Roman Polanski: un arresto tra realtà e finzione
Mentre nel mondo si sprecano le parole di sostegno al celebre regista arrestato, può essere utile ripercorrere approfonditamente come si è arrivati a questo punto, tra leggende metropolitane da sfatare e idee confuse sui fatti di quella sera d'estate del 1977...
Rubrica a cura di ColinMckenzie
A questo punto, come già temevo ieri, è arrivata (come rivela oggi il Corriere) la petizione di diversi artisti cinematografici internazionali, che chiedono la liberazione del regista. Tra questi, Monica Bellucci, Ettore Scola, Marco Bellocchio, Giuseppe Tornatore (che ci aveva lavorato insieme per Una pura formalità e che si augura che possa tornare a lavorare presto), Gilles Jacob (patron del festival di Cannes), Bertrand Tavernier, Costa-Gavras, Wong Kar-Wai e Fanny Ardant (che d'altronde, essendo simpatizzante dei terroristi italiani, mostra una certa coerenza ideologica). Luca Barbareschi (sempre sul Corriere) arriva a dire che in un'intervista la ragazzina avrebbe detto di essere stata consenziente quella notte (semplicemente falso).
Imbarazzante anche la dichiarazione di Frédéric Mitterrand, ministro della cultura francese (e storico curatore per chi scrive di una serie di film d'autore che passava ogni settimana su France 2), che come riporta Repubblica si ritiene "stupefatto di apprendere la cattura di un cittadino francese, che è anche un regista di fama internazionale". Verrebbe da pensare che "un regista di fama internazionale" sia al di sopra della legge. Intanto, Marina Zenovich, autrice di un documentario proprio du questa vicenda, Roman Polanski: Wanted and Desired, si chiede "Quanto tempo una persona deve pagare per un crimine?" (risposta semplice: e chi dice che abbia pagato?).
Lo racconta lei stessa, anche se in due modi differenti. In una intervista nel 2003, il periodo in cui Il pianista era in corsa per gli Oscar, rivela che la storia iniziò nel 1977, dopo che Polanski chiese alla madre della Geimer se poteva fotografarla per una rivista francese, ricevendo il consenso della donna. "Mia madre e io pensavamo che le foto avrebbero aiutato la mia carriera di attrice", sostiene 28 anni dopo l'allora ragazzina, "perché volevo diventare una star del cinema. Avevo fatto delle pubblicità, ma non volevo diventare una modella e pensavo che questo sarebbe stato utile".
Le cose però non andarono come sperato. "Tutto procedeva bene, ma poi mi ha chiesto di cambiarmi di fronte a lui. Non mi sentivo a mio agio e non volevo tornare per una seconda sessione di foto. Ma all'epoca non avevo una tale sicurezza da dire a mia madre e a tutti gli altri che non desideravo farlo".
E poi arriva ovviamente il circo mediatico, con i giornalisti che accusavano lei e la madre di aver organizzato tutto per ricattare Polanski, tanto che ancora adesso tra i sostenitori del regista c'è chi parla di festini in quell'occasione. Cosa assurda, almeno nel caso della ragazzina, perché non si capisce allora come mai non abbia ceduto alle offerte del regista fin dalla prima occasione e soprattutto non abbia sfruttato in nessun modo (un libro, un adattamento cinematografico vendendo i diritti della sua storia) gli eventi che le sono capitati. La pressione dei mass media è un punto che dimenticano tutti ed è stata quella la ragione fondamentale per cui la ragazzina decise a un certo punto di non voler testimoniare al processo, lasciando in grossa difficoltà chi portava avanti l'indagine, tanto da spingerli a trovare un accordo provvisorio in cui l'unica accusa che rimaneva in piedi (da quelle iniziali di stupro grazie all'utilizzo di droghe, perversione, sodomia, atti lascivi e immorali con una ragazza sotto i 14 anni e aver fornito una sostanza che ha bisogno di una ricetta a un minore), era quella di aver avuto rapporti sessuali illegali con una minorenne.
A dire il vero, la prima testimonianza dell'epoca di fronte alle persone che indagavano è anche molto più cruda e si può trovare qui (la parte più grave inizia a pagina 28), anche se 'stranamente' oggi pochissimi la citano (e mi pare nessuno in Italia). Al di là dei dettagli raccapriccianti, è anche il tono delle dichiarazioni ciniche e spietate di Polanski a indignare. Certo, stiamo parlando della versione dei fatti della ragazza, che magari non è completamente vera (anche se l'onestà con la quale risponde a domande sulla sua vita privata è notevole, nonostante sia controproducente per la sua posizione e reputazione), ma non avendo una spiegazione vera e propria del regista di questo ci dobbiamo accontentare.
In conclusione, se l'autore di questi fatti fosse stato un commercialista/idraulico/imbianchino/chivipareavoi, non ne staremmo neanche discutendo perchè si sarebbe fatto tranquillamente i suoi anni di galera. Invece, Polanski se l'è cavata con una quarantina di giorni in un istituto e un ricco esilio tra Parigi, la Polonia e le piste da sci a Gstaad, non proprio il peggior destino possibile. Visto che qui abbiamo un regista geniale ne discutiamo, forse perché c'è chi ha difficoltà ad accettare che chi ci ha regalato dei grandi film possa essere un mostro nella vita privata...