Whoopi Goldberg è uno pseudonimo (con una storia curiosa): qual è il vero nome dell'attrice di Sister Act

Si chiama Caryn Elaine Johnson, ma quel nome non è mai finito sui manifesti. La storia di come un cuscino rumoroso e degli antenati lontani hanno costruito uno dei brand più riconoscibili di Hollywood.

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All'anagrafe non esiste nessuna Whoopi Goldberg. Esiste Caryn Elaine Johnson, nata il 13 novembre 1955 a New York, cresciuta al Chelsea-Elliot Houses, un complesso di edilizia popolare di Manhattan, figlia di un pastore battista e di un'infermiera insegnante. Il nome con cui il mondo la conosce, quello impresso sui manifesti di Sister Act e sull'Oscar vinto per Ghost, è il risultato di due storie separate, entrambe abbastanza improbabili da sembrare inventate.

La prima è quasi una barzelletta. Qualcuno, osservando il suo umore quando era triste, le disse: "Se fossi tua madre ti chiamerei Whoopi", perché in quei momenti emetteva suoni simili a quelli di un whoopee cushion, il famoso cuscino gonfiabile da scherzo che riproduce il rumore della flatulenza. Anziché offendersi, Caryn Johnson adottò il soprannome. Whoopi era più di un nome, era un personaggio già pronto.

Il cognome e gli antenati lontani

La seconda storia è più seria, anche se altrettanto singolare. Goldberg non è il cognome di un marito né di un produttore: è un frammento di genealogia. Tra i lontani antenati di Caryn Johnson figuravano persone con quel cognome, e lei decise di aggiungerlo al nome d'arte con una motivazione dichiarata, asciutta quanto il suo senso dell'umorismo: "Goldberg è una parte della mia famiglia, dovunque essa si trovi." Una frase che dice molto su come ha sempre concepito la propria identità, non come un'etichetta da costruire per il mercato, ma come qualcosa da ritrovare e riassemblare.

Il nome completo nacque mentre seguiva lezioni di recitazione all'HB Studio di New York, la scuola fondata da Uta Hagen. Si esibiva con la troupe d'avanguardia Blake Street Hawkeyes, e fu in quella fase che Whoopi Goldberg prese forma definitiva: prima come nome di scena, poi come identità artistica, infine come marchio globale.

Girl Interrupted - © Sony Pictures, Columbia Pictures and other relevant production studios and distributors

Da Manhattan ai palchi, passando per un obitorio

Il percorso verso la fama non fu rettilineo. Abbandonò la scuola per i musical di Broadway, attraversò anni segnati dalla dipendenza da sostanze, si riprese con l'aiuto di Alvin Martin, assistente sociale diventato poi il suo primo marito, dal quale ebbe la figlia Alex Martin, nata nel 1974. Per mantenersi mentre tentava di sfondare, svolse lavori lontanissimi dai riflettori: impiegata in un obitorio, muraiola, cassiera. Nessuna scorciatoia.

La svolta arrivò con lo spettacolo teatrale The Spook Show, che Mike Nichols notò e trasformò nel celebre Whoopi Goldberg, Direct from Broadway. Da lì, Steven Spielberg la scritturò nel 1985 per Il colore viola, ruolo che le valse un Golden Globe e la prima nomination all'Oscar. Il grande pubblico la conobbe cinque anni dopo con Ghost, dove interpretò la sensitiva Oda Mae Brown: Oscar alla miglior attrice non protagonista, Saturn Award, secondo Golden Globe. La stessa notte, Whoopi Goldberg diventava solo la seconda attrice afroamericana nella storia a ricevere la statuetta, cinquantuno anni dopo Hattie McDaniel.

Sister Act, l'EGOT e i quattro premi che nessuno riesce a vincere

Nel 1992 arrivò Sister Act, la commedia musicale in cui veste i panni di suor Maria Claretta: per otto mesi consecutivi fu uno dei VHS più venduti d'America, un successo che ha resistito a decenni di ridoppiaggi e revival. Eppure, in un curriculum già denso, Sister Act è quasi un intermezzo.

Whoopi Goldberg appartiene a un club ristrettissimo: quello delle personalità che hanno vinto un Emmy, un Grammy, un Oscar e un Tony Award. L'acronimo è EGOT, e tra tutti i premi e i record della sua carriera è probabilmente quello che racconta meglio la sua portata artistica, capace di attraversare il cinema, la musica, il teatro e la televisione senza mai sembrare fuori posto in nessuno di questi mondi. Dal 2006 conduce The View su ABC, il talk show quotidiano che le ha regalato un Daytime Emmy nel 2009. Nel 2002 ha ricevuto la stella sulla Hollywood Walk of Fame. Nel 2024 ha pubblicato il libro Frammenti di memoria, presentato anche in Italia. Nel 2025 ha annunciato la partecipazione alla soap italiana Un posto al sole.

Caryn Elaine Johnson, dunque, è ancora lì. Si fa solo chiamare in un altro modo.

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