Vaneggiamenti su Harry Potter e il Principe Mezzosangue
Rinviare l'uscita di Harry Potter e il principe mezzosangue è discutibile. Prendere in giro gli appassionati con dichiarazioni assurde è folle. Vediamo di capire le ragioni di un comportamento incredibile...
Rubrica a cura di ColinMckenzie
Intanto, mettiamo le cose in chiaro. Piaccia o meno, Harry Potter è in questo momento il tesoro maggiore della Warner. Non fate quella faccia: sì, anche più di Batman. Le ragioni sono semplici. Intanto, la saga di Harry Potter viene prodotta autonomamente dalla Warner, che invece ha diviso costi (ma anche ricavi) con la Legendary Pictures per la serie del Cavaliere oscuro. Inoltre, mentre gli stipendi e le richieste ecnomiche (magari di percentuali sugli introiti) del regista e del cast di Batman stanno diventando/diventeranno notevoli, per Harry Potter nessuno prende salari assurdi, né tantomeno fette della torta. Insomma, costi relativamente ridotti (per un prodotto del genere, si intende), incassi fantastici e che rimangono in casa. Cosa si può volere di più? Chiunque avesse questa fortuna (per carità, anche meritata nel capire il potenziale della serie della Rowling dieci anni fa), dovrebbe ringraziare tutti i propri santi, ma soprattutto i milioni di fan che, nonostante dei risultati artistici non sempre straordinari, continuano a rimanere fedeli al prodotto.
Eppure, Alan Horn e Jeff Robinov, responsabili della major, non sembrano pensarla così. Tanto da affermare tranquillamente di aver spostato il film di otto mesi perché è più proficuo. Nei prossimi paragrafi metteremo in discussione questo concetto, ma per ora limitiamoci ad una domanda semplice: chi è l'idiota che ha scritto questo comunicato stampa? E che cosa avevano bevuto i responsabili per approvare un testo che sostanzialmente dice "non ce ne frega nulla di voi fan, tanto i soldi ce li darete ugualmente e a noi interessa solo questo". Per carità, sono idee condivise da molti a Hollywood, ma nessuno è così stupido da vantarsene pubblicamente. Per non parlare della frase in cui si dice che "la buona notizia per gli appassionati è il fatto che così diminuisce l'attesa tra Il principe mezzosangue e I doni della morte", che sembra (scusate il francesismo) una presa per il culo. Per ora, l'unica sicurezza è la reazione feroce sui siti degli appassionati, che criticano pesantemente questa scelta. Insomma, già da ora (in attesa di vedere i risultati economici) una lezione perfetta su come NON si fa comunicazione.
Discutibilissima anche la spiegazione legata allo sciopero degli sceneggiatori. Alla major lo hanno scoperto ieri? Se, insomma, la ragione è questa, perché non annunciare sei mesi fa il cambio? Perché continuare su questa strada, tanto da portare il recente numero di Entertainment Weekly (che fa capo allo stesso gruppo industriale della Warner cinema) ad uscire con in copertina Daniel Radcliffe in un servizio-anteprima dei film di fine anno (credo che il termine giusto sia 'imbarazzante')? E che dire dei trailer attaccati a Star Wars: The Clone Wars, che ovviamente saranno semplicemente uno spreco? Anche la spiegazione che è stata data sulla Justice League of America, che in origine si sperava uscisse nell'estate del 2009, non è credibile: se ne accorgono ora di non avere in produzione il kolossal?
L'Hollywood Reporter parla di una possibilità interessante (anche se in maniera ambigua e poco convincente), citando fonti di Wall Street. L'idea è che società enormi come queste vogliano mostrare agli azionisti una crescita costante negli anni. Dopo il successo del Cavaliere oscuro, insomma, aggiungere al 2008 anche gli utili di Harry Potter avrebbe portato ad un anno straordinario, per cui nel 2009 sarebbe stato inevitabile un calo, anche pesante. Ora, non è che la teoria non abbia senso, ma francamente non mi ricordo proprio di situazioni del genere negli ultimi dieci anni, in cui si rinvia un successo per non 'stravincere'. Anche perché i dirigenti di queste major prendono bei premi sui risultati (se non addirittura delle stock options della società), quindi perché dovrebbero limitare i loro profitti personali, peraltro non potendo essere sicuri che, tra un anno, occuperanno ancora quel posto?
Per ora, l'unica sicurezza è che un patrimonio commerciale (per i produttori) ed emotivo (per milioni di spettatori) è stato trattato in maniera dilettantesca, con un danno di immagine enorme. Nel caso la questione fosse soltanto commerciale, si poteva assolutamente evitare di parlare di soldi e di periodi migliori o meno. Ma visto che questa versione non mi convince e penso che ci siano dei problemi, si poteva dire: "siamo assolutamente entusiasti del lavoro fatto da Yates e dal cast e proprio per questo pensiamo di dover fornire il massimo nella fase di postproduzione. Non vorremmo infatti che, per accelerare i tempi (dopo aver subito le conseguenze dello sciopero degli sceneggiatori ed essere partiti in ritardo) non offrissimo un prodotto degno dell'amore che i fan hanno espresso verso la serie in questi anni. Siamo ovviamente spiacenti dell'ulteriore attesa che dovranno subire, ma ci sentiremmo di tradire la loro fiducia se, nel presentare il nuovo film, non fornissimo loro quello che si meritano e ci preoccupassimo soltanto di questioni commerciali".
Un comunicato del genere (perfettamente leccato e cerchiobottista) non avrebbe preoccupato nessuno, ma anzi sarebbe stato recepito in maniera molto più tranquilla di quanto sta avvenendo in queste ore.