FILM

Pesaro Film Festival 2026: Edoardo De Angelis racconta i 10 anni di Indivisibili

Il regista Edoardo De Angelis, ospite al Festival di Pesaro, ha ripercorso la genesi e il successo di Indivisibili, proiettato in occasione del decimo anniversario della sua uscita.

Condividi

Nella giornata di martedì 16 giugno, il Pesaro Film Festival ha celebrato Indivisibili: sono passati infatti dieci anni dall’uscita dell’apprezzato film di Edoardo De Angelis, che nel 2016 faceva il suo debutto alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Giornate degli Autori, venendo accolto da ottime recensioni, per poi approdare il 29 settembre nelle sale italiane. Celebrato come l’autentica “sorpresa italiana” a Venezia 2016, Indivisibili sarebbe stato insignito in seguito di sei David di Donatello, fra cui il premio per la sceneggiatura scritta dal regista insieme a Nicola Guaglianone e Barbara Petronio. E proprio De Angelis è stato l’ospite della serata di martedì a Pesaro, per una proiezione speciale di Indivisibili a Piazza del Popolo.

Nato a Napoli, quarantasette anni, Edoardo De Angelis ha diretto cinque lungometraggi per il cinema (a partire dal suo esordio nel 2011, con Mozzarella Stories), a cui vanno aggiunti tre film per la televisione e la serie Netflix La vita bugiarda degli adulti, tratta dall’omonimo libro di Elena Ferrante; nel frattempo ha completato le riprese del suo sesto lavoro per il cinema, Il fuoco che ti porti dentro, trasposizione di prossima uscita del romanzo di Antonio Franchini. Ma al Festival di Pesaro, il fulcro dell’attenzione è stata la pellicola che, dieci anni fa, ha reso di colpo De Angelis uno dei nuovi autori di punta del cinema italiano: «A Venezia avvenne una sorta di incantesimo, ci fu una reazione deflagrante la sera della proiezione alle Giornate degli Autori. E per l’occasione voglio ringraziare con affetto immenso l’uomo che volle il nostro film in quella sezione, Giorgio Gosetti».

 

Un film sul desiderio e la paura del cambiamento

Edoardo De Angelis ha ripercorso con parole cariche di entusiasmo l’atmosfera di collaborazione all’interno della quale sarebbe nato Indivisibili: «Da autore giovane, avevo fatto solo due film, sperimentavo per la prima volta un clima di fiducia ed ero spinto a trovare l’idea migliore, a non accontentarmi: prima di decidere per Indivisibili abbiamo vagliato tante idee. Con i miei produttori, Pierpaolo Verga e Attilio De Razza, creammo un sodalizio: io scrivevo i film di Ficarra e Picone e loro co-producevano i miei… quindi con i film di Ficarra e Picone facevamo i soldi e con i miei li perdevamo, ma sempre in un clima di fiducia crescente». A questo proposito, De Angelis tiene anche a sottolineare come il metro del successo di un film non risieda unicamente nei numeri del box-office: «Di un film come questo si è parlato tanto al di là dell’evento immediato, dell’incasso delle prime settimane».

Un aspetto importante nella genesi di Indivisibili risiede, secondo il regista, nella sensazione di aver raccontato una storia collegata in qualche modo alla propria esperienza personale e ai propri stati d’animo: «Io stavo vivendo una separazione e cercavo un racconto che rappresentasse in maniera emblematica questo sentimento, un sentimento di dolore collegato però anche a un desiderio di cambiamento. Lo sceneggiatore Nicola Guaglianone mi racconta la suggestione di due gemelle siamesi che cantano, dando da mangiare alla famiglia, ma che a un certo punto scoprono di potersi dividere. A mio parere, loro due incarnano le forze contrastanti che albergano dentro ognuno di noi: il desiderio di crescere e al tempo stesso il timore di farlo, ma la consapevolezza che per crescere è necessario separarsi da una parte di se stessi, anche se questo costa dolore».

La trama di Indivisibili, infatti, è costruita attorno a Daisy e Viola, interpretate da Marianna e Angela Fontana: due giovani gemelle siamesi, unite ai fianchi, che cominciano a sviluppare una crescente volontà di emancipazione dall’oppressione familiare, incarnata dal tirannico padre Peppe (Massimiliano Rossi), il quale le costringe a esibirsi e non accetta l’idea che possano separarsi. «Con questo film fui felice perché ebbi la sensazione di aver trovato la mia voce cinematografica», spiega De Angelis; «Avevo messo insieme tutti i personaggi che amavo e un luogo, Castel Volturno, a cui torno sempre: un luogo magico, devastato, eppure in continua trasformazione. È stata un’esperienza di cinema per me totale, quindi da quel momento in poi ho capito che quella poteva essere la mia voce».

 

Gli ingredienti del successo di Indivisibili: da Enzo Avitabile alle gemelle Fontana

Un apporto significativo a Indivisibili è stato fornito dal compositore Enzo Avitabile, ricompensato con i David di Donatello per la colonna sonora e la canzone Abbi pietà di noi: «Enzo Avitabile e i Bottari di Portico hanno inciso due album fondamentali per la storia della musica folk: io entro in contatto con quella musica, e dopo Perez. vengo a sapere che Enzo vuole incontrarmi e che avrebbe piacere di realizzare le musiche per il mio prossimo film, ma non aveva idea di quanto questo film fosse perfetto per la sua musica. Io produco la colonna sonora in moviola, quindi si è ritrovato i suoi pezzi mischiati, messi dove non immaginava, però ne è stato entusiasta. Lo stesso approccio lo porto avanti anche in altri film, per esempio con Robert Del Naja dei Massive Attack per Comandante. Questo è il motivo per cui, secondo me, si ha la percezione di note intrecciate con le parole della sceneggiatura, qualcosa che entra nel tessuto del fotogramma».

Un altro elogio, da parte di De Angelis, è rivolto all’eccezionale coppia di protagoniste di Indivisibili, Marianna e Angela Fontana: «Senza di loro probabilmente questo film non l’avrei fatto, perché la loro biografia è così limitrofa a questa storia da averle rese immediatamente insostituibili. Ovviamente non ho fatto nessun provino, conoscevo già le gemelle Fontana ed erano perfette: sono gemelle, cantano e hanno in dotazione un senso della morale molto profondo. Anche se avevano appena compiuto diciotto anni, hanno dimostrato una dedizione al lavoro sorprendente: per quel calco in gesso avevano cinque ore di trucco ogni mattina, oltre al resto della lavorazione, e loro hanno messo se stesse in questo film. A Venezia hanno suscitato grande entusiasmo, avevano infiammato gli animi: va da sé che per un po’ furono le gemelle di Indivisibili, quindi hanno faticato a separarsi anche nelle loro carriere, ma ci sono riuscite brillantemente».

In conclusione, Edoardo De Angelis ha riflettuto sul cambiamento di temi, di toni e di linguaggio fra i vari titoli della sua filmografia: un cambiamento particolarmente evidente mettendo a confronto Indivisibili e il suo film più recente, il dramma a sfondo bellico Comandante. «Questo linguaggio vuole essere rifondato in continuazione, vuole essere rotto e ricostruito. Ogni storia vuole il suo linguaggio, la sua specifica macchina da presa, una specifica impostazione delle riprese: se paragoniamo Comandante al film che ho appena girato, Il fuoco che ti porti dentro, sono completamente agli antipodi», ha spiegato De Angelis, in merito al suo approccio in qualità di regista; «Però sono sempre io che guardo quei personaggi e quella storia, e decido ogni volta che chi mi verrà a vedere si merita il mio massimo impegno nell’intraprendere viaggi sempre nuovi».

Continua a leggere su BadTaste