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Terminator 2 torna al cinema: Alessandro Rossi racconta la realizzazione (e l'eredità) di un cult

Il film di James Cameron torna in sala per celebrare il suo trentacinquesimo anniversario: per l'occasione, la voce iconica di Arnold Schwarzenegger ci ha raccontato esperienze e curiosità dietro un'opera incredibilmente avanti rispetto ai suoi tempi.

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Quanti avrebbero immaginato che l'action dystopia di James Cameron si sarebbe rivelata più avanguardia che follia? Terminator non è nato per raccontare futuri possibili, eppure il mondo è cambiato talmente tanto da rischiare più volte di avvicinarsi a quei concetti che 35 anni fa sembravano il preludio alla fine dell'umanità. A differenza del primo capitolo, Terminator 2 è riuscito a rappresentare quel mondo distorto con una maturità e una consapevolezza ben diverse, portando sul grande schermo la consacrazione di Arnold Schwarzenegger come action hero. Il film tornerà in sala dal 28 al 30 agosto, distribuito in Italia da Lucky Red, in una splendida versione restaurata in 4K che celebra un'opera divenuta spartiacque per il cinema di genere.

Questo film trasmette ancora una fascinazione particolare che va al di là dei suoi contenuti: per stile e tecnica, Cameron e il suo team hanno saputo superare gli standard dell'epoca con ingegno e maestria, poggiando le basi di un impianto produttivo destinato a restare nella storia del cinema. Non c'era occasione migliore per farci raccontare Terminator 2 da chi l'ha vissuto dietro le quinte, prima di arrivare sui nostri schermi: Alessandro Rossi, storico doppiatore di Arnold Schwarzenegger, ha condiviso con noi la sua esperienza al leggio e alcuni aneddoti sull'impatto della pellicola nella cultura popolare.

Terminator 2 è diventato un cult assoluto e lo ha fatto in maniera sorprendente. Qual è stato il vostro approccio nell'adattare un'opera così fuori dagli schemi?

Il discorso è un po' particolare: all'epoca si lavorava ancora su pellicola e l'attore che veniva a doppiare il film vedeva 40 secondi per volta, 50, un minuto massimo quando l'anello era veramente lungo. Solo degli spezzoni della parte che lo riguardava. Non c'era, come adesso, tutta la scena o tutto il film. Quando lavori su un certo tipo di prodotto, magari prima guardi tutta la sequenza. Lì non era così, lì arrivavano solo dei piccoli spezzoni.

Gli unici che avevano coscienza del film all'epoca erano il direttore e l'assistente, che lo avevano rispettato. Per gli attori era molto molto diverso, non c'era questa grande visione d'insieme da parte di chi andava a doppiarlo. I ragionamenti sono arrivati a posteriori dopo che il film è uscito, per quello che ci riguarda. Dalle spiegazioni che ci dava il direttore al leggio, e questo avveniva già ai tempi del primo film, nessuno avrebbe potuto aspettarsi un successo del genere. Il fatto che poi siamo riusciti a tornare con il secondo capitolo è stato un test importante perché si è letteralmente alzato il livello, sotto tutti gli aspetti.

Al di là del percorso del film, questo anniversario testimonia quanto Terminator sia diventato molto meno assurdo di quanto potessimo immaginare al tempo della sua uscita (soprattutto per quanto riguarda l'intelligenza artificiale e la sua influenza sociale). In questi anni la sua percezione del film è cambiata in qualche modo?

I decenni che mi separano da Terminator 2 sono stati una lunga cavalcata piena di film su cui ho lavorato sempre più in modo approfondito e sempre più in modo coinvolgente. Credo che Terminator 2 sia stato il mio secondo Schwarzenegger, al massimo il terzo, e confesso di non averlo più rivisto dopo la sua uscita. La percezione del film è cambiata, inevitabilmente, non tanto nel nostro giudizio quanto dal punto di vista popolare. Dal momento in cui abbiamo iniziato a percepire le reazioni del pubblico e il discorso sul film che diventava sempre più grande, abbiamo capito di aver preso parte a qualcosa destinato a durare.

Ha potuto seguire Schwarzenegger per anni, quindi avrà sentito da vicino il passaggio a un altro tipo di cinema, con gli action heroes rimasti ancorati agli anni '80 e '90. È il tempo che è cambiato e è cambiata la percezione del cinema agli occhi del pubblico?

Penso che si sia un po' conclusa una fase. Negli ultimi anni ci sono stati i supereroi Marvel, magari domani ci sarà qualcun altro. Quello del film era ancora il periodo delle grandi star: c'erano le star dei film romantici, dei film autoriali, ma soprattutto c'erano le grandi star dei film d'azione. Schwarzenegger, Stallone sono delle icone legate a un certo tipo di cinema e anche a un certo tipo di momento, di periodo: una sorta di manifesto di quel periodo storico, icone che testimoniavano come andava il mondo all'epoca. Se pensiamo che all'apice della sua carriera Schwarzenegger si è preso una bella pausa per entrare in politica, forte proprio di quella popolarità acquisita con il cinema popolare, possiamo farci un'idea della sua intelligenza, ma anche del peso che le star potevano riuscire ad avere grazie a un cinema che arrivava direttamente agli occhi della gente.

C'è un aneddoto di Terminator 2 che le è rimasto particolarmente impresso, a distanza di anni?

Una cosa divertente che ricordo dell'epoca è legata all'adattamento della frase iconica di Terminator: "I'll be back". Fu un problema enorme riuscire a doppiare quella frase, perché da un punto di vista di significato era la cosa più semplice del mondo, no? "Tornerò". Per il doppiaggio italiano, invece, era un problema enorme, perché la frase veniva detta su un primissimo piano di Arnold che finiva con un movimento labiale enorme, terribile. Ricordo che abbiamo passato diverso tempo per cercare di capire come dirla, come acchiappare questa frase nel modo giusto.

Per cui quella frase si è cercata di adattarla mettendola a sync e, aggiungendo la labiale, è diventata "torno presto". Con quel presto che prendeva la labiale di back. Questo dà proprio la dimostrazione di quanto nessuno avesse idea che Terminator 2 sarebbe diventato un prodotto iconico. La cosa interessante, la cosa divertente, è quello che è successo quando abbiamo fatto Terminator 3 diversi anni dopo: quella volta arrivò un supervisor americano, il grande Jeff Davidson. Ricordo che, mentre stavo lavorando, mi arrivò una telefonata allarmata da parte del grande Mario De Angelis, che era il direttore di Terminator 3, che mi disse: "Alessandro, ma voi che avete detto su Terminator 2?".

Quando uscì fuori che per questioni labiali avevamo detto "torno presto" iniziai a sentire le urla di Jeff dall'altra parte della stanza, con chiara cadenza inglese: "ma non è possibile! Come si può!". Jeff andava fuori di testa per due scelte del doppiaggio italiano: la prima era proprio questa (e infatti in Terminator 3, indipendentemente dalle labiali o da qualsiasi cosa, la frase è diventata "tornerò", anche se non è minimamente a sync); l'altra di cui non si capacitava era il fatto che Schwarzenegger non avesse l'accento tedesco nei nostri doppiaggi. Un problema che ha accompagnato i film di Arnold in tutte le sue versioni italiane, infatti l'hanno sempre evitato tutti. Questo perché sarebbe stato un accento finto, forse un po' macchiettistico: o chiamavi un attore tedesco a doppiarlo, perdendo però tantissime altre cose, oppure facevi pace con il fatto che Schwarz è una grande star internazionale, non ha accento, e quindi parla in italiano.

Adesso che Terminator 2 torna in sala, pensa che possa rappresentare un'opportunità e non soltanto un'operazione nostalgia per chi c'era al tempo dell'uscita?

Per chi aveva 20 o 30 anni all'epoca dell'uscita, la nostalgia sarà inevitabile - sicuramente maggiore rispetto a quello che ci può essere adesso. Io penso però che sia comunque una bellissima occasione per rivedere un film in realtà molto bello, un film precursore, visionario per l'epoca in cui è uscito - anche per apprezzarlo un pochino di più. Soprattutto dal punto di vista tecnico, molti non si immaginano neanche cosa significhi aver realizzato questo film in un'epoca in cui la CGI era praticamente embrionale e dove bisognava ingegnarsi per qualsiasi cosa. Sarà senza dubbio un'opportunità per ritrovare quella bellezza pratica tipica del grande cinema popolare, dando un'occhiata qua e là per capire come hanno realizzato certe scene. Dal punto di vista creativo, invece, Terminator resta immortale a prescindere dalle generazioni che lo guarderanno.

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