Evan Rachel Wood, Paul Giamatti e Philip Seymour Hoffman ci parlano delle Idi di Marzo
[Venezia 2011] I tre attori ci parlano del film d’apertura al Festival. Con un po’ più di convinzione le cose sarebbero potute però andare meglio….
Capelli raccolti all’indietro ingelatinati alla Brigitte Nielsen, tailleur dal taglio maschile nero, camicia bianca che disegna un movimentato girocollo da aristocratico francese a cavallo in tempo di rivoluzione, eyeliner e carnagione bianca più del latto, sfumatura Morticia Addams: nonostante Evan Rachel Wood sia molto più bella dal vivo che al cinema, appena la guardi ti viene in mente Lady Oscar.
Philip Seymour Hoffman non ama parlare, è spallato, barba lunga, occhiali da sole, si vede che è lì perché “qualcuno dovrà pur farlo”, parliamo pur sempre di un premio Oscar, ma quando la Wood dice qualcosa su cui non è d’accordo, un’affermazione come “Mi piace andare fuori dagli Stati Uniti perché solo andando fuori ci si rende conto di quanto la nostra informazione sia parziale e di come non si riesca ad avere un quadro di insieme di ciò che succede nel resto del globo”, chiudendo il tutto con la sua solita risatina con la mano che si copre la bocca quando anche lei si rende conto che sta durando troppo, lui prima borbotta qualcosa, poi si guarda intorno e appena notato che il resto dei giornalisti si aspettano ormai che dica qualcosa, attacca con il suo punto di vista. “Non è vero, ormai con internet, i blog e i tanti giornali, più o meno a pagamento, si possono avere migliaia di opinioni differenti e diversi punti di vista anche rimanendo a casa. Non è l’informazione che manca, al massimo è il filtro, è sempre più difficile scegliere da dove trarre le informazioni e se non si ha tempo si rischia di affidarsi a quelle sbagliate”.
Su una cosa concorda però con la presto ventiquattrenne regina dei vampiri della Louisiana di True Blood: “Bush e Obama non sono uguali”. In verità nessuno aveva sostenuto il contrario, ma davanti a una lunghissima e non chiarissima domanda posta in italiano su ciò che Clooney aveva detto in conferenza stampa, tradotta simultaneamente in inglese, il rischio che gli intervistati ti rispondano fischi per fiaschi è sempre molto alto, quasi una certezza quando ad alzarsi in piedi con il microfono in mano sono giornalisti che non hanno bene in mente ciò che vogliono chiedere mentre parlano e lo scoprono solo dopo decine di secondi di fuorvianti preamboli.