Stranger Things, o del perché due trentenni hanno battuto JJ Abrams nel suo stesso gioco
Stranger Things riesce ad andare oltre alla nostalgia sottintendendo un “patto generazionale” fra nonni (Spielberg/Lucas) e nipoti (i Duffer) che taglia fuori i padri (Abrams)
Stranger Things sta piacendo a tutti; scandagliando la rete non si trova mezza critica negativa.
Al contrario di serie ultra mainstream come Orange is the New Black o House of Cards, però, Stranger Things ha una particolarità: il suo target è prevalentemente compreso fra i maschi che hanno appena compiuto 25 anni e che ne stanno per compiere 35. Per intenderci, se le malefatte del Presidente Underwood appassionano tanto lo studente diciannovenne di scienze politiche che la madre di famiglia con tre figli che fino all’altro ieri guardava solo Don Matteo, le cose più strane accadute a Hawkins negli anni ’80 non hanno la stessa presa. Se credete che stia esagerando fate un semplice test: recuperate un amico ventenne di vostra sorella (tutti hanno una sorella ventenne, se non l’avete siete voi e, dunque, questo articolo vi servirà a molto poco), strappate per un attimo vostra madre alla dittatura di Barbara D’Urso e metteteli davanti a Stranger Things. Le reazioni possibili saranno due, una generica noia oppure un vago interesse dato solamente dagli sviluppi della trama. In entrambi i casi non aspettatevi che urlino al capolavoro o piangano alla quinta citazione di Firestarter (indizio: come per le altre quattro, l’avrete colta solo voi).

I Goonies, E. T., Poltergeist, Alien, Explorers, Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, Stand By Me e tutti gli altri film citati?—?magistralmente?—?in Stranger Things erano giù usciti al cinema da anni, facevano già parte dell’immaginario nerd. Posso sbagliarmi ma sono abbastanza sicuro che i Duffer abbiano scoperto Spielberg, Lucas, Columbus e Joe Dante grazie a qualche VHS passata sottobanco da cugini o zii più grandi.
Come molti figli degli anni ’90 hanno fatto propria una narrativa già radicata in opposizione al deserto culturale che sono stati gli ultimi due decenni. Mentre Hollywood falliva nel tentativo di allevare una nuova generazione di cantastorie, la fiaccola del grande cinema popolare rimaneva accesa grazie agli allora ragazzini che facevano passare e ripassare nel videoregistratore i film di cui sopra.

Il più diretto antecedente di Stranger Things è Super 8, firmato dal solito JJ Abrams con Spielberg alla produzione, la Industrial Light & Magic agli effetti speciali e un cast di giovani talenti fra cui Elle Fanning. Il film dell’allora futuro regista di Star Wars non è malriuscito ma, a fine visione, mentre i titoli di coda scorrono e la vicenda si è risolta al meglio rimane una sensazione strana, la stessa che si prova sgranocchiando le patatine della Lidl. Non è che siano cattive, ma gli manca qualcosa rispetto alle San Carlo originali.

Stranger Things non funziona così, non c’è l’ansia da prestazione che spesso mette i figli (Abrams) in diretta competizione con i padri (Lucas/Spielberg), il rapporto qui è più simile a quello fra nonni e nipoti. I Duffer amano tantissimo il cinema di trent’anni fa ma, non avendolo vissuto in prima persona, riescono a essere più cinici, torcendo se necessario il canone al loro volere.
Ora, in attesa di una possibile seconda stagione che?—?speriamo?—?non rovini tutto il buon lavoro fatto, ci troviamo fra le mani quella che forse è davvero la prima serie postmoderna nel senso più completo capace, citando il solito Umberto Eco, di rielaborare il passato con ironia, in modo non innocente.

Così come Il Nome della Rosa pretende dal lettore una certa conoscenza del mondo medievale ma, al tempo stesso, chiede pure il gusto per i gialli moderni, Stranger Things non si esaurisce nella nostalgia dei bei tempi andati, riesce ad andare oltre sottintendendo un “patto generazionale” fra nonni (Spielberg/Lucas) e nipoti (i Duffer) che taglia fuori i padri (Abrams) e fa scattare in avanti per davvero il media cinematografico/televisivo.
Sarò strambo ma finendo la serie mi è venuta la voglia matta di vedere uno Star Wars diretto dai fratelli Duffer. Dubito accadrà a breve ma, per ora, posso sperare in una seconda stagione di Stranger Things il prima possibile.