Missione 3D è una macchia indelebile sulla carriera di Stallone ma gli vogliamo bene uguale
Missione 3D – Game Over è una macchia indelebile sulla carriera di tutte le persone coinvolte nel cast: come si fa non volergli bene?
Questo speciale su Missione 3D – Game Over fa parte della rubrica Tutto quello che so sulla vita l’ho imparato da Sylvester Stallone
Come suggerisce già il titolo, Missione 3D è un film girato in 3D – nel senso che ogni singola cosa che succede a schermo è concepita per sfruttare quella che nel 2003 era ancora una più o meno nuova e rivoluzionaria tecnologia. Come suggerisce il fatto del 2003, questa cosa da sola è già un disastro: vi ricordate com’era e cosa faceva la CGI nel 2003? OK, forse quello linkato è l’esempio sbagliato. Prendiamo qualcosa di più adatto, di più immediatamente paragonabile all’estetica del film di Robert Rodriguez: per esempio questo.
È chiaro che non è colpa di nessuno: il progresso avanza a grandi passi e una cosa realizzata oggi tra dieci anni sembrerà vecchia e tra venti inaccettabile. Vale nel 2023 e valeva ancora di più nel 2003: dire che Missione 3D – Game Over è un pessimo film solo perché ha una CGI di livello bassissimo anche per gli standard dell’epoca è ingeneroso, ma è soprattutto limitante – ci sono tanti altri ottimi motivi per smontarlo oltre a prendersela con la sua estetica da forchetta negli occhi.
Anche il fatto che il peso del film stia quasi tutto sulle spalle del povero Daryl Sabara non aiuta: il suo Juni andava bene ai tempi del primo capitolo, quando era ancora abbastanza giovane da farsi perdonare una certa macchinosità, ma in Missione 3D il suo personaggio è “cresciuto” e deve comportarsi da “adulto”. E Sabara non ci riesce, recita ancora come fosse allo spettacolo di fine anno della scuola media, si limita a parlare ed enunciare le sue battute senza davvero interpretarle o provare a essere il personaggio di un film. Né gli altri ragazzi che lo circondano fanno meglio, intendiamoci: il clima generale è quello di una serie TV per bambini prodotta con quattro spicci da una TV locale. Più Kiss Me Licia che Mission: Impossible, insomma.
“Sono ragazzi” direte. D’accordo, allora concentriamoci sul protagonista di questa rubrica. Perché in mezzo a tutti i volti arcinoti che compaiono in Missione 3D – Game Over, Sylvester Stallone è quello a cui viene dedicato più screentime. È il villain, il Giocattolaio, il creatore del mondo virtuale di Game Over (a proposito: un videogioco al cui confronto le tanto criticate strategie di monetizzazione di certi giochi moderni sembrano accettabili, considerato che ci puoi giocare una sola volta e se finisci le vite vieni espulso per sempre, e non è chiaro se tu possa rientrare comprando un’altra copia), ed è sempre accompagnato da tre diverse versioni del suo subconscio, tutte e tre vestite in modi buffi – la mossa-Eddie Murphy, per capirci. E sapete una cosa? Si diverte da matti.