Per raccontare come si deve questa storia, chi vi scrive si sente in dovere di partire da un’opinione personale, del tutto contestabile. L’opinione in questione è la seguente: il Grand Prix del Festival di Angoulême è, a tutt’oggi, il più autorevole riconoscimento fumettistico d’Europa e probabilmente del mondo. Non che abbia moltissimi avversari in un’ipotetica competizione, ma è probabilmente importante ricordare che, per composizione della giuria, tradizione del premio, prospettiva sul mondo del fumetto proposta, occupa ancora la prima posizione, quantomeno tra i “premi alla carriera”.

Cos’è successo negli ultimi due giorni? Il gruppo BD Egalité, collettivo francese di autrici e disegnatrici impegnate contro il sessismo, ha fatto notare l’assenza, considerata gravissima, di donne nella lista dei trenta candidati al Grand Prix 2016. Contestualmente, ha chiesto di boicottare la manifestazione a tutti coloro che fossero sensibili all’argomento.

Un appello raccolto, in primis, da Riad Sattouf. Si tratta di un nome che probabilmente dice poco ai lettori italiani, ma che fa piuttosto rumore al di là delle Alpi, anche perché Sattouf, eccellente fumettista, ha militato sino al 2014 nella redazione di Charlie Hebdo ed è un autore socialmente molto impegnato. Sattouf ha comunicato via Facebook che avrebbe boicottato la manifestazione.

 

Ci sono molte grandi artiste che meriterebbero di essere tra i nominati. Preferisco cedere il mio posto, per esempio, a Rumiko Takahashi, Julie Docet, Anouk Ricard, Marjane Satrapi, Catherine Maurisse.

 

In coda a Sattouf, anche Daniel Clowes ha ritirato il proprio nome dai candidati, definendo l’assenza di donne una ridicola e imbarazzante debacle. Dopo di loro è giunto il turno di molti altri, tra cui Joann Sfar, Chris Ware, Christophe Blain, Pierre Christin, Charles Burns ed Etienne Davodeau. Fino al nostro Milo Manara, che ha dichiarato quanto segue:

 

Considerata l’importanza delle donne nella mia vita d’artista e considerato il fatto che ho sempre cercato di essere rispettoso del loro ruolo di soggetti e non oggetti, nel mio lavoro, desidero ritirare il mio nome dalla lista di candidati al Grand Prix di Angoulême, che ha dimenticato persino di menzionare le mie colleghe fumettiste per questo importante riconoscimento alla nostra professionalità.

 

Angouleme

 

Quale la reazione? Inizialmente, l’organizzazione del festival, per bocca di Franck Bondoux, amministratore delegato, ha rifiutato di cambiare l’elenco dei nomi proposti, difendendo la selezione e affermando che essa dipingeva una realtà di fatto: la maggioranza schiacchiante, nella storia del fumetto, di artisti uomini. Bondoux ha sostenuto questa posizione sulla televisione nazionale, come i francofoni potranno apprezzare nel video che chiude questo articolo.

 

Non è in nostro potere distorcede la realtà, anche se bisogna ammettere che la lista potrebbe accogliere uno o due nomi femminili e che dobbiamo fare attenzione, poiché sappiamo che il festival può dare risonanza a molte istanze.

 

Una linea di condotta che ha tenuto per poco, dato che, sotto la spinta delle crescenti polemiche, sono comparsi i nomi di ben sei donne fra i candidati. Linda Barry, Julie Docet, Moto Hagio, Chantal Montellier, Marjane Satrapi e Posy Simmonds sono attualmente tra i papabili.

Tutto questo è avvenuto tra ieri e oggi, in un crescendo di opinioni, polemiche, sentenze e distinguo. Tutto molto spiacevole nell’attuale panorama fumettistico internazionale. Chi ci segue e ci legge con costanza probabilmente non ne potrà più dei nostri brevi commenti all’importanza rinnovata e mai così evidente delle figure femminili nel piccolo grande mondo della narrativa a strisce. La citiamo a ogni piè sospinto quando parliamo di Marvel e DC Comics, la inseriamo nelle domande che facciamo agli artisti che ci concedono interviste.

Il motivo per cui lo facciamo è che il nostro mestiere è intercettare quel che si muove nella cultura fumettistica internazionale e darne conto dal nostro punto di vista. Se parliamo di fumetto e società, non possiamo negare che il tema della diversità etnica e quello della femminilità riscoperta siano i principali argomenti di dibattito, le molle dietro ai cambiamenti più importanti a cui abbiamo assistito negli ultimi anni e a cui assistiamo tuttora.

La domanda è: com’è possibile che l’organizzazione di Angoulême non se ne sia accorta e non abbia agito di conseguenza? Noi ci sentiamo ormai quasi monotoni nel sottolineare, ad esempio, quanto Stan Sakai sia sempre stato avanti coi tempi nel dipingere donne forti, nel rimarcare quante serie regolari siano affidate a team creativi tutti al femminile, nel far notare quante protagoniste donne, non più necessariamente con seni e cosce al vento, facciano bella mostra sulle copertine. Com’è che Bondoux e i suoi non hanno ricevuto questi stessi segnali?

Qualcuno potrebbe obiettare che noi stiamo parlando di presente, mentre il Grand Prix si occupa del passato. Vero. Ma possibile che il punto di vista sulla storia non possa e non debba risuonare assieme alla corrente dei giorni nostri? Nessuno si aspettava una vincitrice donna (per quanto ci piacerebbe vederne una), né una composizione della lista a maggioranza femminile. Tuttavia, non avrebbe stonato certamente, Anno Domini 2016, un’attenzione alle artiste che hanno reso importante il fumetto. Grave che a inciampare, in questo contesto storico-culturale, sia stato il Grand Prix. Non avremmo visto alcuna ipocrisia nel citare quel paio di nomi di cui Bondoux parlava nelle sue dichiarazioni. Sarebbero stati doverosi e suffragati da meriti artistici.

Un po’ di ipocrisia la vediamo, invece, nella maldestra manovra di reinserimento. Sappiamo che le alternative, probabilmente, non c’erano, ma le nostre nonne ci hanno insegnato che “la toppa è sempre peggio del buco”. Non invidiamo le protagoniste di questo innesto tardivo, che si trovano in una condizione di indefinibile grigio sfocato. Si tratta di un riconoscimento, ancorché artificioso? Conta la prima intenzione, in questo genere di cose? Sentirsi ancor più offese o timidamente onorate? Trattasi di inestricabile guazzabuglio risolvibile solo dal punto di vista personale.

Una cosa ci sentiamo di dire, sorvolando sui commenti alla gravità del gesto di escludere le donne dai candidati e astenendoci dal processo alle intenzioni: la scelta è stata malaccorta e testimonia, forse, una certa stanchezza, un invecchiamento del Grand Prix. L’incapacità, almeno in questa occasione, di farsi interprete del presente oltre che custode di un glorioso passato.

 

 

 

 

Fonte: Bleeding Cool