Tom Cruise punta tutto sulla United Artists
L’attore americano, dopo il divorzio dalla Paramount, ha deciso di dare una nuova vita alla storica casa di produzione, assieme alla sua socia Paula Wagner. Mossa astuta o ennesimo esempio della megalomania a cui ci ha abituato la star?
L’avventura della United Artists, negli anni, ha subito diversi tracolli (era praticamente chiusa negli anni quaranta, mentre dovette essere venduta alla MGM dopo il fallimento de I cancelli del cielo all’inizio degli anni ottanta). E’ quindi un po’ sorprendente sentire che saranno Tom Cruise ePaula Wagner a riprendere in mano l’attività produttiva della United Artists.
Mentre il ruolo della Wagner è chiaro (sarà la CEO della United Artists, insomma la responsabile di tutte le operazioni), quello di Cruise è più ambiguo (si parla di interpretare e produrre film, ma anche della possibilità di lavorare con altri studios). Si parla attualmente di realizzare quattro film all’anno, distribuiti tutti dalla MGM.
Lascia invece sicuramente perplessi l’annuncio che la coppia vuole ritornare alle origini della UA, quando c’era “un organizzazione dello studio gestita da talenti creativi, in grado di incoraggiare e aiutare al meglio altri talenti” e tante altre frasi simili presenti nel comunicato ufficiale. Stiamo parlando dello stesso Tom Cruise che ha discusso aspramente con almeno tre dei registi impegnati nella saga di Mission Impossible (Brian De Palma, John Woo e Joe Carnahan, che alla fine ha mollato la regia dell’ultimo episodio), per poi optare per un neofita al cinema (anche se un grosso nome televisivo) come J.J. Abrams?
P.S.
Sui giornalisti italiani che hanno commentato questa notizia, parlando della fine dell’accordo di Cruise con la Paramount come se si trattasse del licenziamento di uno sfigato collaboratore a progetto, stendiamo un velo pietoso…