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The Social: Il prezzo della verità - perché ci serve un film come quello di Aaron Sorkin

Sorkin dirige e scrive The Social: Il prezzo della verità, il film che racconta lo scandalo Facebook come un legal thriller: in sala dall'8 ottobre con Sony Pictures Italia.

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"Da quando il film è finito sono successe un sacco di cose interessanti e drammatiche" ha detto Scott Rudin, uno dei produttori di The Social Network, allo sceneggiatore Aaron Sorkin quando questo stava pensando a come proseguire le vicende del film del 2010. Ecco perché Sorkin ha deciso di realizzare questo film: per provare a raccontare (e a capire) quel "sacco di cose".

The Social: Il prezzo della verità, in sala dall'8 ottobre distribuito da Sony Pictures italia, non è un sequel diretto del film di David Fincher, ma è uno sguardo su come è cambiato il mondo dalla nascita di Facebook: il dominio dei social network declinato come thriller legale e giornalistico — soprattutto in un momento come questo, in cui sempre più paesi decidono di vietarne l'uso sotto una certa soglia d'età e i vertici delle aziende si trovano a processo per gli effetti che certe piattaforme hanno sugli utenti, soprattutto i più giovani.

Sorkin è partito da qui, dal 2021: in quell'anno Jeff Horwitz ha pubblicato un'inchiesta a puntate sul Wall Street Journal intitolata The Facebook Files, in cui racconta come la società capeggiata da Mark Zuckerberg fosse a conoscenza dei danni che gli algoritmi attraverso cui la piattaforma funziona potevano causare — e hanno causato — a molti adolescenti in giro per il mondo. Una scoperta che, evidentemente, non riguardava solo il social blu, ma il modo stesso in cui queste app funzionano.

A guidare Horwitz nella ricerca della verità c'era Frances Haugen, dipendente di Facebook, per la precisione del dipartimento Integrità Civica, che a un certo punto si è accorta che questa integrità non era più (ammesso lo fosse mai stata) il centro del discorso e ha cominciato ad agire da whistleblower — una persona che segretamente informa la stampa o le autorità dei comportamenti illeciti dell'azienda in cui lavora. Haugen ha rivelato decine di migliaia di documenti su come Facebook tradiva i propri mandati e le proprie promesse, agendo per ottimizzare i profitti a scapito della salute mentale dei propri utenti.

E non si tratta solo di privacy o di creare dipendenza negli adolescenti (e ovviamente non solo in loro): Sorkin, grazie alle interpretazioni di Mikey Madison (Frances), Jeremy Allen White (Jeff) e Mark Strong (Zuckerberg), racconta il filo rosso che lega più o meno colpevolmente il mondo dei social alle distorsioni della democrazia, all'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, alla disinformazione con cui la politica cerca di convincere le persone a votare in un certo modo, alla compravendita di informazioni riservate. Per farlo usa la sua arte, oseremmo dire il suo superpotere: quello di creare fuochi d'artificio con le parole.

Grandissimo sceneggiatore, Sorkin padroneggia i temi dell'attualità e il modo di comunicarli come nessun altro nel panorama cinematografico o televisivo: il suo lavoro sui dialoghi è una scuola di come si applica la riflessione alla drammaturgia. In The Social: Il prezzo della verità affronta una delle sfide più grandi della sua carriera: rendere avvincente il mondo contemporaneo in cui gli algoritmi decidono molte delle cose che ci riguardano, decifrarne il senso e i modi di agire, fare delle pratiche delle grandi società tecnologiche un thriller legale che non riguardi solo i massimi sistemi, ma soprattutto le persone, le scelte di ognuno di noi.

L'altra grande sfida del film — che Sorkin stesso ha scelto di dirigere, proprio per sottolineare il proprio interesse verso la materia — è quella di ampliare lo sguardo, passando dall'intimità del film precedente, che raccontava la solitudine di un uomo geniale alle prese con il contrasto tra megalomania e fragilità, all'urgenza collettiva, al bisogno di dare volti, nomi e forme a ciò che pare dirigere le sorti umane, senza farlo diventare un trattato filosofico, ma anzi usando a questo scopo le armi della suspense e del racconto di genere.

È per questo che un film come The Social: Il prezzo della verità serve ai nostri tempi difficili, e perché a raccontarli serve un narratore come Aaron Sorkin: perché tutto ciò che è accaduto da quando un ragazzo geniale ha inventato un sito per ritrovare amici del passato, fino a oggi che quel ragazzo — e i suoi colleghi tech bro della Silicon Valley — è diventato uno degli uomini più potenti del mondo, possa avere un senso, una chiarezza. Perché si possano avere sempre più armi per comprendere e difenderci, qualora fosse il caso. E se una di queste armi è il cinema, tanto più quella forma sublime di cinema che è il cinema intelligente e popolare, non possiamo che esserne felici.


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