Weekly Shonen Jump 19 (Aprile 2020)

Ruberesti mai un manga? L’industria del Fumetto nipponico pone da decenni questa domanda ai lettori, e in molti casi la risposta è “sì”. I siti di pirateria che diffondono scansioni di tankobon e riviste sono una delle piaghe che più gravano sul settore.

I tentativi di porre un freno al problema sono stati molteplici: dalla creazione di piattaforme sulle quali leggere fumetti in digitale – anche gratuitamente – all’inasprimento delle leggi sul diritto d’autore, gli editori e il governo giapponese hanno tentato svariate strade, ma si sono sempre ritrovati a fare i conti con la diffusione illegale di manga e doujinshi (le autoproduzioni).

Nei giorni scorsi, il proprietario di uno dei più noti siti cinesi di distribuzione illegale di manga è stato arrestato. Residente a Shangai, costui è stato accusato dalla Corte Popolare di Xuhui ed è stato dichiarato colpevole in seguito alla sua ammissione.

L’uomo, di cui non è stato reso noto il nome, è stato condannato a tre anni di reclusione con pena sospesa, il che significa che non andrà in carcere a meno che non venga condannato per altri reati nei prossimi tre anni, ma dovrà pagare una multa di 80 mila Yuan (circa 10.000 Euro).

Weekly Shonen Jump 21, copertina (2019)

Tramite l’apertura di una causa civile, Shueisha è pronta a chiedere un risarcimento danni al condannato, che, in quanto amministratore del portale, ha accettato di pagare dopo la confessione. Il sito, che pubblicava le scansioni di Weekly Shonen Jump tradotte prima della data di uscita ufficiale, era online dal 2013 e contava più di 400.000 utenti unici.

Shueisha non è sola in questa crociata: all’inizio dell’anno, è stata annunciata una collaborazione con altre case editrici, quali Kodansha, Kadokawa e Shogakukan. Le aziende si sono unite per creare una task force contro la pirateria, dichiarando che avrebbero messo un freno al fenomeno con ogni mezzo legale.

Il caso cinese si aggiunge a una recente operazione legale perseguita da questi editori nipponici contro tre siti pirata statunitensi, accusati di aver perpetuato una volontaria e massiccia violazione di copyright. Uno di questi, attualmente offline, è Hoshinoromi.org, il cui nome rimanda a un’altra azione legale ai danni di un portale pirata: la chiusura di Manga Mura. Quest’ultimo era il principale portale di scan, e uno dei suoi più noti amministratori era, per l’appunto, Romi Hoshino.

La battaglia non riguarda solo i grandi editori: all’inizio di quest’anno, un’autrice di doujinshi è riuscita a ottenere un risarcimento di 2,19 milioni di Yen (circa 18.200 Euro) dopo aver fatto causa alla società A’class, proprietaria di un sito di distribuzione illegale di manga che proponeva numerose sue opere.

L’artista aveva chiesto un risarcimento di dieci milioni di Yen per violazione del copyright e per aver distribuito illegalmente titoli legati a un noto franchise di videogiochi. A’class aveva risposto all’accusa sostenendo che la mangaka non avrebbe potuto beneficiare di alcun indennizzo, dato che i suoi lavori sono basati su personaggi di cui non detieni i diritti. Il giudice ha però ritenuto che l’opera dell’artista fosse originale, e di conseguenza la proprietà del sito è stata costretta a pagare il risarcimento, per quanto inferiore a quello inizialmente richiesto.

Sul fronte dell’autoproduzione e della traduzione non autorizzata, lo scorso marzo si è espressa Hatoko Machiya, autrice di fumetti di genere boys love, che su Twitter si è rivolta ai propri lettori all’estero. Non conoscendo inglese, l’autrice si è fatta aiutare a tradurre il suo messaggio, in modo da raggiungere il maggior numero possibile di persone:

 

Al mio pubblico in lingua inglese:

Recentemente, il mio editore mi ha confermato che tutte le traduzioni in inglese dei miei lavori disponibili in rete NON sono ufficiali. Per favore, NON pagate per leggerle!

Investo davvero molto tempo e fatica a creare ogni singolo progetto. Non sono nella posizione economica di poter offrire il mio lavoro gratuitamente, e i soldi che spendete in copie illegali NON mi aiutano in alcun modo. È un problema molto serio per me, in quanto autrice professionista.

Mi auguro di poter vedere i miei lavori tradotti ufficialmente in futuro. Il mio editore non ha alcun piano riguardo a un’eventuale edizione inglese, e non ho ulteriori commenti a riguardo.

Questa comunicazione è stata tradotta su mia richiesta. Non parlo inglese, perciò non posso rispondere ai vostri messaggi.

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

 

Weekly Shonen Jump 18 (2019), illustrazione di Koyoharu Gotouge

L’autrice è stata chiara: la distribuzione illegale delle sue opere la danneggia, e i profitti vanno ai distributori che non detengono alcun tipo di diritto.

All’inizio di quest’anno sono stati diffusi i dati relativi alla crescita dell’industria del Fumetto nipponico, che hanno registrato un aumento della fruizione di manga digitali su piattaforme legali di circa il 29,5%, un boom avvenuto in seguito alla chiusura del portale Manga Mura. La crescita generale dei guadagni dell’editoria nipponica nel corso del 2019, però, è rimasta ferma allo 0,2%. Nonostante gli sforzi profusi, l’industria non ha dunque registrato un incremento significativo.

Le azioni svolte dai maggiori editori contro la pirateria sono legate in particolare alla crescita dell’interessamento nei confronti di anime e manga, che a livello internazionale è dovuta al successo di titoli come My Hero Academia di Kohei Horikoshi e Demon Slayer – Kimetsu no Yaiba di Koyoharu Gotouge, la cui fama ha raggiunto anche un pubblico non avvezzo a questo genere di intrattenimento.

Per consentire ai titoli nipponici di essere distribuiti all’estero, però, è necessario che il consumo da parte del pubblico avvenga tramite vie legali, cosicché gli editori originali possano, numeri alla mano, considerare il nostro un mercato appetibile per i loro prodotti.

Weekly Shonen Jump vol 51 (2018)

Il dibattito sulla pirateria rimane dunque molto acceso, soprattutto dal momento che numerosi autori ritengono che la distribuzione illegale non sia necessariamente dannosa per loro: sostengono infatti che si tratti di un canale molto utile per farsi conoscere all’estero e che aumenti le possibilità che le loro opere vengano tradotte in altre lingue.

La severità con la quale il Giappone interviene su questo tema è certamente influenzata dai guadagni che l’industria del Fumetto trae dalla vendita delle copie, la quale non è paragonabile – ad esempio – ai numeri di Paesi come il nostro.

Nella terra del Sol Levante, serie molto celebri come One Piece e il già citato Demon Slayer vendono infatti milioni di copie, cifre che, oltre a portare un grande profitto, indicano un grande investimento da parte degli editori, i quali non possono permettersi di perdere pubblico a causa della pirateria.

 

 

 

Fonti: Comicbook | Comicbook | Comicbook | Anime News Network