Fare incantesimi con l'animazione: la visione di Maga Animation Studio
A raccontarcela è direttamente Massimo Carrier Ragazzi, fondatore e direttore artistico di una delle realtà più dinamiche del settore della produzione animata in Italia.
Negli ultimi anni l'animazione italiana ha attraversato delle fasi complesse. Se da un lato il settore è cresciuto grazie a collaborazioni internazionali, con un numero sempre più elevato di studi e di player orientati al mercato globale, dall'altro restano delle criticità importanti. Su tutte, un mercato interno limitato, investimenti concentrati solo su pochi soggetti e una difficoltà a finanziare produttori indipendenti.
Esempio emblematico è NORA ノラ,, un progetto che esprime perfettamente la brand identity dello studio. Si tratta della prima idol virtuale Made in Italy, realizzata con una voce umana e un approccio artigianale che unisce musica, animazione e tecniche digitali senza l'utilizzo di Intelligenza Artificiale generativa. Un videoclip, ma anche un esperimento che attraversa linguaggi differenti, dalla musica al gaming, dimostrando come l’animazione possa essere un grande mezzo di innovazione visiva e tecnologica.
Noi di Badtaste siamo stati invitati a visitare lo studio nella sua sede di Monza, per osservare da vicino come prendono forma questi progetti. E tra storyboard e rendering in un ambiente orgogliosamente nerd, emerge un approccio ben chiaro: mantenere uno standard artistico elevato in un’industria che va sempre più veloce.
Da dove nasce il nome Maga?
Il nome Maga nasce da una suggestione ben precisa: l’idea di una piccola Maga che, con i suoi incantesimi, riesce a dare forma a mondi fantastici. Nel nome c’è già la mission dello studio: trasformare l’immaginazione in qualcosa di tangibile attraverso l’animazione.
Siamo nati grazie a esperienze legate al mondo Disney e per questo veniamo da una cultura molto tradizionale: animazione su carta e approccio handmade. Dopo aver realizzato dei cortometraggi sperimentali per attività di ricerca e sviluppo, sono arrivati i primi lavori per Disney Channel: ident animati e interstitial (precursori dello storytelling attuale, come gli short che oggi contaminano i canali YouTube e social network). Questi progetti hanno riscosso successo e da lì la crescita è stata progressiva.
Quali valori guidano oggi lo studio?
Come nasce un progetto, dall’ideazione al prodotto finito?
Quando il progetto nasce all’interno dello studio, si individuano le figure che si occupano delle varie fasi creative. C’è prima di tutto il concept, la storia, successivamente lo sviluppo dello storyboard, la pre-produzione (design e look del progetto), il reparto tecnico che costruisce gli asset 2D o 3D, la produzione delle animazioni fino al rendering e l’output finale. Dipende anche da cosa realizziamo e con che tecnica: se puntiamo su un design e animazione più 2D, seguiamo un iter, se invece scegliamo il 3D o l’output verso un game engine, ne seguiamo un altro.
Opportunità. Per noi non è mai stato un argomento tabù e non abbiamo mai sottovalutato l’utilizzo di questi strumenti. Usiamo l’AI per velocizzare i processi di programmazione (coding). Se c’è una fase che può essere automatizzata, non ha senso che venga fatta dall’uomo. La parte creativa, però, deve sempre essere guidata da un essere umano, perché paradossalmente le sue apparenti imperfezioni rendono il risultato più interessante. Vero, appunto, umano. Dunque, l’ideazione, la scrittura e il design sono realizzati da noi.
Com’è cambiato il vostro lavoro dopo il covid?
Qual è lo stato di salute del settore della produzione animata in Italia?
È difficile fare un’analisi solo italiana. Perché quello che succede a livello internazionale ricade sul nostro Paese. L’Industry è cambiata tantissimo perché la pandemia ha alimentato il mercato dell’entertainment, e successivamente si è verificata una contrazione che ha inciso sulla salute dell'industria stessa. Oggi in Italia ci sono molte più imprese che producono contenuti, e questo grazie soprattutto agli investimenti di player esteri che hanno favorito una crescita del nostro settore. Tuttavia, siamo un paese sempre più attratto da un prodotto estero attorno a cui c’è un marketing importante, e per questo il nostro mercato interno rimane piccolo.
Il principale finanziatore è la Rai, con alcune aperture anche da parte di piattaforme come Amazon con il Baracchino e Netflix con Zerocalcare. A livello istituzionale lo stato aiuta grazie all’incentivo del Tax Credit e qualche contributo regionale, ma per un produttore indipendente resta difficile farsi finanziare. Le risorse non sempre riescono a raggiungere il talento e spesso c’è paura di rischiare su qualcosa di nuovo da parte degli stessi broadcaster. L’industria del videogioco italiano invece sta crescendo molto, grazie al lavoro importante che sta facendo IIDEA (Associazione del settore gaming Italiano).
Come immaginate il futuro di Maga e del settore?
Domanda di rito: i vostri film animati preferiti?
Ce ne sono tanti. Toy Story per la sua rivoluzione relativa alla computer animation. Il Gigante di Ferro per regia, storytelling e perché ibrida perfettamente animazione classica e CG di fine anni '90. Sul fronte orientale sono sempre stato appassionato dei lavori di Miyazaki, in particolare la sua serie Conan e il ragazzo del futuro. E di Akira, capostipite immortale di un genere. A livello europeo mi piacciono molto i film di Sylvain Chomet, Appuntamento a Belleville e L’illusionista su tutti, e più a est le opere di Aleksandr Konstantinovič Petrov come My Love, emozionante e incredibile dal punto di vista tecnico. Sono molto legato anche a Roger Rabbit e al modo di disegnare di Richard Williams, che ho avuto la fortuna di incontrare.