FILM

Dal cinema alla tv: la nostra intervista a John Hannah

L'attore si è raccontato ai nostri microfoni durante l'ultima edizione del Festival della TV di Monte-Carlo, tra aneddoti e curiosità.

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Quando si pensa a John Hannah vengono in mente La Mummia e Quattro matrimoni e un funerale. Ma nell’attore scozzese c’è molto altro ed è radicato nella sua capacità di essere poliedrico nelle trasformazioni rimanendo con i piedi per terra. Si capisce immediatamente durante l’incontro con la stampa al 65° Festival della TV di Monte-Carlo, evento fiore all’occhiello della serialità in Europa.

Da Damages a Agents of S.H.I.E.L.D., da Transplant a Sandokan, ha lavorato a molti progetti per il piccolo schermo, mantenendo sempre quell’ironia che lo contraddistingue.

E ora, alla kermesse monegasca, ripercorre alla corte del principe Alberto II di Monaco i momenti salienti della carriera, compresi incontri inattesi come quello con Robin Williams e Matt Damon.

Qual è la regola d’oro della longevità in TV?

Starci il meno possibile. (Ride) Quello che intendo dire è che non voglio annoiarmi e mi piace cambiare spesso, quindi tendo a rimanerci per un tempo limitato.

Immaginava, invece, che La Mummia sarebbe diventato un cult?

Venendo dal teatro mi prendevo piuttosto sul serio, quindi immaginavo che nessuno avrebbe preso in considerazione la storia, invece alle anteprime negli Stati Uniti il pubblico urlava, batteva le mani, si divertiva e quindi mi sono dovuto ricredere.

Cosa ha rappresentato per lei Quattro matrimoni e un funerale?

Per me è arrivato in un momento in cui faticavo a trovare lavoro, nove anni dopo la scuola d’arte drammatica ed è stato un successo fulmineo, inaspettato. Senza quel film non mi avrebbero mai considerato per ruoli da protagonista in piece teatrale, il che dimostra quanto l’industria dell’audiovisivo possa essere ipocrita a volte.

Che rapporto ha con i fan?

Non nego mai un autografo, anche se so che c’è il rischio che se lo rivendano online. Mi piace interagirci perché investono il loro tempo sostenendo il lavoro degli artisti. Di recente per la prima volta a Orlando, in Florida, ho partecipato per la prima volta a una convention de La Mummia e mi ha entusiasmato vedere le varie “tribù” di appassionati, soprattutto i cosplayer.

Cosa ha portato con sé dell’esperienza di Sandokan?

Mi piacciono le coproduzioni internazionali e sul set mi sono sentito italiano anch’io!

Cosa ci può anticipare de La Mummia 4?

So che si farà e molti personaggi storici torneranno, con qualche bella sorpresa.

Un ricordo che le fa piacere tenersi stretto?

Matt Damon, che avevo incontrato a un party di Natale. Mi ha colpito che molti anni dopo si ricordasse il mio nome. Io non ne ricordo mai nessuno ma lui è impressionante.

Un gentiluomo di Hollywood?

Robin Williams: l’ho incrociato per caso in un ristorante a New York. Non volevo fare il fanboy e ho cercato di contenermi. Il risultato? Si è fermato a parlare con noi per mezz’ora mettendo su una specie di show. Indimenticabile!

Sembra che lei sia bravo in tutto, c’è qualcosa che le riesce meno bene?

Non leggo mai i manuali d’istruzione né le mappe e infatti mia figlia mi dice che mi perdo in maniera epica. So di non essere divertente né di talento ma so riconoscere la bravura negli altri e questa è una vera fortuna.

Come le piace trascorrere il tempo libero?

All’aria aperta: dopo il Covid ho ricominciato ad andare in campeggio. Mi piace l’arrampicata e una bicicletta che porto sempre con me, dovunque vada per lavoro.

Una qualità di cui va fiero?

Credo nella bontà della gente e nella capacità di stupirsi.

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