Ninja Assassin ci crede un po’ troppo
Ninja Assassin avrebbe dovuto abbracciare il suo lato più trash, invece prova a darsi un tono e fallisce miseramente
L’arte, la cultura, il cinema d’essai: tutti concetti che con Ninja Assassin c’entrano poco o nulla – il problema è che nessuno l’ha detto a James McTeigue. Non è mai bello dover parlare male di un film, criticarlo, puntare il dito su difetti più o meno evidenti: c’è sempre quella sensazione di stare smontando, dalla comodità della nostra scrivania e con la spocchia di chi non ci ha lavorato, un prodotto che ha richiesto mesi di preparazione e di lavoro intenso, che ha coinvolto decine se non centinaia di persone che ci hanno messo tutto quello che avevano per creare qualcosa di buono. Nel caso di Ninja Assassin però non ce la sentiamo di sentirci in colpa: quando uscì nel 2009 non era solo il secondo film di James McTeigue ma quello che arrivava dopo V per vendetta, e che sarebbe dunque dovuto essere anche la conferma di quanto di buono fatto vedere al suo debutto dall’ex assistente di regia delle sorella Wachowski. Non lo fu, come non lo sono stati i film venuti dopo: a riguardarlo oggi, con il senno di poi, Ninja Assassin non è altro che il primo dei famosi tre indizi che messi insieme fanno una prova.
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Non è chiaro cosa abbia spinto James McTeigue a scegliersi come progetto successivo Ninja Assassin, un film nato perché le Wachowski si erano innamorate delle coreografie di combattimento della popstar sudocoreana Rain nel loro (bellissimo, peraltro) Speed Racer, che era protagonista di un paio di sequenze vagamente a tema ninja; questa considerazione bastò per pensare “dobbiamo scrivere un film che parla di ninja”, cioè una figura archetipica giapponese a metà tra storia e mitologia, che rappresenta l’assassino perfetto e che viene tradizionalmente opposta alla figura del samurai, che uccide con onore e non colpendo dalle ombre. A scrivere questa storia tipicamente nipponica fu... Michael Straczynski, che l’anno prima aveva debuttato al cinema scrivendo Changeling di Clint Eastwood (!) e la cui carriera cominciò addirittura negli anni ’80 quando scrisse qualche episodio della serie animata He-Man e i dominatori dell’universo (!!) e poi della Signora in giallo (!!!).

Per fortuna che c’è Raizo (sempre la popstar), che si prende a cuore la vicenda di Mika e decide che è la persona giusta perché la sua personale missione di vendetta possa fare il passo successivo. L’inevitabile inerzia di una storia del genere porterà Raizo a scontrarsi finalmente con il suo vecchio mentore in un duello all’ultimo sangue tra sagome scure che spiccano dietro un paravento, ma è quello che succede in mezzo che è il vero problema. Ninja Assassin, infatti, è un film interamente costruito su una notevole quantità di sequenze di combattimento che mettono in mostra le abilità marziali di Rain e, quando possibile (troppo poco, purtroppo), del mito Sho Kosugi (Lord Ozunu), oltre che il gusto per le coreografie di McTeigue. E siccome era il 2009 e il sangue usato come vernice su una tela andava ancora molto di moda (principalmente per via dell’onda lunga di 300 di Snyder, uscito tre anni prima), ognuna di queste sequenze è una festa di arti che volano, corpi tagliati a metà da affilatissime katane di acciaio giapponese ripiegato mille volte, e spruzzi, fontane, cascate di liquido rosso che sprizza da dovunque gli sia permesso di sprizzare.
Potreste però approcciarlo come fosse un drinking game: ogni volta che c’è uno spruzzo di sangue bevete uno shot di grappa, ogni volta che c’è una poetica inquadratura piena di Giappone feudale ingollate un po’ di sake, e ogni volta che c’è un dialogo che vi fa venire voglia di strapparvi i capelli mischiate i due che male non fa. Oppure potreste sfruttare le sequenze di flashback per, per esempio, andare in bagno, mettere su un caffè, dare una girata al sugo, e tornare a dedicare la vostra attenzione al film ogni volta che la musica sale e la violenza si affaccia sullo schermo. Perché avrà pure tutti i difetti del mondo, ma quando sfodera la katana Ninja Assassin resta un gran divertimento.
