MIA 2017: come esportare le produzioni italiane all'estero?
Il MIA si interroga sulle produzioni televisive italiane: "gigante addormentato" o "nano morto"? Quali sono le produzioni nostrane che funziona all'estero e perché.
Nell'ambito dei tre settori dell'audiovisivo di cui il MIA si occupa, Cinema, TV e Doc, l'incontro di questa mattina rientra nella sezione DOC, motivo per cui si è parlato di quei programmi/format (non serie televisive) che vengono prodotti in Italia ed esportati all'estero. Nello specifico il panel è stato introdotto con una sorta di provocazione sulla quale il moderatore Davide Valentini ha invitato i suoi ospiti a riflettere, secondo cui il nostro paese, in termini di distribuzione televisiva, sarebbe stato definito come un "gigante addormentato".
Sebbene l'Italia sia riconosciuta come un paese dalla grande espressione creativa, in concreto, soffrirebbe a causa di una disparità tra produzioni importate ed esportate, dimostrandosi non particolarmente attiva nell'esportazione, soprattutto quando messa a confronto con Inghilterra, l'Olanda e gli Stati Uniti, notoriamente abilissimi in questo campo o, negli ultimi anni, con con paesi come la Turchia ed Israele che sono diventati dei veri e propri modelli da imitare.
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Tocca un'immagine per scorrere la galleriaAl di là della presentazione che ognuno degli ospiti presenti ha fatto dei prodotti di maggior successo di cui si sono occupati, l'incontro si è fatto davvero interessante quando si è parlato di quale sia il genere di modello italiano che ha funzionato all'estero e del perché.
La chiave per il successo, per Discovery, sarebbe per esempio la potenzialità di un prodotto di viaggiare, la sua universalità ed adattabilità e di conseguenza la sua forza in quanto prodotto concretamente vendibile. Altro punto importante è lo storytelling, l'arte italica del raccontare, come lo è la comprensione che non è necessario investire sempre milioni di euro per ottenere un prodotto di successo, ma che un programma semplice che ha dietro una buona struttura narrativa o un'idea solida, può rivelarsi estremamente remunerativo.
L'Italia, all'estero, è sinonimo di "napoletanità", storie di colore, folclore o boss criminali, ma dai produttori esteri viene sempre rappresentata in maniera fortemente caricaturale, non genuina, finendo per apparire poco attuale e molto fuori dal tempo, un'osservazione sulla quale alcuni dei produttori presenti hanno riflettuto, chiedendosi il motivo per cui ci siano così tante storie che raccontano il nostro paese e così poche produzioni italiane che esportino la verità, la versione non macchiettistica di ciò che di noi piace all'estero. Il che ci sembra un interessante interrogativo da porsi, nonché la chiave giusta per cercare programmi di successo: è in quest'ottica che nascono infatti prodotti come "Il boss delle cerimonie", che per quanto possa sembrare kitsch e sopra le righe, è stato comprato da ben 141 paesi facendo di questo programma un notevole successo che non si è affievolito nemmeno quando il suo protagonista, Antonio Polese, è morto qualche tempo fa, passando il testimone al resto della sua famiglia.
La chiave del successo sono quindi programmi con storie adattabili ad altre realtà o che raccontino di personaggi conosciuti (come per esempio Kings of crime, narrato da Roberto Saviano) o, ancora, che esaltino le nostre specifiche peculiarità. Il problema vero, secondo la Morganti, non sarebbe in conclusione legato all'incapacità dei produttori italiani di creare format di qualità, ma capire che è importante cambiare il punto di vista da cui il problema viene affrontato, imparando a capire quale siano le storie che hanno una certa fascinazione per il mercato estero.
I problemi veri, secondo Alessandro Grieco di Comedy Central, si incontrano però quando si ha a che fare con un genere molto culturale e difficile da esportare come il comedy che essendo legato a doppio filo alla notorietà di un attore/comico, difficilmente ha carattere internazionale. In Italia, tra l'altro, la comicità ha persino una forte connotazione regionale, rendendo ancora più complessa la questione dell'esportabilità del prodotto. Ciò che funziona in questo caso sono prodotti estremamente adattabili, come Comedy Central News che è andato anche in onda in Spagna, Germania, Sud Africa e forse, prossimamente, in Medio Oriente e che un po' per fortuna e congiunzioni di eventi, un po' per le sue stesse caratteristiche di esportabilità, si è tramutato in un successo internazionale.
Si è infine anche parlato di come il mercato estero percepisca quello italiano, come un mondo che pecca troppo spesso di pigrizia e che non sfrutta sempre le proprie potenzialità, emblematico in questo senso un particolare caso in cui un produttore americano si chiedeva come mai non esistesse un programma italiano sulla moda, considerando quanto questo mercato conti nel nostro paese e quanti nomi abbiamo a disposizione su cui raccontare una storia.
E voi cosa ne pensate? Siete d'accordo con le considerazioni fatte da alcuni degli ospiti dell'evento? Avevate mai preso in considerazione l'idea che proprio la provincialità del nostro paese potrebbe diventare un punto di forza ed un argomento capace di interessare un vasto pubblico? Fateci sapere la vostra opinione nei commenti!