inganno di una realtà distorta. Matrix sono i governi estremisti che controllano l'informazione, che celano le barbarie in medio oriente o che tengono a bada la gente comune con capri espiatori. Matrix è l’America di Trump che influenza ogni comunicazione e che collabora direttamente con alcuni esponenti delle big tech. Matrix sono le fake news che arrivano ogni giorno da anni sul web e sui social media e che tanta gente ormai non riesce a distinguere dalla verità. E siamo appena all’inizio.

Matrix ce lo dice chiaramente: svegliatevi! Ci dice di guardare con occhi attenti. Ci dice di fare attenzione, perché “il cucchiaio non esiste”.

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