Umberto Lenzi: muore il primo grande regista cannibale della Storia
Muore Umberto Lenzi, non solo regista di quantità ma primo grande "cannibal director" della Storia Del Cinema, artefice con Tomas Milian di memorabili poliziotteschi
Lenzi, come Lucio Fulci, era un artista svezzatosi in una prestigiosa scuola di cinema come il Centro Sperimentale di Cinematografia e questo gli ha permesso fin da molto giovane di conoscere presto il mezzo e saperlo utilizzare per i più disparati, e a volte anche disperati, generi cinematografici e film. Amava il cinema classico americano (John Ford e il meno ricordato e più bistrattato Raoul Walsh) ma era imbevuto anche di neorealismo rosselliniano e non disdegnava affatto né la letteratura né il cinema viscerale di Pier Paolo Pasolini anche se nacque dietro la macchina da presa al riparo della fantasia escapista del genere cappa e spada come testimonia l'esordio L'Avventura di Mary Reid. Ebbene sì, all'epoca anche noi facevamo Pirati Dei Caraibi anche se si intitolavano Sandokan, La Tigre di Mompracem (1963) o I Pirati Della Malesia (1964), sempre firmati dal buon Lenzi.
Ma se con il giallo e il filone salgariano Lenzi era stato un "continuatore" nel 1972 con Il Paese Del Sesso Selvaggio (cui dedicammo un Bad School) arrivò la prima grande prima volta della sua filmografia: nasceva il sottogenere del cannibal movie con un occhio al documentario e l'altro all'avventura esotica in cui noi occidentali assistevamo a banchetti di carne umana senza però sconfinare nel sensazionalismo ma anzi con un occhio estremamente rispettoso nei confronti degli attori indigeni thailandesi che Lenzi filmava, e dirigeva, con estremo zelo e rispetto.
Avrebbe potuto lucrare sull'incredibile successo di quella pellicola e invece Lenzi rifiutò di realizzare un sequel per dedicarsi a una sua nuova grande passione: inseguimenti e sparatorie per le nostre città. In un neologismo: poliziottesco. Due pellicole memorabili lenziane dentro questa categoria cinematografica: Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare del 1974 e Roma A Mano Armata del 1976. Sono film importanti perché non solo assicurano un'azione solida e un ritmo fuori dal comune ma in più fanno esplodere le invenzioni attoriali di Tomas Milian, il quale con Lenzi sviluppa un rapporto di lavoro speciale e con il quale crea, di fatto, la notissima maschera de Er Monnezza, ladruncolo estremamente carismatico battezzato dentro Il Trucido E Lo Sbirro sempre del 1976.
Poi dagli anni '80 l'attività di Lenzi si fa non meno prolifica (17 lungometraggi tra cinema e tv) ma meno significativa con horror, thriller, commedie scolastiche e action movie.
Vedere la sua filmografia oggi fa veramente impressione perché dal 1961 all'ultimo film del 1992 (Hornsby e Rodriguez - Sfida Criminale) ha diretto spesso più di un film all'anno creando un corpus sconfinato che oggi farebbe venire i brividi, e anche parecchia invidia, a registi italiani che fanno fatica a raggiungere 10 regie di lungometraggi nella loro carriera. Erano altri tempi e soprattutto, lo ripetiamo, era un altro cinema italiano, quello che esaltava Quentin Tarantino ed Eli Roth per come sapeva essere agile, estremo e senza freni inibitori.
Oggi anche lui fa parte di quel pantheon.
Il primo cannibal director che mangiò cinema con sconfinata passione, voglia e sincerità.