Speciale: Eddy e la Banda del Sole Luminoso
Riscopriamo Eddy e la Banda del Sole Luminoso di Don Bluth, a 25 anni dalla sua uscita nelle sale
Alla ricerca del gallo perduto
Chanticleer è un allegro e palestrato galletto dall’animo semplice e dall’ugola d’oro che, nella sua fattoria, tiene alto il morale di tutti gli animali. “Anche se era un po’ troppo rumoroso quel ragazzo sapeva cantare!” narra fuori campo il cane Patù. Il pennuto canterino ha infatti l’onore e l’onere di svegliare quotidianamente il sole e di fare sì che il giorno possa succedere alla notte. La cosa, ovviamente, ostacola i piani dei gufi notturni, costretti a rintanarsi al riparo dalla luce. Una mattina, prima dell’alba, il malvagio Gran Gufo (doppiato in originale da Christopher Plummer e in italiano da Dario Penne) manda uno dei suoi scagnozzi a sfidare la leadership del gallo. Chanticleer ha la meglio ma, nella confusione del duello, si dimentica di cantare. Eppure il sole, puntualmente, sorge lo stesso. L’intera fattoria è in preda allo sgomento e Chanticleer è senza parole. Gli animali lo umiliano e gli danno dell’impostore, costringendolo a partire per la città in cerca di fortuna. Ed è così che, all’improvviso, inizia a piovere. L’idea di Bluth è che il racconto nel racconto sia anche l’incipit delle avventure: il piccolo Eddy vive con i genitori in una fattoria e, mentre legge in un libro illustrato i racconti di Chanticleer, la pioggia battente si intensifica mettendo a repentaglio raccolto e bestiame. La tempesta butta tutti giù dal letto e, mentre genitori e fratelli maggiori cercano di contenere una vera e propria inondazione, Eddy è confinato in casa senza poter essere di alcun aiuto. Se piove nella fiaba, piove anche nel nostro mondo, ma in entrambi i casi la soluzione è andare alla ricerca di Chanticleer e convincerlo a fare nuovamente chicchirichì. Eddy si affaccia alla finestra e grida a gran voce il nome del gallo, ma riceve una visita del malvagio Gran Gufo, pronto a scongiurare il rischio che “il gallinaccio” possa fare ritorno. E a ulteriore riprova delle similitudini tra Elvis e Chanticleer, il gufo dichiara apertamente di “detestare decisamente il Rock ’n' Roll”.

“Nessuno ha mai visto il Gran Gufo ed è vissuto abbastanza per raccontarlo!” esclamava il signor Agenore in Brisby e il Segreto di NIMH. Ma il gufo di Eddy non è certo quello di Brisby: Bluth attinge al suo affezionato mondo animale, ma converte ogni specie in chiave brillante e umoristica. Non a caso le esibizioni in città di Chanticleer, divenuto “Il Re” dello spettacolo, vengono vietate a gatti, cani, uccelli e topi, che oltre a essere gli amici del gallo sono anche gli animali ai quali Bluth ha dedicato la sua filmografia (da Brisby a Charlie passando per Fievel fino al futuro protagonista di Hubie all’inseguimento della pietra verde). Ecco dunque che il perfido gufo diviene "il Duca", un vecchio e borioso aristocratico che ama suonare Bach circondato dai suoi sciocchi tirapiedi. “Noi lo odiamo e non canterà mai più!” esclama fiero di essersi sbarazzato del gallo. Tuttavia, quando gli amici di Chanticleer partono per la città, i gufi hanno inevitabilmente nuove grane: "Distruggete il gatto, il cane, o volete che torni il pollo?" ordina il Gran Gufo ai suoi sgherri. Il sole deve restare un ricordo del passato, chiunque porti luce deve sparire ed è interessante la soluzione con la quale Bluth rende i gufi fotosensibili (la luce li spazza letteralmente via), facendone dei villain simili ai vampiri. A differenza di altri gufi del variegato panorama dell'animazione, il Duca è difficile da collocare nella nomenclatura zoologica: Doren de Il Regno di Ga’Hoole - La leggenda dei guardiani è della famiglia dei Titonidi; Anacleto, il gufo altamente istruito di Merlino de La Spada nella Roccia, è un gufo pigmeo appartenente al genere Glaucidium e, come lo sciocco nipote del Gran Gufo (apostrofato dallo zio come "nipotino pigmeo"), fa parte della famiglia degli Strigidi. Il Duca rimane un gufo sui generis ma, dopotutto, il signore della notte è anche un potente stregone: non è illogico supporre che abbia modificato a suo piacimento il proprio aspetto per distinguersi dagli altri gufi ordinari.
Ogni città qualche gallo ha


Come per gran parte dei suoi lavori, Bluth aveva in mente il suo racconto del gallo sin da quando lavorava in Disney, dove un gruppo di addetti ai lavori era interessato a combinare elementi della sua storia con le vicende di una volpe antropomorfa di nome Reynard, ispirata a alcuni racconti folkloristici europei. Disney non mise mai il progetto in cantiere ma Bluth, dopo aver fondato il suo studio indipendente, era ancora convinto che la sua storia potesse funzionare. Tra i topoi fiabeschi, quello del custode del giorno o della notte si perde nella notte dei tempi, e la stessa animazione ha narrato spesso in chiave brillante l’alternanza tra luce e oscurità: da ultimo, Mune - Il Guardiano della Luna di Alexandre Heboyan e Benoît Philippon, nel quale il piccolo fauno Mune combina un bel pasticcio consentendo al al guardiano delle tenebre di rubare il sole. Nel film di Bluth, la possibilità che il sole torni a splendere coincide con l'occasione di ritrovare un amico perduto e con la guerra tra creature del giorno e della notte. Inizialmente, prologo ed epilogo erano previsti in bianco e nero, proprio come le sequenze iniziali e finali de Il Mago di Oz. Le due sequenze dovevano essere dirette da Victor French, star de La Casa nella Prateria e Autostop per il Cielo, che tuttavia uscì dal progetto per via una prolungata lotta contro il cancro. Subentrò allora lo stesso Bluth, che non aveva mai diretto in live-action, passando al colore e riducendo a pochi minuti le sequenze in tecnica mista. A film completato, dichiarò di aver trovato più facile l'intera parte animata che i pochi minuti girati in studio.

Gran parte dell’animazione principale si svolse tra Burbank e Dublino. Mentre la Sullivan Bluth Studios prese in carico la parte animata, le sequenze in live-action vennero girate in California presso i MGM Studios. La produzione affrontò comunque costi addizionali e periodi aggiuntivi di lavoro per via delle molte modifiche apportate quando il progetto avrebbe dovuto essere ultimato. L'ultimo prodotto mainstream a presentare con successo la tecnica mista era stato Chi Ha Incastrato Roger Rabbit nel 1988, guadagnando un Oscar per gli effetti visivi. Bluth teneva ben a mente i risultati di Zemeckis, ma dovette affrontare un serie di grane dovute al target molto più settoriale del suo film. Una volta completato il lavoro, la squadra di animazione rimise mano a un gran numero di scene modificando vari dettagli per nulla cosmetici: addirittura, si intervenne per coprire di piume e per rendere meno prosperosa la scollatura di Goldie Pheasant. La dolce e un po' svampita fagianella che si innamora di Chanticleer era stata inizialmente concepita con delle forme vagamente simili a quelle di Jessica Rabbit. Tuttavia, dopo che molte mamme avevano storto il naso durante alcuni screen test e sempre nel timore di un rating PG, il team creativo decise di rendere Goldie meno sensuale, coprendone abbondantemente il décolleté.

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