Si inasprisce la battaglia tra gli editori nipponici e la pirateria dei manga
Continua la battaglia contro la pirateria: dall'arresto del fondatore di un sito cinese di scansioni alle cause legali degli autori di doujinshi

Ruberesti mai un manga? L’industria del Fumetto nipponico pone da decenni questa domanda ai lettori, e in molti casi la risposta è “sì”. I siti di pirateria che diffondono scansioni di tankobon e riviste sono una delle piaghe che più gravano sul settore.
Nei giorni scorsi, il proprietario di uno dei più noti siti cinesi di distribuzione illegale di manga è stato arrestato. Residente a Shangai, costui è stato accusato dalla Corte Popolare di Xuhui ed è stato dichiarato colpevole in seguito alla sua ammissione.
L'uomo, di cui non è stato reso noto il nome, è stato condannato a tre anni di reclusione con pena sospesa, il che significa che non andrà in carcere a meno che non venga condannato per altri reati nei prossimi tre anni, ma dovrà pagare una multa di 80 mila Yuan (circa 10.000 Euro).

Tramite l’apertura di una causa civile, Shueisha è pronta a chiedere un risarcimento danni al condannato, che, in quanto amministratore del portale, ha accettato di pagare dopo la confessione. Il sito, che pubblicava le scansioni di Weekly Shonen Jump tradotte prima della data di uscita ufficiale, era online dal 2013 e contava più di 400.000 utenti unici.
Shueisha non è sola in questa crociata: all'inizio dell'anno, è stata annunciata una collaborazione con altre case editrici, quali Kodansha, Kadokawa e Shogakukan. Le aziende si sono unite per creare una task force contro la pirateria, dichiarando che avrebbero messo un freno al fenomeno con ogni mezzo legale.
La battaglia non riguarda solo i grandi editori: all’inizio di quest’anno, un’autrice di doujinshi è riuscita a ottenere un risarcimento di 2,19 milioni di Yen (circa 18.200 Euro) dopo aver fatto causa alla società A’class, proprietaria di un sito di distribuzione illegale di manga che proponeva numerose sue opere.
Sul fronte dell'autoproduzione e della traduzione non autorizzata, lo scorso marzo si è espressa Hatoko Machiya, autrice di fumetti di genere boys love, che su Twitter si è rivolta ai propri lettori all'estero. Non conoscendo inglese, l'autrice si è fatta aiutare a tradurre il suo messaggio, in modo da raggiungere il maggior numero possibile di persone:
Al mio pubblico in lingua inglese:
Recentemente, il mio editore mi ha confermato che tutte le traduzioni in inglese dei miei lavori disponibili in rete NON sono ufficiali. Per favore, NON pagate per leggerle!
Investo davvero molto tempo e fatica a creare ogni singolo progetto. Non sono nella posizione economica di poter offrire il mio lavoro gratuitamente, e i soldi che spendete in copie illegali NON mi aiutano in alcun modo. È un problema molto serio per me, in quanto autrice professionista.
Mi auguro di poter vedere i miei lavori tradotti ufficialmente in futuro. Il mio editore non ha alcun piano riguardo a un'eventuale edizione inglese, e non ho ulteriori commenti a riguardo.
Questa comunicazione è stata tradotta su mia richiesta. Non parlo inglese, perciò non posso rispondere ai vostri messaggi.
Vi ringrazio per la vostra attenzione.
All’inizio di quest’anno sono stati diffusi i dati relativi alla crescita dell’industria del Fumetto nipponico, che hanno registrato un aumento della fruizione di manga digitali su piattaforme legali di circa il 29,5%, un boom avvenuto in seguito alla chiusura del portale Manga Mura. La crescita generale dei guadagni dell’editoria nipponica nel corso del 2019, però, è rimasta ferma allo 0,2%. Nonostante gli sforzi profusi, l’industria non ha dunque registrato un incremento significativo.
Le azioni svolte dai maggiori editori contro la pirateria sono legate in particolare alla crescita dell’interessamento nei confronti di anime e manga, che a livello internazionale è dovuta al successo di titoli come My Hero Academia di Kohei Horikoshi e Demon Slayer – Kimetsu no Yaiba di Koyoharu Gotouge, la cui fama ha raggiunto anche un pubblico non avvezzo a questo genere di intrattenimento.
Il dibattito sulla pirateria rimane dunque molto acceso, soprattutto dal momento che numerosi autori ritengono che la distribuzione illegale non sia necessariamente dannosa per loro: sostengono infatti che si tratti di un canale molto utile per farsi conoscere all’estero e che aumenti le possibilità che le loro opere vengano tradotte in altre lingue.
Nella terra del Sol Levante, serie molto celebri come One Piece e il già citato Demon Slayer vendono infatti milioni di copie, cifre che, oltre a portare un grande profitto, indicano un grande investimento da parte degli editori, i quali non possono permettersi di perdere pubblico a causa della pirateria.
An Important Note About Scanlation of My Work. pic.twitter.com/ngrTKgqcQM
— 町屋はとこ (@machiyahatoko) March 3, 2020
Fonti: Comicbook | Comicbook | Comicbook | Anime News Network


