Diabolik si rinnova: intervista a Matteo Buffagni
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Ciao Matteo e benvenuto su BadComics.it. La prima domanda non può che riguardare il numero 1 di Diabolik del 2014. A partire da quell'albo firmerai le copertine della serie. Raccontaci come è successo, e cosa si prova a essere il copertinista ufficiale di Diabolik, un simbolo del fumetto italiano.
Quale approccio stilistico ti ha chiesto Astorina al riguardo? Nello specifico, un taglio netto con il passato o una certa aderenza alla tradizione?
L'Astorina tiene molto ai suoi fan e alle sue tradizioni e quindi era impensabile un taglio netto con il passato, soprattutto considerando che non si sta parlando di una nuova collana, ma della serie regolare di inediti. Detto questo però devo ammettere che non mi è stata imposta un gabbia dalle maglie troppo strette, anzi mi è solo stato chiesto di mantenere una colorazione piatta e con poche sfumature, nell'ottica di mantenere lo stacco grafico con le precedenti copertine il meno scioccante possibile.
Per la mia breve esperienza devo dire che non c'è uno schema predefinito: per le copertine che riguardano le storie disegnate da me mi è stata data carta bianca, salvo alcuni piccoli aggiustamenti; per quello che invece riguarda le storie che non conosco a fondo, mi è capitato di partire da un'idea/bozza di Gomboli, così come dal soggetto della storia stessa. Da lì si procede a un paio di bozze a colori per avere un idea della composizione e dell'impatto che avrà l'illustrazione finale, poi al disegno in bianco e nero e infine al colore digitale.
Hai esordito su Diabolik proprio lo scorso gennaio disegnando l'inedito Tu ucciderai Eva. Puoi svelarci se il tuo coinvolgimento per il 2014 riguarderà solo le copertine o se sono previste anche delle storie disegnate da te?
Da alcuni anni lavori anche per la Marvel. Il tuo Avengers Assemble #22 scritto da Kelly Sue DeConnick e Warren Ellis è uscito negli States pochi giorni fa. Ricordo che Mario Gomboli ha sempre tenuto molto a sottolineare il fatto che il fisico di Diabolik non deve essere quello ipermuscoloso dei supereroi americani ma quello di un atleta, di un nuotatore. Disegnare per Marvel o per Astorina implica un approccio e procedure diverse, anche per quanto riguarda il tuo stile? Ed esistono differenza di tecnica, oltre naturalmente la specificità di un soggetto rispetto a un altro?
In effetti Gomboli me l'ha fatto notare sin dall'inizio, forse anche perché temeva, a ragion veduta, un'influenza del mondo supereroistico. Di fatto c'è da dire che anche quando disegno per la Marvel non sono un fan sfegatato delle tutine tanto aderenti da sembrare dipinte, quindi basta pensare a come sarebbero realmente, senza entrare dentro le pieghe di ogni muscolo... e poi diciamoci la verità, io mi sono preso come riferimento Filippo Magnini all'inizio e non mi sembra proprio senza muscoli! (Ridendo)
Io sono cresciuto tra bonelliani come Roi, Villa, Zaniboni, Castellini, maestri come Moebius, Manara, Toriyama, Tetsuo Hara, Miyazaki, Mignola e tanti altri, fino ad arrivare ai più recenti Bec, Immonen e Coipel. Il mio difetto è che ho la memoria corta e quindi tanti me li scordo, così come non ne subisco troppo l'influenza nel disegno, se non subconsciamente, anche se gli ultimi due citati sono forse i miei punti di riferimento degli ultimi anni.
Chiudiamo parlando del futuro meno immediato: disegnare Diabolik e Avengers, icone assolute del fumetto mondiale, senza dubbio implica notevole dedizione. Ma hai altri progetti in cantiere per il 2014?
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