Un anno dopo l’altro e il fandom tradito
Il problema degli adattamenti televisivi contemporanei e delle aspettative dei fandom, costantemente delusi dalle versioni televisive delle loro opere preferite.
Da qualche anno Hollywood e le piattaforme streaming hanno scoperto che romance contemporaneo è una miniera d’oro. Dopo il successo di Bridgerton, The Summer I Turned Pretty, Maxton Hall, È colpa tua, Heated Rivalry, e dei tanti progetti nati dall’universo BookTok, anche Every Summer After di Carley Fortune è diventata una serie tv, con il titolo italiano Un anno dopo l’altro. Ma se il libro è diventato un fenomeno editoriale proprio grazie a una voce, a un’atmosfera e a una precisa costruzione emotiva, l’adattamento non ha convinto e ha acceso una discussione che accompagna il cinema praticamente da quando esistono i libri: quanto è giusto cambiare? E quando un adattamento smette di essere un adattamento per diventare qualcos’altro?
Fortune costruisce il romanzo alternando due linee temporali: il presente e le estati del passato. È una struttura ormai classica, ma estremamente efficace perché trasforma il libro in un puzzle emotivo, il lettore sa che qualcosa è andato terribilmente storto, ma scopre la verità poco alla volta. Il successo del romanzo nasce soprattutto da questo meccanismo. Non è soltanto una storia d’amore, è una storia di nostalgia, di crescita, di colpa e di seconde possibilità. Un libro che parla di ciò che perdiamo diventando adulti e di quanto sia difficile perdonare se stessi. Anche per questo Every Summer After è diventato uno dei titoli più consigliati e discussi su BookTok, conquistando una comunità di lettrici estremamente affezionata ai personaggi e al tono del romanzo.
Ecco perché quando è stato annunciato l’adattamento, l’entusiasmo era inevitabile.
Quando guardiamo un adattamento, in fondo, non chiediamo che ogni dialogo venga ripetuto parola per parola, ma chiediamo di ritrovare ciò che ci aveva fatto innamorare del libro, L’atmosfera, i temi, il cuore della storia. Se questi elementi restano, il pubblico è disposto a perdonare moltissimo. Negli ultimi anni però alcuni adattamenti sembrano utilizzare il libro non come testo da tradurre in immagini, ma come marchio riconoscibile, come piattaforma di marketing. Certo, il ragionamento industriale è comprensibile, se un romanzo ha milioni di visualizzazioni su TikTok, migliaia di recensioni online e una comunità già esistente, partire da quel titolo significa avere un pubblico garantito ancora prima dell’uscita, ma qui nasce una domanda: se il prodotto finale è profondamente diverso dal libro, fino a che punto è corretto continuare a presentarlo come adattamento di quel libro?
Perché a quel punto il fandom non viene coinvolto: viene manipolato. Utilizzato per far soldi. I lettori arrivano con determinate aspettative, aspettative costruite sulla base delle pagine che hanno amato. Se quelle aspettative vengono sistematicamente disattese, la delusione è inevitabile e spesso il risultato è paradossale, chi non ha letto il libro magari apprezza la serie, chi lo ha letto si sente tradito. La questione è più filosofica di quanto sembri. Quando un libro diventa un fenomeno culturale, smette in parte di appartenere soltanto all’autore e diventa anche dei lettori che lo hanno amato, discusso, consigliato e trasformato in un successo.
Se queste emozioni sopravvivono, i cambiamenti possono essere accettati. Se scompaiono, allora stiamo guardando un’altra storia che ha semplicemente preso in prestito un nome. E ci arrabbiamo.