Un uomo da marciapiede, un libro racconta la lavorazione e le controversie del film
Il film di John Schlesinger era considerato quasi un film pornografico, ma riuscì a travolgere gli Oscar. Un libro racconta questa storia.
Un uomo da marciapiede fu nel 1969 un impressionante opera di ribellione, figlia della controcultura e di un cinema che ribolliva di voci nuovi e nuovi stili. Vinse il premio come miglior film agli Academy Award del 1970. Ancora oggi è l’unico premio assegnato ad un’opera con rating X (l’attuale NC-17) ovvero il divieto ai minori di 18. La pellicola di John Schlesinger era considerata alla stregua di un film pornografico, proprio per i suoi contenuti duri e scomodi.
Quello che inizia come una tragica dimostrazione del fallimento dei sogni di gloria, dei soldi “facili” (che poi facili non sono, come dirà Joe: è più semplice fare soldi con un lavoro all’aperto che prostituendosi) si tramuta in altro. Superata la prima metà, il viaggio di Joe Buck diventa quello di Enrico Salvatore Rizzo (Dustin Hoffman), un reietto che vive ai margini guadagnandosi da vivere con piccoli furti e inganni.
Everybody’s Talkin di Harry Nilsson accompagna la discesa negli inferi della povertà più schiacciante: quella di denaro, ma anche di mezzi per uscire dalla buca che si fa sempre più profonda. Un uomo da marciapiede è un adattamento dell’omonima opera letteraria di James Leo Herlihy, ispirata dalla stretta amicizia dello scrittore con Tennessee Williams.
L’hollywood Reporter ha fatto un ampio racconto di come il film è stato recepito agli Oscar dell’epoca, proprio grazie alle testimonianze raccolte nel volume.
Nonostante le sette candidature, in pochi erano disposti a scommettere su un qualcosa di così scandaloso. La tensione prima della cerimonia era alta per delle proteste scoppiate poco distanti. Un gruppo di messicani americani chiedeva una rappresentazione più degna sul grande schermo.
Bob Hope fece da padrone per parte della serata, concedendosi una sequenza di battute di stampo omofobo. Qualche esempio: “che anno che è stato per i film! Avreste mai pensato di vedere Richard Burton interpretare sia un re che una regina?”. Il riferimento è alla performance dell’attore in Anna dei mille giorni e un barbiere gay in Quei due. E ancora: “questa passerà alla storia come la stagione di cinema che ha provato che il crimine non paga ma si può trovare fortuna con l’adulterio, l’incesto e l’omosessualità”.
Il principale favorito della serata era Butch Cassidy and the Sundance Kid con Paul Newman e Robert Redford. Un western romantico contro un dramma attuale. Al box office Butch Cassidy aveva trionfato dominando l’annata. Riuscì a strappare il maggior numero di Oscar, senza agguantare il premio più ambito.
John Wayne, prevedibilmente, trionfò al posto di Voight come miglior attore protagonista, grazie al suo ruolo ne Il grinta. In un’intervista rilasciata successivamente Wayne parlò di Un uomo da marciapiede come di “un film perverso, la storia di due fr*ci” anche se “Hoffman e Voight sono stati bravi”.
Elizabeth Taylor fu visibilmente stupita dal dovere annunciare la vittoria come Miglior Film. Secondo il produttore Jerome Hellman: “sembrava che non sapesse di cosa si trattasse, chi fossi io e come fossimo finiti lì”.
Fonte: Hollywood Reporter