Paolo Virzì compie 62 anni: 6 film imperdibili per celebrare il talento del regista toscano
Nato a Livorno il 4 marzo 1964, Virzì ha costruito una filmografia capace di raccontare l'Italia come pochissimi altri: sei pellicole per capire perché.
Sessantadue anni il 4 marzo 2026. Paolo Virzì li porta con la stessa ostinazione con cui ha sempre scelto le sue storie: niente concessioni al cinema di genere facile, niente effetti speciali a riempire il vuoto, solo personaggi veri in situazioni che fanno male o fanno ridere — spesso le due cose insieme. Livornese, formatosi alla scuola di Furio Scarpelli e passato per l'apprendistato con Gianni Amelio, ha debuttato nel 1994 con La bella vita portandosi a casa il David di Donatello e il Nastro d'Argento come miglior regista esordiente. Da lì non si è mai fermato: 16 lungometraggi in trent'anni, premi a pioggia, un tentativo hollywoodiano con Helen Mirren e Donald Sutherland, il ritorno alle radici con Un altro ferragosto nel 2024. Per i suoi 62 anni, sei film che spiegano perché questo regista conta davvero.
Ovosodo (1997): il Leone d'argento che non ti aspetti
Livorno, quartieri popolari, un ragazzo che cerca di capire dove stia andando. Ovosodo è il film con cui Virzì ha smesso di essere una promessa e ha cominciato a essere un autore. Edoardo Gabbriellini interpreta Piero, cresciuto tra degrado e rassegnazione, che trova un punto di riferimento nella professoressa Giovanna di Nicoletta Braschi e nell'amico Tommaso di Marco Cocci, per poi piegarsi alla vita normale come fa chi si arrende senza saperlo. La giuria del Festival di Venezia 1997, presieduta da Jane Campion, gli consegnò il Leone d'argento – Gran premio della giuria. Il cast era quasi interamente di esordienti, eppure il film sembrava girato da qualcuno che conosceva ogni vicolo di quella città da tutta la vita. Perché era così.
Ferie d'agosto (1996): l'Italia litigiosa raccontata con amore feroce
Prima di Ovosodo c'è Ferie d'agosto, e già qui si capisce la firma di Virzì: Silvio Orlando, Laura Morante, Ennio Fantastichini, Sabrina Ferilli, un'isola — Ventotene — e due famiglie italiane incapaci di coesistere per due settimane. Il film vince il David di Donatello come miglior pellicola e ottiene cinque nomination ai Nastri d'Argento. La cosa straordinaria è che nessuno esce davvero sconfitto: Virzì riesce a tenere insieme la commedia degli equivoci e un ritratto politico dell'Italia degli anni Novanta senza che l'uno soffochi l'altro. Un equilibrio difficilissimo, reso apparentemente senza sforzo.
Tutta la vita davanti (2008): il precariato raccontato senza retorica
Ispirato a Il mondo deve sapere di Michela Murgia, questo film poteva diventare un pamphlet. Virzì ne ha fatto invece una commedia amara che fa ridere e subito dopo fa stare male. Isabella Ragonese è Marta, 25 anni, laurea in filosofia, call center. Intorno a lei un cast perfetto: Sabrina Ferilli come responsabile del piano, Elio Germano come impiegato del mese, Valerio Mastandrea come sindacalista, Micaela Ramazzotti come coinquilina che ha trovato soluzioni più redditizie. Il film porta a Virzì due Nastri d'Argento — miglior regia e miglior attrice non protagonista a Ferilli — più due Globi d'Oro e quattro Ciak d'Oro. Ritratto di una generazione, senza mai pronunciare la parola "generazione".
La prima cosa bella (2010): il film che quasi va agli Oscar
Diciotto candidature ai David di Donatello, tre premi vinti tra cui miglior attrice protagonista a Micaela Ramazzotti e miglior attore a Valerio Mastandrea. Quattro Nastri d'Argento tra cui miglior film e miglior sceneggiatura. E la selezione italiana per l'Oscar al miglior film straniero del 2011. La prima cosa bella racconta Anna, seguita dalla gioventù degli anni Settanta fino agli ultimi giorni di vita, attraverso il conflitto col figlio Bruno che prima sparisce e poi torna. Stefania Sandrelli interpreta Anna adulta con una misura che fa dimenticare di star guardando un'attrice. È probabilmente il film di Virzì più amato dal pubblico italiano, quello che le persone citano quando vogliono spiegare a qualcuno chi sia questo regista.
Il capitale umano (2014): sette David, sette Nastri, due Oscar mancati
Tratto dal romanzo di Stephen Amidon, adattato nella Brianza degli anni Dieci, Il capitale umano funziona come un meccanismo a orologeria: un ciclista investito da un Suv, tre punti di vista, quattro capitoli, una verità che si svela a pezzi. Fabrizio Bentivoglio, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino: un cast che non sbaglia un'inquadratura. 7 David di Donatello e 7 Nastri d'Argento confermano quello che la critica aveva già detto: questo è il film più formalmente rigoroso di Virzì, quello in cui la struttura narrativa non è un esercizio di stile ma la storia stessa. Selezionato per rappresentare l'Italia agli Oscar 2015.
La pazza gioia (2016): il capolavoro che viene dai margini
Pistoia, una comunità terapeutica per donne con disturbi psichici, un'amicizia tra due persone che non dovrebbero avere niente in comune. Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti costruiscono insieme qualcosa di raro: un rapporto che diventa reale davanti alla macchina da presa. La pazza gioia vince il David di Donatello come miglior film e miglior regista, cinque statuette in totale, più sette Nastri d'Argento. È il film in cui Virzì smette di descrivere l'Italia e comincia a guardare direttamente le persone — le loro fragilità, la loro capacità di resistere, il modo in cui ci si aggrappa a qualcuno per non sparire. A 62 anni, è ancora il suo film più bello.