Lo sgherro del villain nei film d'animazione: un personaggio in via di estinzione?
Ogni villain carismatico che si rispetti, nel cinema d'animazione, ha accanto a sé un fedele servitore. Ma è ancora così? Non necessariamente. Vediamo perché

In altri casi, gli scagnozzi provavano nei confronti del villain un forte timore reverenziale. Orazio e Gaspare, più che braccia armate dei diabolici piani di Crudelia, erano due semplici ladruncoli intimoriti dall’isterica e impellicciata riccastra. “La prego signorina, ci lasci vedere la fine dello spettacolo!” piagnucolava Gaspare nel rifugio nel quale erano nascosti i cuccioli. “Dovete farlo stanotte altrimenti chiamo la polizia!” esclamava Crudelia schiaffeggiando i due. La formula del timore reverenziale si ripeteva anche nel live-action con Glenn Close, nel quale Crudelia era un’esuberante e pacchiana Miranda Priestley ante litteram, mentre Orazio e Gaspare erano Mark Williams e Hugh Laurie, ancora lontani ruoli iconici del signor Weasley e del Dottor House.
Tra i casi più bidimensionali di sciocchi servitori c’è sicuramente il nipote del Gran Gufo di Eddy e la Banda del Sole Luminoso: nel film di Don Bluth era proprio il narratore Patù a specificare, per giunta fuori campo, che “Il nipote del Gran Gufo più che malvagio era imbecille”. Tra i casi più riusciti c’è invece il magistrale Kronk de Le Follie dell’Imperatore. Lo scagnozzo di Yzma era un assistente dalle molteplici sfaccettature: obbediva senza pensare troppo ma risolveva la situazione proprio quando si poneva delle domande (“Mi sono sempre chiesto da dove sbucasse questo trabocchetto!”). Ma soprattutto, Kronk era un esteta: amava la cucina, la buona compagnia e gli scoiattoli. Ancora oggi, è uno dei massimi esempi di scrittura, ancor prima che di animazione, capace di amalgamare i caratteri del genio incompreso con quelli del sempliciotto di buon cuore.

Sono pochi e degni di nota i casi nei quali villain e scagnozzo coesistono su uno stesso piano. È il caso della matrigna di Cenerentola e di Lucifero. Il perfido gatto più che essere uno scagnozzo della megera ne era un vero e proprio contraltare maligno. Entrambi, di fatto, condividevano il gusto per l’infamia: la matrigna distruggeva la scarpetta anche quando per le due sorellastre non c’era più speranza di sposare il Principe, mentre Lucifero non si faceva scrupoli a sporcare gratuitamente il pavimento appena lavato dalla povera Cenerentola. Era cattiveria pura: banalità del male che incontrava il gusto per l’altrui sofferenza.
In altri casi, villain e scagnozzo sono uniti da una reciproca stima: “Mio diletto, sei la mia unica speranza” asseriva Malefica al fidatissimo corvo. I due erano in simbiosi perfetta: lei si serviva di lui senza affliggerlo, lui venerava lei senza idolatrarla. Era proprio il corvino pennuto a trovare la casetta di Flora, Fauna e Serenella, che brillavano per buone intenzioni ma non per attenzione: usare la magia con il caminetto scoperto non si rivelava una scelta saggia per restare nascoste alla perfida strega.
Gli esempi, chiaramente, potrebbero continuare. Tuttavia, vale la pena chiedersi cosa ne sia stato di quella giostra di personaggi, secondari solo sulla carta, che spesso eseguivano i diabolici progetti dei piani alti. Non sono del tutto spariti, ma l’animazione li considera sempre meno. A cannibalizzare il ruolo degli scagnozzi sono state in primis le sfaccettature psicologiche del villain. Sono molto pochi, oramai, i cattivi “per definizione”. La perfidia può celarsi nella bitch face della falsa madre di Rapunzel tanto quanto nella faccia pulita del principe Hans delle Isole del Sud.
Più che scomparire, lo scagnozzo moderno cambia spesso casacca e fa invece parte del team dei buoniPiù che scomparire, lo scagnozzo moderno cambia spesso casacca e fa invece parte del team dei buoni, talvolta senza doversi neanche contrapporre ad alcuno. Abù era la controparte eroica di Jago, Sebastian e Scuttle, alleati di Ariel, si contrapponevano alle due murene al servizio di Ursula. Personaggi come Dory di Alla Ricerca di Nemo o Olaf di Frozen, invece, erano lì per aiutare gli eroi senza dover essere necessariamente speculari a nessuno.
Ne Gli Incredibili o in Toy Story 3, ai villain è successo qualcosa che li ha cambiati dentro. Le loro ragioni sono spesso reazioni a traumi del passato, e vengono opportunamente spiegate con due meccanismi narrativi tipici: il flashback e il plot twist. Nel primo caso, un salto nel passato ci mostra il passaggio al lato oscuro di chi ha avuto una vita “precedente” alla propria perfidia. Nel secondo caso, un repentino cambio di scena vede il villain svelare le proprie carte e spiegare al mondo come mai abbia intrapreso la strada della malvagità. Il perfido Lotso di Toy Story 3 era rimasto scottato da un passato difficile, mentre il principe Hans di Frozen gettava la maschera di bravo ragazzo per dichiarare la propria sete di potere senza scrupoli.
Di fatto, i villain moderni hanno smesso di essere gratuitamente malvagi per diventare potenziali casi umani, tanto bisognosi di risolversi quanto di assumere un analista. La questione, molto controversa, è se questo passaggio li abbia resi più o meno affascinanti rispetto al passato. Meglio un antagonista misterioso e intrinsecamente perfido o un tormentato e problematico caso umano? In gioco potrebbe esserci l’esistenza stessa dello scagnozzo. Morirà da eroe o vivrà abbastanza a lungo da diventare il cattivo?