Morte a 33 giri è Carrie in versione metal
Morte a 33 giri è un piccolo classico dimenticato dell’horror anni Ottanta che parla di bullismo, dischi riprodotti al contrario e tanto, tantissimo metallo
Vi è mai capitato di sentirvi dire che la musica che ascoltate fa schifo? Molto probabilmente sì, c’è sempre la persona che non apprezza i vostri gusti per quanto universali e mainstream possano essere. Vi è mai capitato, però, di sentirvi dire che la musica che ascoltate è malvagia, cattiva, diseducativa, immorale, sbagliata, da censurare, satanica e pornografica? Al protagonista di Morte a 33 giri, piccolo cult horror degli anni Ottanta che è stato un po’ dimenticato nonostante possa vantare nel cast nientemeno che Gene Simmons e Ozzy Osbourne, succede tutti i giorni: glielo dicono i compagni di scuola, glielo dice la mamma, lo dicono gli adulti alla televisione. È uno dei motivi per cui il povero Eddie è un emarginato, una vittima dei bulli, un perdente che, come nelle migliori storie di redenzione, proprio nella tanto amata musica trova il suo riscatto – anche se forse non come ve lo state immaginando.
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E anche la storia che racconta è una piccola vicenda domestica dal vago sapore kinghiano (ci torniamo): Morte a 33 giri è ambientato dentro e intorno a un liceo americano, un luogo orrendo dove i bulli della scuola dimostrano 35 anni e possono fare sostanzialmente quello che vogliono alla luce del sole e sotto gli sguardi disinteressati dell’intero corpo docente. E siccome le storie di adolescenti bullizzati in cerca di riscatto sono un grande classico degli anni Ottanta (La storia infinita è di due anni prima, per dire), il protagonista di Morte a 33 giri è il povero Eddie, uno dei pochissimi metallari della scuola e l’unico che ha il coraggio di sfidare le prese in giro dei succitati bulli presentandosi a lezione vestito di pelle e borchie e ascoltando quella musica rumorosa che non piace a nessuno tranne che a lui. Eddie subisce e si sfoga con il rock and roll, come fa qualsiasi adolescente vittima di bullismo per i suoi gusti musicali più o meno dai tempi di Elvis, e riversa tutte le sue speranze per un futuro migliore su Sammi Curr, ex studente del suo liceo diventato rocker provocatorio, satanico e ipersessualizzato – esattamente il genere di figura che qualche anno dopo sarebbe stata incarnata e monopolizzata da Marilyn Manson, almeno nella percezione collettiva, ma che negli anni Ottanta era onnipresente e monopolizzava le copertine e i poster appesi in milioni di camerette.

Nello specifico parliamo di un disco di Sammi Curr, l’ultimo inciso prima della sua morte prematura, che viene consegnato a Eddie da Gene Simmons in persona (non è vero: gli viene consegnato da DJ Nuke, interpretato da Gene Simmons nella sua miglior imitazione di Wolfman Jack), e che, quando viene riprodotto, libera lo spirito di Sammi Curr, che è ovviamente infuriato e con una gran voglia di vendicarsi e più in generale di fare casino ammazzando quanta più gente possibile. Immaginate se al posto di Falkor Sebastian fosse stato salvato dai bulli da una specie di Alice Cooper con mezza faccia bruciata e il potere di fulminare la gente a colpi di riff; oppure immaginate se Carrie non fosse stata dotata di poteri telecinetici, ma avesse dovuto fare un patto con il diavolo per vendicarsi delle compagne di scuola. Morte a 33 giri sembra essere la storia di un tizio che a forza di venire abusato perde ogni freno sociale e decide che la vendetta a tutti i costi è la sua ragione di vita, e del rocker fantasma che lo aiuta a mettere in atto i suoi piani. Almeno finché non arriva un ulteriore piano del discorso a complicare le cose.

Speriamo sia chiaro che Morte a 33 giri vi piacerà proporzionalmente a quanto amate la sua sottocultura di riferimento, la sua estetica, anche la sua storia (il film è strapieno di chicche e dettagli tutti da notare), e ovviamente la sua musica: la colonna sonora è firmata dai Fastway, la band formata da Fast Eddie Clark dei Motorhead e Pete Way degli UFO, e diverse sequenze sono girate (con grande entusiasmo e un’evidente passione per fiamme, face paint e cose che esplodono) come fossero un video musicale – alla Stallone, per intenderci. Per cui se per qualche motivo avete paura che l’heavy metal corrompa le menti e possa davvero evocare Satana, state alla larga da Morte a 33 giri; in alternativa indossate tutte le borchie che avete e fate un po’ di stretching per il collo, perché novanta minuti di headbanging sono una faticaccia.