Zack Snyder, Watchmen e i paragoni assurdi
Come vi abbiamo rivelato ieri, presentando al Comic-con Watchmen, il regista Zack Snyder ha parlato delle discussioni sulla durata. Ecco perché le sue parole, invece di rassicurarmi, mi preoccupano molto...
Rubrica a cura di ColinMcKenzie
In effetti, Snyder ritiene che l'unico modo per rendere giustizia a Watchmensia di ambientarlo negli anni ottanta e con una lunghezza di tre ore. Beh, sono idee molto discutibili. Chi non ha letto il fumetto, potrebbe pensare che una durata vicino alle tre ore permetta di vedere un film che riesca a cogliere la profondità del fumetto e a non snaturarlo. La realtà è che non ne basterebbero otto per mettere dentro tutta la marea di cose presenti, senza contare gli infiniti riferimenti disseminati nell'opera. Insomma, la durata è un falso problema se Snyder per adattare l'opera non fa quanto suggerì David Cronenberg a proposito de Il pasto nudo: "per essere fedeli ad un libro bisogna tradirlo".
Non sembri una banale provocazione intellettualoide, perché il processo di portare sul grande schermo un'opera di un altro mezzo di espressione non richiede certo un copia ed incolla di situazioni (che molti fan vedono come un segno di rispetto e non l'anticamera del disastro), ma una nuova opera che, con mezzi e magari contenuti diversi, riesca ad esprimere le idee e la forza del materiale originale. Ecco che la scelta di mantenere l'ambientazione negli anni ottanta, spacciata come omaggio fedele, è invece, secondo me, quanto di più sbagliato ed infedele ci possa essere. Quando Alan Moore scriveva Watchmen, ci si trovava in piena guerra fredda, con il ricordo del Watergate e del Vietnam ancora molto vivido. Ora, il problema è che per gli under 30 di oggi tutto questo non significa nulla e, comunque, è evidente che mentre all'uscita del fumetto tutto questo era attualissimo (e incuteva grande paura), ora è preistoria quasi dimenticata (siete timorosi di una guerra atomica tra Usa e Unione Sovietica? No, vero? Anche considerando che quest'ultima non esiste più...). Sarebbe stato molto più fedele (nello spirito) trovare un equivalente moderno alla situazione di crisi mondiale, come sembrava volesse fare Paul Greengrass (che, non a caso, adesso si trova impegnato in un film sull'Iraq).
Insomma, sapete chi mi ricorda Zack Snyder quando parla? Mark Steven Johnson mentre era impegnato nelle riprese di Daredevil. Fan scalmanato del materiale, prometteva grande rispetto della fonte originale. Peccato che il film fosse una pacchianata allucinante. Della serie: non desiderate troppo una cosa, potrebbe avverarsi...