Stefano Accorsi compie 55 anni: da L'ultimo bacio a Romanzo Criminale, i film iconici da rivedere
Nato a Bologna il 2 marzo 1971, ha trasformato una piccola parte in un film di Pupi Avati in una delle carriere più solide del cinema italiano.
Stefano Accorsi è nato il 2 marzo 1971 a Budrio, provincia di Bologna — e oggi spegne 55 candeline con due film in sala, un fisico da atleta costruito in due mesi e quattro figli che lo tengono con i piedi per terra. Non è la traiettoria ordinaria di un attore italiano, e probabilmente è proprio questa la ragione per cui, dopo trent'anni abbondanti di carriera, il pubblico continua a seguirlo.
C'è qualcosa di coerente nel modo in cui Accorsi si è mosso nel cinema italiano: mai del tutto prevedibile, mai fermo sugli allori. Quando sembrava catalogato come il belloccio della commedia sentimentale, ha cambiato rotta. Quando il successo lo ha travolto all'inizio degli anni Duemila, ha avuto la lucidità — o forse la fortuna — di riconoscere il rischio di affogarci dentro.Dal liceo Sabin a "Du gust is megl che uan"
La storia comincia al Liceo Sabin di Bologna, con una maturità scientifica e l'idea fissa del teatro. Risponde a un annuncio su Il Resto del Carlino per un film di Pupi Avati — Fratelli e sorelle, 1992 — e ci entra. Non è un caso di talento improvvisato: si iscrive subito alla Scuola di Teatro Alessandra Galante Garrone, si diploma nel 1993, entra nella Compagnia del Teatro Stabile di Bologna.
La svolta vera arriva però nel 1994 con uno spot che diventa immediatamente patrimonio collettivo. "Du gust is megl che uan", pronunciato con il tono di chi lo sa benissimo, trasforma Accorsi in un volto riconoscibile in tutta Italia prima ancora che il cinema lo faccia davvero decollare. Un paradosso tipicamente italiano: un attore di formazione teatrale che entra nelle case degli italiani grazie a un gelato.Radiofreccia e la consacrazione
1996: Jack Frusciante è uscito dal gruppo gli dà il primo ruolo cinematografico di peso. Due anni dopo, Luciano Ligabue lo chiama per Radiofreccia e lì cambia tutto. Ivan Benassi, detto "Freccia", è un ragazzo della provincia emiliana degli anni Settanta — fragile, ribelle, consumato da un malessere che non riesce a nominare. L'interpretazione vale il David di Donatello come Miglior attore protagonista e lo consacra definitivamente come uno dei volti nuovi del cinema italiano.
Il 2001: l'anno in cui si è sentito Dio
Quattro film in un solo anno: La stanza del figlio di Nanni Moretti, L'ultimo bacio di Gabriele Muccino, Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek, Santa Maradona. Accorsi stesso ha descritto quella stagione con una franchezza disarmante: "È stato uno di quei momenti un po' idioti della vita in cui pensi: allora sono Dio. Fai un film e funziona, poi un altro, poi un altro ancora, e finisci per convincerti che l'ingrediente segreto sia tu. È lì che ti sfracelli."
Il Nastro d'Argento per Le fate ignoranti, la Coppa Volpi a Venezia nel 2002 per Un viaggio chiamato amore di Michele Placido — la carriera accelera in modo quasi ingestibile. E poi, come prevedibile, arriva la frenata.
Gli anni parigini e la crisi
Il trasferimento in Francia con Laetitia Casta — dalla quale avrà Orlando nel 2006 e Athena nel 2009 — coincide con un periodo professionalmente più incerto. Meno proposte dall'Italia, la pressione di dover scegliere sempre il film giusto, le notti complicate a Parigi. "Mi chiedevo se quel successo sarebbe tornato. Era angosciante", ha scritto nella sua autobiografia Album, pubblicata nel 2021 per i suoi 50 anni, con i proventi devoluti ai genitori di Giulio Regeni.
La svolta arriva quando smette di aspettare le chiamate e comincia a muoversi. Il risultato è la serie 1992 — dedicata a Tangentopoli — che riaccende l'attenzione su di lui in modo netto e apre una seconda fase della carriera molto più consapevole.
Veloce come il vento e la maturità artistica
Nel 2015, con Veloce come il vento di Matteo Rovere, Accorsi firma probabilmente la sua prova più intensa. Bruno Cortona è un ex pilota automobilistico distrutto dalle dipendenze, che torna nel mondo delle corse per aiutare la sorella minore. Un personaggio fisico e tormentato, costruito con una precisione che va al di là del semplice mestiere. Il David di Donatello 2017 come Miglior attore protagonista — il secondo della carriera — certifica una maturità artistica che aveva impiegato anni a guadagnarsi sul campo.
Il ritorno con Muccino
Il 2026 lo vede protagonista de Le cose non dette, nuovo film di Gabriele Muccino, in distribuzione in 428 sale cinematografiche. Il ruolo richiede di interpretare un cinquantenne che compensa le frustrazioni esistenziali con i risultati in palestra — e per arrivarci, Accorsi ha perso circa dieci chili e costruito una massa muscolare notevole in due mesi, con sessioni che iniziavano alle 5 di mattina con quello che lui stesso chiama "Coffee Time Workout".
Muccino gli aveva detto: "Ti voglio in forma." Lui aveva risposto che si allenava già. "E lui: 'No, devi essere in forma'. Così ho aperto i rubinetti", ha raccontato al Corriere della Sera.
Il 5 marzo arriva anche La lezione, che lo riporta nelle sale a distanza di pochi giorni. Due film in una settimana, a 55 anni. Non è un caso.
Bianca Vitali, i quattro figli e la vita a Bologna
Dal 2015 è sposato con Bianca Vitali, modella e attrice, con cui ha avuto Lorenzo (2017) e Alberto (2020). La differenza d'età — circa vent'anni — non è mai stata percepita come un problema da nessuno dei due: "Non ce lo siamo mai posto. È un amore bello."
Padre di quattro figli, Accorsi è categorico su quale sia il ruolo più impegnativo della sua vita: "Essere un esempio credibile: siamo esseri umani, non eroi." Orlando, il primogenito nato dalla relazione con la Casta, studia all'università e fa il cameriere a Parigi. Accorsi lo racconta come una conquista, non come un ripiego: gli hanno ripetuto che doveva imparare a guadagnare, e così ha fatto.
Gli amici lo descrivono come un "buddista inconsapevole" per il suo approccio alle difficoltà. Lui accetta la definizione, con una riserva: "I miei figli direbbero che ho poca pazienza. Se urlano, urlo anch'io."
Cinquantacinque anni e nessuna voglia di rallentare
Trentacinque anni di carriera, 55 film, 7 serie televisive. Cinque premi maggiori tra il 1994 e il 2017: due David di Donatello, due Nastri d'Argento, una Coppa Volpi. La traiettoria di Accorsi è quella di un attore che ha saputo attraversare epoche diverse del cinema italiano senza restare prigioniero di nessuna di esse — né del ragazzo emiliano di Radiofreccia, né del trentenne irrisolto de L'ultimo bacio, né del protagonista seriale di 1992.
A 55 anni si presenta in sala con due film, un corpo allenato come non mai e la stessa curiosità di quando rispose a quell'annuncio sul giornale per un provino di Pupi Avati. Lo "sfracello" degli anni parigini, come lui stesso lo chiama, non lo ha fermato, lo ha reso più interessante.
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