Roma 2010 - Il miglior film indipendente dell'anno?
E' una pellicola australiana, girata da un regista esordiente, che ricorda il miglior cinema di Martin Scorsese e la ferocia di romanzieri come Jim Thompson ed Edward Bunker. Viene presentata al Festival di Roma e si tratta di...

A cura di ColinMcKenzie
Ma c'è anche un altro nome da fare ed è nel cast. Nonostante la sua notorietà, non si tratta di Guy Pearce, ma di Jacki Weaver, attrice praticamente sconosciuta. In un insieme di interpreti fantastico (da ricordare anche l'ottimo Ben Mendelsohn, sembra un Sam Rockwell più cattivo), lei e il suo ruolo non possono che spiccare. D'altronde, la nonna che sembra fuori luogo in questo ambiente criminale, ma che in realtà ne è un esempio perfetto, è un personaggio che non si dimentica. Difficile indicare il suo momento migliore. Nel finale ci sono tante cose notevoli, ma forse la spiegazione dei motivi per cui non ha visto la figlia da anni è quella più inquietante. Ma la Weaver riesce a stupire anche mentre si prepara il té. Non è certo una sorpresa che la sua prova venga supportata molto per ottenere una candidatura all'Oscar.
Ma Animal Kingdom ha tante frecce da giocarsi. In certi momenti (pochi, per ovvie ragioni), i rapporti tra le persone sembrano usciti da una pellicola romantica, in altri (magari pochi attimi dopo) potrebbero essere degni di un film horror. In effetti, il regista ha la straordinaria abilità di riuscire a mettere insieme elementi eterogenei e che non dovrebbero poter essere collegati. E nonostante sia chiaro che i soldi a disposizione erano veramente pochi, questo non impedisce di dar vita a uno stile affascinante e pieno di momenti notevoli. E soprattutto si nota la bravura nel raccontare una storia in maniera diversa e originale, per cui non sai mai come andranno le cose, lezione importante del grande cinema americano anni settanta.
E fa piacere finalmente vedere una figura di adolescente non banale, ma straordinariamente complesso, che è soggetto a un'evoluzione incredibile. E, alla fine, ti accorgi che alcune delle scene più emozionanti avvengono senza utilizzo di parole. Un tale sfoggio di talento, che non vediamo già l'ora di vedere il prossimo film di Michôd...