Top Gun: Maverick visto e raccontato da un pilota delle frecce tricolori
In occasione dell'arrivo in home video di Top Gun: Maverick abbiamo intervistato Angelo Boscolo, pilota solista delle frecce tricolore
I numeri di Top Gun: Maverick non mentono: il film ha colpito nel segno il pubblico (e la critica) riportando in sala persone alla ricerca di un grande intrattenimento che valorizzasse al meglio la forza della sala cinematografica.
Dopo una lunga tenitura in sala, il 31 ottobre Top Gun: Maverick arriverà in home video in edizione Standard in DVD, Blu-ray, 4K Ultra HD + Blu-ray e in due edizioni SteelBook™ 4K Ultra HD + Blu-ray.
Per accompagnare l’arrivo del film sul piccolo schermo, siamo andati a Volandia, un immenso parco e museo del volo a pochi passi dall’aeroporto di Milano Malpensa. Lì abbiamo incontrato Angelo Boscolo, ex solista delle frecce tricolori. Abbiamo potuto porgli alcune domande e scambiare qualche considerazione su Top Gun: Maverick.
Cosa comporta di preciso essere solista delle frecce tricolori?
Io prima sono stato gregario, poi solista. Evidentemente hanno capito che mi piaceva di più volare da solo (ride). Normalmente questa figura è uno dei piloti che fanno parte del gruppo di nove, scelto poi per fare il solista. Mentre nella formazione tutti devono seguire un certo schema, il solista deve invece dimostrare quello che possono fare l’aeroplano e il pilota da soli. Ci si può sbizzarrire di più, sempre nel rispetto delle regole ovviamente.
Mi è piaciuto molto. Li ho visti tutti e due. E poi potendomi immedesimare particolarmente, me li sono goduti ancora di più.
Quanto sono realistiche le cose che si vedono?
C’è qualche acrobazia che abbiamo visto in Top Gun: Maverick che è pura invenzione, impossibile da fare o implausibile fuori dal film?
Una cosa che funziona solo nel film è quando tentano di distruggere il bersaglio (attraverso una serie di manovre al limite, sia per colpire che per uscire dalla situazione di pericolo n.d.r). Credo proprio che nella realtà non avrebbero fatto così, avrebbero usato dei droni o scelto un’altra strategia meno rischiosa.
Sai, ancora oggi la differenza tra l’aeroplano e il drone è che nel primo caso chi lo guida sta seduto nel veicolo, nel secondo sta seduto in poltrona. Però sempre un pilota c’è! C’è sempre qualcuno che lo comanda.
Una delle cose che più mi ha colpito nella messa in scena di Top Gun: Maverick è l’impatto fisico dell’accelerazione, l’effetto che la velocità ha sui corpi: il colpo quando decollano dalla portaerei, il dolore che sentono i piloti.
Con il primo Top Gun iniziò una campagna di reclutamento pazzesca in America…
Eh sì, ci fu un aumento di arruolati, ma credo ci sarà ancora.
Non saprei, la mia passione è nata per caso. Mio padre è andato a lavorare in Sardegna a Oristano, un punto di ricongiungimento tra i caccia italiani che andavano al poligono a sparare. Li vedevo tutto il giorno sulla mia testa, e lì ho iniziato a pensare di farlo anche io.
E voi cosa ne pensate di Top Gun: Maverick? Fatecelo sapere nei commenti!